Sono in cucina, seduto a tavola. Davanti a me un bicchiere di caffè latte che era pieno e che adesso, mentre metto in bella il pensiero, non è ancora finito; e un piatto che, proprio mentre nasceva l’idea del tema di questo pensiero, vedeva al centro un pezzo di pizza di ieri sera e adesso è sporco. Fuori i rumori della strada: la città si sveglia ed è già in fermento. E’ bastata una telefonata per fermarmi, e il tema di stamattina è arrivato: la velocità.
Mi piace fermarmi a riflettere. Mi piace gustarmi le sensazioni. Mi piace evitare di essere veloce nel descrivere le cose: preferisco essere didascalico, perché dal didascalico scaturiscono nuove immagini. Così scrivo a pezzi, con delle pause, tra un sorso e l’altro.
La velocità è una descrizione frettolosa. È l’andamento dinamico per raggiungere un obiettivo nel minor tempo possibile. È la fretta di agire, di fare, di pensare.
La velocità è la supposizione, il giudizio affrettato che salta alla conclusione senza aspettare le prove. È sentirsi arrivato e non ricordarsi neanche come sei partito. È leggere un copione e tornare a casa dopo averlo rappresentato. È l’incontinenza, non riuscire ad arrivare in bagno e trovarti ad affrontarla o ridendo o urlando. È il cinema muto. È aver riscaldato la pizza e non trovare più niente sul piatto.
Ma la velocità è anche darti un bacio senza pensare. È un pensiero così potente che arriva dall’altra parte del mondo in un attimo. È quel sogno, quell’obiettivo che attraversa la preghiera e in un istante lo vedi già realizzato. È il quid creativo, come una luce che si accende in una stanza. È il time lapse, un metodo di ripresa che comprime le ore in pochi secondi. È l’acquazzone improvviso dell’altra sera. È quando non hai bisogno di andare veloce e vai veloce lo stesso.
La velocità è anche la parlantina.
A volte è impazienza. A volte è la pazienza che ti fa sembrare veloce un tempo infinito. A volte è la paura che ti assale.
L’ho già detto, ma la velocità a volte è il non pensare, catapultarsi in una descrizione. E così, volendo raccontare a me stesso della velocità, stamattina mi sono fermato a scrivere su una montagna chiamata velocità.
Aggiungo le corrispondenze.
- Paul Virilio: la velocità come forza che plasma storia e politica e che cancella distanze e tempo di riflessione. Corrisponde alla supposizione, il giudizio che arriva prima delle prove.
- Milan Kundera: la lentezza rafforza il ricordo, la velocità l’oblio. Corrisponde al sentirsi arrivato senza ricordare come si è partiti.
- Hartmut Rosa: l’accelerazione ci fa guadagnare tempo e insieme ce lo fa sentire sempre più scarso. Corrisponde alla fretta di agire, di fare, di pensare.
- Italo Calvino: la rapidità come virtù e la lentezza come altra faccia della stessa cura. Corrisponde al pezzo intero, veloce nei temi e lento nella scrittura.
- Zenone e Bergson: Zenone mette in dubbio che il movimento si possa pensare, Bergson distingue il tempo vissuto dal tempo dell’orologio. Corrispondono alla pazienza che fa sembrare veloce un tempo infinito.
Il caffè latte si è quasi raffreddato, in strada sentiamo ogni tipo di correre, mentre mi godo l’idea che è già pubblicata e tu la leggi.
Spero che passi questo silenzio, perché sono un tipo rumoroso










