Motore

La restituzione: il motore della trasformazione. Questa, nel suo significato profondo, è un’esperienza di fede..

Pratico da più di trent’anni — da quando, nel settembre del 1995, la mia amica Tiziana mi invitò a una riunione e incontrai il buddismo di Nichiren Daishonin. Oggi, in occasione di un piano di rientro di un prestito di cinquecento euro, voglio partire da qui.

La mia vocazione, anche quando umiliata e schiacciata da un insieme di cose, ha sempre avuto la meglio su presunte sconfitte che oggi posso chiamare occasioni.

Agosto 2022, il giorno del mio compleanno. Non avevo niente. Debiti su debiti, e persino i soldi che dovevano arrivarmi erano già impegnati altrove prima ancora di arrivare. Quel giorno una mia carissima amica mi offrì un prestito di cinquecento euro. Li presi, la ringraziai, e per un po’ andai avanti.

Furono anni di crisi lacerante, economica e affettiva insieme. Ma fu davanti al Gohonzon che decisi: non di resistere ancora, di rivoluzionare. Scelsi la strada più difficile e tortuosa a 63 anni.

Questo è insistere. Non è resistere a un problema. È continuare a costruire mentre il problema c’è ancora. Ruggisce.

Vennero mesi durissimi — una casa lasciata, una sistemazione precaria, ricerche instancabili — finché non trovai, quasi per caso, una casa che si rivelò legata a una persona che tanti anni prima mi aveva insegnato a praticare. Da lì sentii, per la prima volta dopo tanto tempo, qualcosa rinascere.

Ecco cosa intendo per fede: non è l’assenza di ostacoli, è la direzione che tieni dentro gli ostacoli.

C’è una cosa che ho capito col tempo, e che questa esperienza mi ha aiutato a mettere a fuoco: quello che guadagno da anni non arriva mai dritto nel mio portafoglio. Per arrivare dove sono adesso ho fatto sacrifici enormi, ho attraversato pianure di secca incredibili, e in quegli anni mi sono trascinato dietro delle situazioni di contenimento — conti rimasti in sospeso, che prima o poi vanno saldati.

Oggi sto distribuendo ogni guadagno non solo per la mia famiglia, ma anche per sistemare quelle vecchie cose. Questo debito con la mia amica era una di queste.

Domenica 6 settembre le ho scritto, chiedendole ancora scusa per il ritardo, un ritardo profondo, lungo. Non mi ha risposto. Mi sono fermato, e ho pregato proprio su questo. Il mattino dopo, senza che lo chiedessi, una persona che mi doveva dei soldi me li ha anticipati. Ho aspettato il bonifico e ho pagato.

Mi è capitato spesso, in questi anni, di sentire quella sensazione di arresa, di essere in linea con l’universo. Questa esperienza ne è la prova: la mia amica ha aspettato più di tre anni, e la risposta è arrivata due mesi dopo aver chiuso un altro grande debito, e non da dove l’aspettavo, ma da un’altra direzione.

Le ho inoltrato la copia del bonifico, poi queste righe. Dopo un po’ mi ha risposto: “Grazie infinite di cuore. Mi scuso per non averti risposto ma quel giorno stavo male. Grazie per l’esperienza, vai avanti così.”

C’è un principio a cui penso spesso. Josei Toda, che passò quasi due anni in carcere per essersi opposto alle autorità militari giapponesi, raccontò che all’inizio della prigionia era una tortura chiedersi quando sarebbe potuto tornare a casa — ma che, nel momento in cui decise che sarebbe rimasto lì “a vita”, tutto, inaspettatamente, divenne più semplice. Una sottile differenza nell’atteggiamento mentale decide tutto, in un senso o nell’altro. (Daisaku Ikeda, NR 318)

Restituire non è solo dare indietro dei soldi. È dare indietro, nel tempo, la prova che quella fiducia non era stata mal riposta. Ogni rata pagata è un piccolo atto di fede rovesciato: non chiedo più, dimostro.

C’è un’altra cosa che a questo si lega, ed è il riposo. Da artista indipendente vivo spesso maratone di lavoro senza vere pause. Per molto tempo ho letto questa mancanza di vacanze come una privazione. Oggi la leggo diversamente: non è una privazione, è una modulazione, in funzione di quello che accade e di quello che è in corso.

Ma il vero relax, credo, non è la vacanza presa come un dovere, come qualcosa a cui ci si abitua a fare senza più goderselo davvero. Il vero relax arriva insieme alla riconquista di sé stessi — è lì che il riposo diventa godimento pieno, non prima. Per questo il mio obiettivo più grande non è semplicemente riposarmi di più, ma riconquistare me stesso: perché con l’età, con la maturazione, con quella che si può chiamare anzianità, arrivi anche questo — la possibilità di godermela nel senso più pieno della parola.

Guardando indietro vedo un seme piantato a settecento metri di profondità che comincia solo ora a mettere le prime foglioline. È il motore della trasformazione — e come ogni motore, per continuare a girare, ha bisogno di essere alimentato.

Per questo, oggi, ringrazio la mia amica: per questa opportunità.

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