Disegno

Montespertoli, primavera 2001.


Una casa di campagna, un gruppo di sconosciuti, sette giorni di lavoro sulla mimica, sulla postura, sull’essere. Una fotografia scattata davanti a una porta, con dentro sogni, giovani, visioni ancora senza forma. Sono passati 25 anni. Ieri pomeriggio ho incontrato di nuovo una di quelle persone. Un sorriso, uno stupore reciproco, una memoria che non si è persa. E in quel momento ho sentito una cosa semplice e profonda: alcune esperienze non finiscono, si trasformano dentro di noi. La vita, per come la vivo da anni, è legge di causa ed effetto. Ogni giorno mettiamo cause. Ogni giorno creiamo effetti. È una creazione continua. Irrefrenabile. Magnifica. Eppure non sempre lineare.

Ieri, su un autobus, ho parlato con un avvocato in pensione. Mi raccontava dei suoi tanti lavori, dei cambiamenti, dei percorsi. A un certo punto gli ho detto una cosa che non avevo mai formulato così chiaramente: Io spesso salgo. Salgo su un monte, inseguendo una visione. Arrivo in cima, mi godo il panorama… e mi accorgo che sono solo. Perché quella salita l’ho compiuta da solo. Ho aperto un sentiero. Poi scendo. Porto con me il ricordo, l’esperienza, il senso. E mentre scendo, altri iniziano a salire. Mentre io sono già altrove. Lui mi ha guardato e mi ha detto: “Questa me la porto con me.” E allora mi fermo un attimo. Mi fermo davvero. Perché fermarsi è difficile.

In questi giorni ho letto parole che parlano di valore, di dubbio, di quella voce silenziosa che a volte dice: “non sei abbastanza”. Eppure, dentro la mia esperienza, c’è un’altra verità che continua a emergere: non siamo qui per essere perfetti. Siamo qui per diventare consapevoli. Per ricordarci che il valore non è fuori. Non è nei risultati, nei riconoscimenti, nei confronti. È nel cuore. Nella direzione. Nella capacità di continuare a creare.

Oggi mi guardo e vedo una cosa diversa rispetto a tempo fa. Mi ascolto… e mi piaccio. Mi vedo… e mi riconosco. Non tutto mi convince, è vero. Non tutto deve convincermi. Perché sto imparando una cosa nuova: non devo fare tutto da solo. Non devo controllare tutto. Posso costruire… e lasciare spazio.

Quella foto del 2001 oggi è un simbolo. Non solo di chi eravamo. Per tutto quello che abbiamo attraversato. Le nostre vite in parallelo. Le scelte, le cadute, le relazioni, le rinascite. Ognuno con il proprio passo. Ognuno con la propria fede. Ognuno con la propria umanità.

Io so questo:sono un artista. Anche quando la vita mi porta altrove. Anche quando mi perdo. Anche quando ricomincio. E continuerò a esserlo. In primo piano, in secondo piano… non importa. Perché alla fine tutto torna lì:👉 alla capacità di salire👉 alla capacità di scendere👉 e alla libertà di farlo senza perderci

E forse è proprio questo il punto. Non arrivare. Non dimostrare. Colorare la vita, come un disegno, con cura, con coraggio, con fede. Ieri quel sorriso, quell’incontro dopo 25 anni…non è stato solo un ricordo. È stato un segno. Che il percorso continua. Che le cause messe nel tempo germogliano. Che nulla va perso.

E allora vado avanti. Con la mia intensità. Con il mio bisogno di verità. Con la mia voglia di condividere. Senza fare tutto da solo. Finalmente. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *