Sparigliare

Che cosa significa sparigliare le carte?

Per un po’, il suono della parola si avvicina al suono di sbadigliare. Entrambe sembrano interrompere qualcosa. Entrambe introducono una pausa nell’agire. Ma mentre lo sbadiglio segnala una stanchezza o una noia, lo spariglio apre una possibilità.

Le carte, di solito, vanno sempre nello stesso verso. Le consuetudini, le abitudini, le regole non scritte e i comportamenti consolidati tendono a ripetersi fino a diventare prevedibili.

Il prevedibile annoia. Ed ecco che si insinua lo sbadiglio.
E quando tutto diventa prevedibile, il rischio è che smettiamo di immaginare alternative.
Sveglia.

È proprio in quel momento che compare lo sparigliatore. Il dream machine. L’utopista. Colui — o colei — che rompe la prevedibilità. Non necessariamente perché possieda più conoscenze degli altri. Piuttosto perché vede collegamenti che altri, in quel momento, non vedono. Perché si pone domande diverse. Perché decide di percorrere una strada quando ancora non esiste una traccia evidente da seguire.

Ripensando alla mia esperienza personale, mi accorgo che molte delle scelte che ho compiuto hanno avuto questa natura. A volte mi sento un apripista. Una persona che, in alcuni momenti della propria vita, ha deciso di agire seguendo intuizioni. Ho preso decisioni, ho aperto spazi, ho tentato percorsi che non erano ancora riconosciuti come percorribili. Mi sono sfinito. Mi sono sfidato. Ci ho creduto. E continuo a crederci anche mentre mi stai leggendo.

Se poi quelle scelte hanno prodotto effetti utili anche per altri, allora credo che lì si manifesti il vero significato dello sparigliare le carte. Di sbadigliare e cambiare aria. Perché il cambiamento autentico non riguarda soltanto chi lo genera. Produce possibilità nuove anche per chi arriva dopo. Muove pareti. Fa entrare nuova luce. Naturalmente non tutte le intuizioni si sono trasformate immediatamente in realtà.

Per alcune sto ancora lavorando. Sto procedendo.
Ci sono stati momenti in cui vedevo una direzione possibile ma non possedevo ancora gli strumenti tecnici per percorrerla. Altre volte mancavano le competenze, la struttura organizzativa o semplicemente il contesto favorevole.

Eppure, coraggiosamente, il desiderio di sparigliare le carte esisteva già. Anche se la possibilità concreta era ancora in viaggio. Penso, ad esempio, alle intuizioni che negli anni hanno riguardato prima Il Gesto Impresso, poi Parlo con la Musica e oggi, finalmente, Radio Vanedda, il podcast online presente su YouTube e Spotify.

Idee nate molto prima che potessero diventare progetti reali. Idee rimaste lì, in attesa del loro tempo. Anche questo, forse, significa sparigliare le carte.

Avere una visione e custodirla abbastanza a lungo da permetterle di maturare. Fare. Fare per fare. Fare perché si sente che qualcosa vuole nascere.

Un altro momento importante del mio percorso riguarda la figura del DJ. Un viaggio iniziato nel 1976 e rilanciato con forza dopo la pandemia.
Quando ho ripreso questa attività ho compiuto alcune scelte precise. All’epoca non vedevo ancora il movimento che oggi percepisco attorno a certe idee, a certi linguaggi e a certi modi di vivere la musica e le relazioni.

Il fare è arrivato pubblicamente a favore di contesti diversi. Il fare stava nel seguire una direzione. Oggi penso, anzi vedo, che quelle azioni, come tante altre, abbiano contribuito almeno in parte a generare movimento. Rivoluzione. Appetito. Desiderio. Perché ogni scelta autentica produce onde che si propagano oltre la persona che l’ha compiuta.

Ed è qui che incontro una riflessione che oggi mi affascina particolarmente. Per molti anni abbiamo pensato che il valore delle persone fosse determinato soprattutto da ciò che sapevano.

Oggi, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, questa convinzione sta cambiando. La stessa intelligenza artificiale a cui ho chiesto conforto per accedere al significato della parola sparigliatore mi ha restituito una riflessione interessante. La macchina può aiutarci a trovare informazioni. Può scrivere testi. Può sintetizzare conoscenze. Può generare soluzioni. Può persino individuare connessioni che ci sfuggono. Ma non può innamorarsi. Non può desiderare. Non può sentire il brivido di un’intuizione che arriva dal nulla e cambia una vita. L’intelligenza artificiale lavora sul grande archivio di ciò che è stato. Lo sparigliatore lavora su ciò che ancora non esiste. La macchina cerca. Lo sparigliatore immagina. La macchina collega. Lo sparigliatore apre mondi. E forse è proprio qui che si trova il talento umano. Nella capacità di formulare domande capaci di generare nuove possibilità.

La verità definitiva non mi interessa. Mi interessa il confronto. Mi interessa ampliare lo sguardo. Collegare idee. Esplorare possibilità. Continuare a sparigliare le carte. Per me sparigliare le carte significa assumersi la responsabilità di una visione, anche quando non è ancora condivisa.

Significa agire senza aspettare che arrivi un via libera autorizzato dalle consuetudini. Significa contribuire, nel proprio piccolo, ad ampliare il campo delle possibilità disponibili per la comunità, per la società e per l’umanità.

Forse il gioco può essere giocato in un altro modo. Forse il futuro non appartiene a chi conosce tutte le risposte. Forse appartiene a chi continua a sparigliare le carte quando gli altri hanno già deciso come distribuirle.

E ogni volta che questo accade, il futuro si allarga un po’.

Una risposta a “Sparigliare”

  1. Una riflessione che invita a non avere paura di uscire dagli schemi. A volte il futuro nasce proprio da chi ha il coraggio di sparigliare le carte.
    La macchina può trovare idee e collegamenti, ma non prova emozioni: non desidera, non si entusiasma e non si innamora di un’intuizione. Questo, almeno per ora, appartiene all’essere umano.

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