Ieri sera una serata semplice e bellissima in famiglia. Una di quelle serate che non hanno bisogno di avvenimenti straordinari per lasciare qualcosa dentro. Ho visto la gioia negli occhi delle persone che amo, ho ascoltato risate, ricordi, racconti. Ho mangiato bene, bevuto del vino, condiviso il tempo. A un certo punto mia nipote ha persino preso il mio telefono e ha cominciato a fare un video, trasformando una situazione normalissima in qualcosa di divertente.
E soprattutto ho avuto una sensazione precisa: quella della continuità.
Mi ha colpito scoprire come una piccola frase che avevo inventato tanti anni fa, quasi per gioco, fosse rimasta nella memoria di chi allora era bambino e fosse arrivata, attraverso il tempo, a una nuova generazione.
È una cosa che fa pensare.
Noi crediamo di lasciare tracce attraverso le grandi cose che facciamo. Invece, molto spesso, rimangono proprio le piccole. Una frase. Un gesto. Una battuta ripetuta tante volte. Un’abitudine. Un momento apparentemente insignificante che, chissà perché, qualcuno conserva dentro di sé.
E allora mi sono ritrovato a pensare alla mia vita. Vedo il mio corpo che cambia, vedo il disordine, vedo le imperfezioni, vedo tutte le cose che ancora devo affrontare. Come vedo la potenza e la bellezza e la potenza dell’ evoluzione; una determinazione decisa in tutti i suoi significati, i suoi sogni. Ogni momento un significato. Continuo a lavorare, a cercare, a inventare, a desiderare. Continuo a salire sul palcoscenico della vita con la stessa ostinazione con cui si salgo su un palcoscenico vero: sapendo che non esistono prove infinite e che prima o poi arriva il momento di andare in scena con una gratitudine immensa.
Gratitudine per le persone che amo, per i ricordi che ritornano, per il teatro, per la musica, per il desiderio che ancora esiste, per le risate improvvise, per le serate semplici, per tutto ciò che continua a sorprendermi.
E persino per le mie imperfezioni.
Perché la perfezione non è necessaria per sentirsi vivi. A volte basta accorgersi che, nonostante tutto, dentro di noi c’è sempre una scintilla. Una voglia. Una curiosità.
E continuo con abnegazione, con gioia, con determinazione. Grazie
E soprattutto ho avuto una sensazione precisa: quella della continuità.
Mi ha colpito scoprire come una piccola frase che avevo inventato tanti anni fa, quasi per gioco, fosse rimasta nella memoria di chi allora era bambino e fosse arrivata, attraverso il tempo, a una nuova generazione.
È una cosa che fa pensare.
Noi crediamo di lasciare tracce attraverso le grandi cose che facciamo. Invece, molto spesso, rimangono proprio le piccole. Una frase. Un gesto. Una battuta ripetuta tante volte. Un’abitudine. Un momento apparentemente insignificante che, chissà perché, qualcuno conserva dentro di sé.
E allora mi sono ritrovato a pensare alla mia vita. Vedo il mio corpo che cambia, vedo il disordine, vedo le imperfezioni, vedo tutte le cose che ancora devo affrontare. Come vedo la potenza e la bellezza e la potenza dell’ evoluzione; una determinazione decisa in tutti i suoi significati, i suoi sogni. Ogni momento un significato. Continuo a lavorare, a cercare, a inventare, a desiderare. Continuo a salire sul palcoscenico della vita con la stessa ostinazione con cui si salgo su un palcoscenico vero: sapendo che non esistono prove infinite e che prima o poi arriva il momento di andare in scena con una gratitudine immensa.
Gratitudine per le persone che amo, per i ricordi che ritornano, per il teatro, per la musica, per il desiderio che ancora esiste, per le risate improvvise, per le serate semplici, per tutto ciò che continua a sorprendermi.
E persino per le mie imperfezioni.
Perché la perfezione non è necessaria per sentirsi vivi. A volte basta accorgersi che, nonostante tutto, dentro di noi c’è sempre una scintilla. Una voglia. Una curiosità.
E continuo con abnegazione, con gioia, con determinazione. Grazie

