Due parole

Stamattina la parola è: resistere.

E subito ne arriva un’altra: tormento.

Resistere alla mente che mente. Tormento è quella voce che provoca, che dice: “Lascia perdere.” È quella che costruisce paura, rimanda, giudica, ingigantisce gli ostacoli.
Resistere significa attraversare il tormento. Anzi, galopparlo.

In fondo siamo andati tutti, prima o poi, a scuola di equitazione dei tormenti.

Camminare anche quando la gamba fa male.

Uscire anche quando non ne hai voglia.

Riscrivere un pensiero che si è cancellato.

Cambiare una scena all’ultimo momento.

Aggiungere una bolla di sapone sapendo che qualcuno penserà che sia inutile.

Ogni idea che ha cambiato qualcosa ha dovuto resistere.

Alle convenzioni.

Alle abitudini.

Alle logiche che sembrano immutabili.

Ai privilegi.

Ai potenti.

Alle cattive abitudini.

Alla povertà.

Anche alle paure proprie e a quelle degli altri.

Che bel mestiere.

Stamattina ho cambiato una scena del copione.

Non soltanto perché ho trovato una musica.

Ho trovato un segno.

Ho aggiunto delle bolle di sapone.

Qualcuno dirà: sono piccole cose.

Io credo il contrario.

Sono proprio le piccole cose che mantengono viva una visione.

Resistere non significa irrigidirsi.

Significa continuare.

Con dolcezza.

Con amore.

Con caparbietà.

Con fiducia.

E, oggi più che mai, resistere significa anche attraversare questo caldo

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