Continuando questo viaggio dentro il mio archivio, sto digitalizzando una serie di special televisivi realizzati per Antenna Sicilia nella seconda metà degli anni Novanta. Erano spazi redazionali dedicati a Capellimania, prodotti da Show Me Productions.
In quel progetto mi occupavo della regia, della scrittura e della costruzione narrativa dei contenuti, accompagnato dalla professionalità di Carla Previtera e dal lavoro di molti collaboratori, operatori, tecnici e professionisti che hanno contribuito a dare forma a quell’esperienza.
Rivedendo oggi queste immagini, a distanza di quasi trent’anni, mi accorgo che non sto osservando soltanto dei programmi televisivi.
Sto osservando un modo di lavorare. Un modo di pensare la comunicazione. Un modo di costruire relazioni.
All’epoca non esistevano social network, piattaforme digitali, smartphone o pubblicazione istantanea. La velocità che oggi consideriamo normale non esisteva. Ogni progetto richiedeva tempo: per immaginare, per scrivere, per confrontarsi, per produrre, per correggere. Tempo per andare in onda. E forse proprio quel tempo permetteva alle idee di sedimentare.
C’è un’altra cosa che oggi noto con maggiore chiarezza. Molte aziende affidavano ai professionisti un mandato preciso e allo stesso tempo una grande fiducia. Nel mio caso il compito era raccontare un’identità, dare movimento a un marchio, rendere visibile una visione aziendale, trasmettere eleganza, stile, qualità e capacità di relazione con pubblici diversi. Non si trattava semplicemente di mostrare un logo. Si trattava di costruire attorno a quel logo una storia. E per fare questo mi veniva lasciato spazio: per immaginare, per sperimentare. Spazio per trovare linguaggi che spesso nascevano prima ancora che esistessero le parole per definirli. Non era assenza di controllo. Era assunzione reciproca di responsabilità. L’azienda investiva fiducia. Io rispondevo con il lavoro.
Guardando oggi questi materiali con il distacco che il tempo concede, mi sorprende la qualità dell’attenzione che emerge da ogni dettaglio.
Le riprese. I montaggi. I ritmi. Le scelte narrative. Dietro ogni scelta si percepisce una costruzione artigianale. Una cura. Una presenza.
Forse oggi disponiamo di strumenti infinitamente più potenti. Non si trattava semplicemente di tempi più lenti, ma di una programmazione ancora non svilita dall’eccesso di produzione e di stimoli.
E qualche volta ho l’impressione che la velocità rischi di sottrarre spazio all’ascolto, alla riflessione e alla profondità del processo creativo. Per questo sento il desiderio di ringraziare tutte le persone che hanno attraversato quella stagione professionale.
Carla Privitera. Gli operatori. I tecnici. Le aziende che hanno creduto in quei percorsi. Gli ospiti che hanno partecipato alle trasmissioni.
Ogni tanto è utile fermarsi e osservare da dove arriviamo. Per capire meglio cosa abbiamo costruito. Cosa abbiamo trasformato.
E forse anche chi siamo diventati.
