Spesso arriva uno stimolo. Lo attraversiamo più o meno in fretta e, a un certo punto, pensiamo di poter dire: lo so, lo riproduco.
Quando lo stimolo arriva troppo velocemente, quando non abbiamo il tempo e la pazienza di riconoscerlo ed elaborarlo, quando soprattutto non abbiamo ancora costruito un’ossatura — un’esperienza — capace di sostenerlo, allora tutto rischia di trasformarsi in una corsa.
E la creatività, salvo rarissime eccezioni, è tutto tranne che una corsa. Il genio è fuori dalla competizione, perché semmai insegue se stesso. Perché nel momento in cui si vuole raggiungere un obiettivo, anche quando lo si raggiunge, ci si arriva spesso svuotati, scontati, senza aver davvero abitato il percorso. Senza averne goduto.
Ogni costruzione, ogni laboratorio nasce in modo particolare. Unico solo quando è unico, se nasce clonato è già vuoto.
L’amore come la passione nasce sempre per magia, una magia che nel laboratorio è continuità: continuità di relazioni, di esigenze, di incontri. Nasce da cause poste nel passato, cause che nemmeno io saprei definire con precisione, cause che esistono e che si interfacciano con tutti voi, perché appartengono a ciascuno di noi.
Qui c’è libertà.
E c’è la possibilità di approfondire il proprio potenziale.
Io sono un formatore, un maestro di teatro, e il mio compito non è chiedervi di correre né di dimostrare qualcosa. Il mio obiettivo è creare le condizioni per valorizzare ogni esperienza, ogni persona, ogni espressione. Perché la creatività, quando è dosata con cura, è magnificenza. Quando invece se ne abusa, diventa dispersione, e si svuota come la schiuma.
La base di tutto ciò che abbiamo fatto e faremo è l’ascolto, anche del silenzio, l’ascolto più difficile.
Ascolto di sé, degli altri, di ciò che si ha e di ciò che non si ha, di ciò che arriva, anche in modo inatteso. Da questo ascolto si procede: a piccoli passi o a grandi passi, ma sempre veri, sempre abitati.
Questo è lo spazio. Questo è il tempo. Da qui possiamo cominciare.

