Donna entra in scena e, fin dal primo istante, rompe la distanza tra palcoscenico e pubblico. Quello che potrebbe sembrare un semplice spettacolo diventa progressivamente un incontro: con gli spettatori, con le proprie fragilità e con tutte quelle parti di sé che normalmente rimangono nascoste.
Attraverso parole, musica, ironia, gesti e improvvisazione, Donna racconta il proprio percorso e invita chi la guarda a fare altrettanto. La doccia, il sudore, il vestirsi, le maschere e il gioco teatrale diventano immagini di una trasformazione più profonda: accogliere ciò che siamo, attraversare le paure, riconoscere i nostri desideri e dare spazio alle emozioni.
Nel corso dello spettacolo Donna prepara idealmente un’audizione e incontra una galleria di personaggi, ciascuno portatore di una diversa fragilità, ossessione o caratteristica umana. Il casting diventa così uno specchio delle molte identità che convivono dentro ogni individuo.
Il confine tra attore e spettatore si dissolve. Il pubblico viene chiamato a partecipare, a guardarsi intorno, ad ascoltare, ad abbracciarsi, a giocare e infine a salire sul palco. L’esperienza teatrale diventa un atto collettivo, nel quale la vita vera e quella rappresentata finiscono per coincidere.
Semplice è quindi un viaggio nella complessità dell’essere umano: parla di amore, paura, bellezza, libertà, dolore e desiderio di vivere pienamente. Un teatro che non vuole soltanto essere guardato, ma vissuto, perché ciò che cerchiamo fuori — la verità, la bellezza, la possibilità di cambiare — è già dentro di noi.
E alla fine resta una domanda, quasi una provocazione: che cosa significa davvero essere “semplice”? Donna sembra avere una risposta: forse la semplicità non consiste nell’avere una vita semplice, ma nel trovare il coraggio di essere autenticamente ciò che siamo.
con Gabriella Rodia
drammaturgia e regia Salvatore Greco

