Il teatro come verità viva: Else e la grazia di un’interpretazione necessaria
C’è un momento, raro, in cui il teatro smette di essere rappresentazione e diventa verità. È accaduto ieri, 19 aprile 2026 sul Palcoscenico della sala Verga – Teatro Stabile di Catania, davanti a La signorina Else di Arthur Schnitzler, nella regia di Henning Brockhaus, con una protagonista che non si limita a interpretare, una protagonista che attraversa e restituisce coerenza al caos interiore: Lucia Lavia.
La sua interpretazione di questo monologo è un tessuto che si frantuma e si moltiplica, diventando coro, relazione, conflitto interiore. Una partitura complessa, viva, che vibra tra voce e corpo, tra pudore e esposizione, tra coscienza e vertigine.
In questa oscillazione, il pensiero corre inevitabilmente anche al suo vivere dentro una famiglia che respira arte, teatro, genio. Figlia di Gabriele Lavia e Monica Guerritore, qui raccoglie quell’eredità e la restituisce in forma completamente autonoma, necessaria, presente.
Avrei voluto chiederle da quanto tempo abitava questo desiderio: interpretare Else, darle carne e respiro, sostenere il peso di una scelta impossibile. Non è stato possibile. L’ho aspettata, poi sono andato via. Forse la risposta era già tutta lì, in scena.
C’è una battuta che resta impressa come un sigillo: “Voi avete rubato le cartine di veronal, non uscirete da qui.” In quel momento, il teatro si chiude su se stesso e si compie. Platea e scena coincidono. Non c’è più distanza. Che meraviglia!!
Il pubblico esce con una sensazione rara: gratitudine. Per uno spettacolo integro, preciso, luminoso. Ben orchestrato, ben illuminato, profondamente pensato. Una di quelle esperienze in cui ogni elemento – dalla regia alla scena, dalla luce al suono – lavora in una direzione chiara: restituire senso.
E allora sì, viene da dirlo senza esitazione: il teatro, quando è così, funziona. Non solo emoziona, lascia un segno. È un messaggio che attraversa il tempo, che parla alle generazioni presenti e future.
E per questo, oggi, resta soltanto una parola, piena e necessaria: continuiamo così.


Peccato, peccatissimo, ma me la sono persa.. anch’io, come la signorina, a trattare intimamente con relazioni affettive, emotive