La funzione è verità. Le dinamiche del mondo sono infinite. Scorrono sui telefoni, nei telegiornali, nelle dichiarazioni dei potenti, nelle polemiche che occupano spazio e cercano attenzione.

Eppure, più passano gli anni, più mi accorgo che il mio sguardo si posa altrove.
Si posa sui dettagli. Su un bambino che ride.
Su una figlia che decide di ascoltare una trasmissione realizzata da suo padre.
Su una madre che accompagna con pazienza un figlio fragile. Su una pista da ballo. Su una parola detta bene. Su una nota musicale che arriva nel momento giusto. Forse perché mi interessa sempre meno occupare spazio e sempre di più generare significato. Ieri ero alla festa di fine anno di una scuola dell’infanzia. Senza pensarci troppo mi sono ritrovato a fare ciò che ho fatto per una vita: accogliere, giocare, creare relazione. I bambini avevano in media quattro anni. Io sessantasei.
Eppure non esisteva alcuna distanza. Esisteva la presenza. E in quella presenza ho ritrovato una parte di me. Lo stesso accade quando faccio il DJ.

Non porto una scaletta chiusa. O mai una sequenza costruita a tavolino. Ascolto. Osservo. E cerco sempre di entrare in dialogo con ciò che accade. La musica nasce dall’incontro tra la mia sensibilità e quella degli altri. Come il teatro. Come la scrittura. Come la vita. Crescendo ho imparato anche un’altra cosa. Spesso celebriamo il volto visibile delle cose e dimentichiamo ciò che le rende possibili. La funzione. Eppure la funzione è verità. Un regista non esiste senza il direttore della fotografia. Non esiste senza l’aiuto regista. Non esiste senza la segretaria di edizione. Non esiste senza i macchinisti. Non esiste senza chi illumina, organizza, corregge, sostiene. Non esiste una testa senza Giovanni che da solo prepara decine e decine di cocktail. L’idea da sola raramente basta. Il meccanismo che produce la gioia è l’idea è un seme.

Per diventare esperienza deve attraversare altre intelligenze, altre sensibilità, altre competenze. Deve essere accolta. Elaborata. Rimessa in discussione. Rafforzata come video che ho pubblicato ieri, c’era un grande lavoro di gruppo c’era la resistenza al diniego della presunzione. Solo allora può esprimere tutta la sua potenza. Per questo diffido sempre più della figura dell’uomo solo al comando. La vita che conosco funziona diversamente. Funziona per relazioni. Funziona per alleanze. Funziona per persone che mettono il proprio talento al servizio di una visione comune. Anche l’artista più visionario sa, se è onesto, che il suo lavoro è sostenuto da una moltitudine di presenze spesso invisibili.

E forse la grandezza non consiste nell’essere al centro della scena. Consiste nel riconoscere il valore della funzione che ognuno svolge. Perché quando ogni funzione trova il proprio posto, l’opera può finalmente respirare. E allora torno a ciò che conosco meglio. La sensibilità. C’è chi è predisposto ai numeri. Chi alle lingue. Chi alla medicina. Chi all’insegnamento. Chi all’agricoltura. Chi alla costruzione. Chi alla spiritualità. Io Salvatore o Turi sono predisposto alla sensibilità.
Ascolto. Osservo. Collego. Cerco significati. Scavo.

Forse è per questo che continuo a scrivere. Forse è per questo che continuo a fare teatro. Forse è per questo che continuo a fare podcast desideroso di una emittente radiofonica che mi riporti da dove sono partito 50 anni fa. Forse è per questo che continuo a cercare. Perché la mia vocazione non è occupare uno spazio. È riconoscere connessioni. È attraversare. È trasformare l’esperienza in racconto. Ed è proprio nell’attraversamento che trovo il significato della parola resistenza. Resistenza è decisione. La decisione di continuare a scavare sotto i propri piedi quando tutti guardano soltanto l’orizzonte. La decisione di restare fedeli alla propria ricerca. La decisione di continuare a vivere, creare e amare senza l’obbligo di una inutile routine.

Anche quando il risultato non è immediato. Anche quando il germoglio non si vede ancora. Perché la verità è verità. Non diventa più vera quando viene applaudita. Non diventa meno vera quando viene ignorata. Esiste. Attende. Attrae. Si identifica in una sfida. E continua a crescere nel silenzio. Come un seme piantato molto in profondità che, un giorno, decide di emergere alla luce.
