Felicità

Questa mattina mi sono svegliato con un pensiero semplice e allo stesso tempo immenso: la felicità.
La felicità a cui penso, quella in cui credo, è libera: senza rumore, senza scorciatoie. Una presenza silenziosa che si manifesta tra le pieghe delle cose, nei respiri ancora lenti del mattino, nel suolo lieve di un buon giorno — non tutto in una parola, ma come un frutto: buon… e poi giorno, il connubio, un legame assaporato.

Mi sono svegliato presto, alle 5:15. Ho bevuto un po’ d’acqua, ho guardato il telefono, poi sono tornato a dormire.

Assaporare la felicità è come assaporare la mia maturazione, lenta e paziente. Oggi più chiara. Ho capito che ciò che conta è la mia capacità di far vibrare significato, profondità, vita.

La mia storia si è riversata nella musica, nei piccoli progetti, nel lavoro di team, nella comunicazione, nel teatro, nei laboratori, negli sguardi: tutto sempre a servizio delle emozioni, anche quando la vita materiale non ha riconosciuto questo talento con la stessa generosità con cui lo offro.

Qualsiasi difficoltà, per quanto grande, è nulla in confronto alla mia capacità di sentire, creare e amare. Un grande contributo mi arriva dalla pratica del Nam-myoho-renge-kyō, recitato dal 1995, che stanotte ho offerto ancora una volta come atto di forza e tenerezza verso me stesso.

Sono grato: ad ogni ricordo e ad ogni pensiero, che anche nei giorni stretti diventano ponti; a ogni sogno nel cassetto e a quelli che devono ancora nascere; alla mia inquietudine, che non si spegne e mi tiene vivo; alla vita piena di libri, appunti, cassette, dischi, idee, progetti, azioni; a tutti i miei figli, ai nipoti, agli amori, agli errori, alle intuizioni, alle maturazioni lente; a quelle cose che non trovano posto negli scaffali eppure trovano un posto preciso nel mio sentire.

La felicità esiste perché ogni cosa è presente. Perché c’è tutto ciò che serve per continuare con gratitudine e maturazione: raccontare, ascoltare musica, recitare Gongyo, abbracciare, amare e scrivere un “buon giorno” in due parole — perché così mi piace di più: la felicità esiste.

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