C’è una sensazione di fondo che mi accompagna stamattina: il retrogusto, il retropensiero, la retroresponsabilità, la retroambizione. Tutto ciò che non è evidente e non si manifesta, che sembra nascosto e invece è il pensiero più evidente, quello che dovremmo ascoltare tutti.
Lo dico partendo da me. Faccio fatica ad alzarmi, mi fanno male le gambe e la schiena, e cammino molto a piedi perché questo devo e questo posso fare. Il retropensiero mi dà l’input e mi dà una direzione.
Non è facile essere onesti con sé stessi. Non è facile resistere alla tentazione, mantenere una direzione, soffrire in silenzio senza urlare, quando ambisci a qualcosa di profondo e di concreto e fai una fatica monumentale per realizzarlo. E quando ti scontri con i meccanismi pubblici di rappresentanza e di dominio, a volte il dolore alla gamba diventa la bandiera della tua sopravvivenza.
Scrivo continuamente perché semino continuamente. Parlo, mi esprimo, desidero, miglioro: è l’unico metodo di semina che conosco. Così non semino solo una determinazione: l’universo mi sente.
Stamattina sembro solo, a casa mia, senza una compagna e senza una notte passata ad amare. Eppure sono ricco di entusiasmo, di determinazione e della voglia di agire. E qualcosa si realizza, si mette in movimento.
E tu, qual è il tuo retropensiero?

