Smontare

Workshop esperienziale

Psicologia immaginale @ drammaturgia teatrale

Cornice
Un primo esperimento a due voci, di natura culturale ed esperienziale insieme: Salvatore, drammaturgo e regista, e Maddalena, psicologa, danzatrice e psicoterapeuta, uniscono le proprie competenze in un workshop di due giorni. Non un protocollo predefinito, ma un percorso che nasce dall’incontro tra due sguardi: uno che struttura l’azione, l’altro che ne legge il senso e che si costruisce insieme al gruppo che lo attraverserà.

Manifesto
Semmai lottare, meglio attraversare
Semmai sentirsi capace, meglio essere possibile
Semmai dopo, meglio prima
Semmai mai, meglio a proprio agio

Riferimento-guida del percorso è il film Io sono Sam: la storia di un padre che non deve dimostrare una capacità richiesta dall’esterno, ma abitare una possibilità che è già, semplicemente, reale. È lo scarto tra “sentirsi capace” e “essere possibile” che attraversa l’intero workshop: non un traguardo di prestazione, ma una condizione da abitare, con i propri limiti, restando fedeli a un percorso più che a uno standard.

Struttura della giornata-tipo
Attivazione / tensione — riscaldamento fisico intenso, con vincoli scomodi dati dal gruppo: serve a rompere la postura sociale con cui si entra nello spazio di lavoro.
Scarico — il rilassamento arriva come conseguenza fisiologica della tensione precedente, non come tecnica imposta dall’esterno: è un effetto, non un esercizio.
Soglia immaginale — è in questo stato di corpo scarico, non difeso, che le immagini interiori emergono con più naturalezza. Maddalena le raccoglie in questa fase.
Costruzione drammaturgica — Salvatore muove il gruppo attraverso un’improvvisazione codificata e ripetibile: A fa B, B farà A; oppure C fa A, e potrà fare anche G. Un materiale che si compone e si ricompone, invece di disperdersi.

Meccanismo dei due ruoli
Drammaturgo-regista — struttura il lavoro del gruppo, fa esprimere la persona, scompone i blocchi che si presentano in scena.
Psicologa — codifica ciò che accade nel gruppo, capta i segnali senza spezzare la fluidità e l’empatia del lavoro; si riserva inoltre un momento fuori-sessione con il drammaturgo per estrarre insieme la drammaturgia di quanto è accaduto.

Una differenza chiave rispetto ad altri processi: qui non si cerca l’allucinazione o l’estasi dell’improvvisazione pura, che tende a disperdersi. L’approccio è cognitivo, qualificato da un’esperienza reciproca tra i due conduttori, e strutturato in una vera e propria composizione — un testo che viene scritto, e quindi può essere ripetuto e fatto evolvere.

Materiali

Proiezione del film Io sono Sam, insieme a due o tre altri audiovisivi che verranno selezionati nel percorso di lavoro. La musica viene utilizzata come vero e proprio strumento drammaturgico, a supporto delle fasi di attivazione, scarico e composizione scenica

Chiave concettuale da restituire ai partecipanti

“Riconoscersi parte e artefice”: non subire lo smontamento come un evento che capita, ma sceglierlo come atto consapevole. Essere parte significa accettare di stare dentro una relazione o un gruppo che non si controlla del tutto; essere artefice significa partecipare attivamente a quel processo, invece di attraversarlo passivamente. Il traguardo del workshop non è una forma definitiva o perfetta secondo standard esterni, è la possibilità di restare “a proprio agio” in ogni fase della propria trasformazione, così come Sam non diventa mai il padre “ideale” secondo i criteri di qualcun altro, ma resta, sempre, il padre possibile che è.

Ideazione e conduzione: Salvatore, Drammaturgo, regista Maddalena, Psicologa, danzatrice, psicoterapeuta

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