Nel parallelo,
teatro della fantasia,
creato da uno sguardo avido,
esistono mondi diversi,
vite che vivono.
Noi ci specchiamo
per curiosità
o per altro,
e costruiamo immagini,
frammenti di esistenze,
pensando di essere padroni
di conoscenze parallele.
Ma ciò che guardiamo
non è mai tutto.
È una superficie,
un passaggio,
una finestra aperta
su una vita che non ci appartiene.
E allora il parallelo
diventa cinema:
noi guardiamo,
immaginiamo,
interpretiamo,
completiamo ciò che manca.
E forse, senza accorgercene,
non stiamo conoscendo gli altri.
Stiamo conoscendo
il modo in cui
noi li guardiamo.

