La resistenza, anche quando ha alti e bassi, è fondamentale. Non ricordo chi lo diceva, ma qualcuno scriveva che quando ti svegli alle tre di notte, l’unico modo per attraversare quella condizione è resistere: non fermarti sul fatto che sei sveglio, non cercare scorciatoie. L’unico escamotage è proprio la resistenza.
Questa mattina sono partito da questo pensiero, osservando le espressioni delle persone e ripensando alla finale di ieri sera. Mi sono addormentato prima della premiazione e l’ho recuperata stamattina sui social: la sfida tra le nostre conterranee, Delia e Rob. Ha vinto Rob, secondo me meritatamente. Delia aveva tutte le condizioni per vincere, anzi: avrebbe potuto dare un’impronta più personale usando il dialetto, mettendoci davvero se stessa. Ma forse non è riuscita ad avere quella “resistenza” necessaria per arrivare fino in fondo.
La resistenza è fondamentale. Io la sto mettendo in campo in questi giorni, ma in realtà la coltivo da molti anni. E la dedico ai miei figli: a Chiaralea, a Maria Paola, a Ferdinando e a Gaia. Dedico loro la resistenza per l’amore che provo, per le incomprensioni nate, per tutto ciò che abbiamo attraversato e che attraversiamo. Ascoltando Rob, tra i ringraziamenti, non citare il padre ma il padre acquisito che accompagna la madre, mi è venuto da pensare: la resistenza passa anche da lì, dai vuoti, dagli equilibri fragili, dai rapporti che si trasformano.
La resistenza ama i confronti: trovare nel confronto una linea comune, un punto di incontro.
La resistenza è—nel mio caso—aspettare una risposta, e finché non arriva… resistere.
La resistenza è affrontare una sfida o un giudizio con garbo, accoglierlo, sapendo che lì dentro può esserci una trasformazione.
La resistenza è voler creare valore e attendere che le condizioni giuste si manifestino.
La resistenza è anche nelle piccole cose: tagliare il pane e aspettare che si abbrustolisca, mettere l’acqua sul fuoco e attendere che bolla, scongelare la carne e lasciare che arrivi a essere pronta. La resistenza è godersi ogni cosa rispettando il tempo che quella cosa richiede.
E poi c’è la resistenza del lettore: quella scelta di arrivare fino in fondo a un testo, di seguirne il ritmo, di restare con l’autore nelle sue riflessioni. Non sempre succede, e va bene così.
Ieri, ad esempio, io stesso non ho “resistito” fino alla fine di un film al cinema. Non perché fosse brutto, ma perché avevo un altro obiettivo: vedere mia cugina Roberta e il suo compagno Oreste. È stata una scelta. E la resistenza, a volte, è anche questo: scegliere ciò che conta davvero in quel momento.
La resistenza è sentirsi meritevoli anche quando, nel profondo, non lo si sente.
Per me, ora, la resistenza è aspettare che lo spazio teatrale giusto — quello che rispecchia i miei sogni — si manifesti. Resistere perché quel sogno merita di esistere.
In fondo, la resistenza è pazienza. Una grande, immensa pazienza che mettiamo in campo quando vogliamo creare bene.
La resistenza è una scelta.
E grazie per avermi letto.


