Intensamente

C’è una cosa nella quale credo profondamente: la potenza della scrittura. Raccontarsi, raccontare le proprie esperienze, cogliere un attimo, uno sguardo, un’emozione, una sensazione e fissarli in una pagina di diario. La vita scorre, continuamente. Ogni giorno ci offre incontri, immagini, parole, piccoli e grandi momenti che spesso attraversiamo senza avere il tempo di soffermarci. Scrivere significa proprio questo: concedersi la possibilità di guardare, ascoltare, sentire e riconoscere il valore di ciò che stiamo vivendo. La bellezza di esserci.

Un diario raccoglie la bellezza. Ci permette di conservare un’esperienza, di darle una forma attraverso le parole e di ritrovarla quando vogliamo. Rileggere. Possiamo tornare a uno sguardo, a un sorriso, a una conversazione, a un’emozione che magari il tempo avrebbe lentamente sfumato. E ogni volta quell’attimo torna a parlarci.

Questa, per me, è una delle bellezze più grandi della scrittura: poter ritrovare, attraverso le parole, qualcosa che abbiamo vissuto e che continua ad appartenerci. È anche una forma di meditazione: soffermarsi sulle cose, andare oltre la superficie, riconoscere la profondità di ciò che apparentemente può sembrare semplice.

Oggi, per esempio, voglio raccontare un incontro. Prima racconto il cammino che mi ha portato fin lì. Da dove nasce i titolo: che cosa significa vivere intensamente? Significa vivere a pieno, superare gli ostacoli, avere motivazioni, principi, desideri. Significa andare avanti anche quando non ne abbiamo tanta voglia, anche quando incontriamo limiti con la loro diversa insormontabilità, tutto ciò che richiede uno sforzo.

Intensamente è una parola che oggi mi accompagna, che mi si presenta appena sono in strada. Sto andando a trovare la mamma di una mia amica, una persona speciale che il prossimo 27 novembre compirà cento anni.

Sono di fretta perché mentre mi preparavo sono arrivate due telefonate. mi sono fermato per ascoltare, mediare, parlare. Il tempo passa e adesso sono in ritardo. Così accelero il passo. Le gambe, le ginocchia, l’anca qualche volta protestano per quella consecutio che è l’età, cammino comunque. Ecco, cosa significa per me vivere intensamente: significa conoscere i propri limiti senza lasciare che diventino una rinuncia. Significa procedere con tutto se stessi, con ardore, con entusiasmo, con quella voglia di vivere che regalo prima di tutto a me stesso e poi alla mia famiglia, ai miei figli, ai miei nipoti; alla mia curiosità. Magari loro in questo momento non sanno che sto camminando da casa mia a casa di Renata e Sabina con le quali siamo relativamente vicini. Un percorso comporta un leggero sforzo. Eppure, senza questo entusiasmo, probabilmente lo farei con molta meno convinzione.

È questo il coraggio che vorrei trasmettere: non smettere di andare, non chiudersi, non spegnere quella luce che ci permette di affrontare anche le giornate più complicate. Vorrei trasmetterlo anche a mia sorella Teresa. Poco fa si confidava con me e abbiamo condiviso qualche riflessione. Le dicevo che, a volte, siamo noi stessi a chiudere porte, finestre, serrande e portoni. E invece la vita ci chiede di lasciare aperto almeno uno spiraglio.

Poi arrivo, mi apre Sabina, attraverso la sala da pranzo e finalmente incontro Ileana che compirà cento anni il 27 novembre. Mi accoglie con un sorriso infinito. Un sorriso che non si esaurisce, che non si consuma, che rimane presente per tutte le due ore trascorse insieme. Un sorriso attento, curioso, partecipe. E’ una donna che risponde con piacere alle domande, che si interessa agli altri, che ascolta, che partecipa alla conversazione. E’ semplicemente dentro la vita, dentro quello che accade, dentro le parole di chi le sta vicino.

Mi colpiscono il suo sguardo, la sua serietà, la sua compostezza, la sua eleganza. Mi colpisce la sua casa, gli ambienti, gli oggetti, ogni particolare che sembra raccontare qualcosa di lei. E poi quel sole sul letto, nella sua camera, la primavera del Botticelli, e quella scultura che mi suggerisce l’immagine di un braciere. Sono dettagli che diventano emozioni.

Parlando con Sabina e Renata, rifletto ancora una volta su quanto sia importante seguire una propria strada, avere una missione, rispettare la propria natura. Io, per esempio, salgo tranquillamente sull’ottovolante. Sabina, invece, non ci prova neanche! Siamo diversi, ed è bello anche questo. Sono entrambe diligenze. Ci incontriamo nelle nostre differenze, nelle nostre sensibilità, nel modo personale che ciascuno ha di stare al mondo. Sento di aver incontrato qualcosa di speciale.

Porto con me la serietà e la compostezza di nonna Ileana, che ha conosciuto mio padre Nando e lo ricorda. Porto con me il suo sorriso infinito, che è ancora qui, accanto a me, mentre scrivo queste parole; questo è bellezza. Non soltanto la bellezza di un volto, di una casa, di un oggetto. La bellezza di una presenza, di un interagire, di una persona che continua a interessarsi alla vita e agli altri. Ecco perché sento il bisogno di scrivere. Per ritrovare domani questo incontro, per tornare con il pensiero a quella casa, a quello sguardo, a quella conversazione. Scrivere mi permette di soffermarmi. Di rivivere. Quasi di meditare.

E c’è un’altra cosa che desidero aggiungere a questa giornata che le da un senso, una ragione. Con Gabriella abbiamo lavorato al nostro spettacolo, SEMPLICE. Lei nel ruolo di attrice, io in quello di drammaturgo e regista. Lo abbiamo fatto al piano terra, in Galleria, con una continuità di azione e di pensiero. Un’esperienza il cui sapore e il cui valore sono difficili da descrivere. Forse perché alcune cose, proprio quando sono profonde, conservano qualcosa di indescrivibile.

Anche questo fa parte della mia giornata: la ricerca, il lavoro, lo studio, il desiderio di andare oltre la superficie delle cose. Mi sento grato per questa continua voglia di studiare, di ricercare, di entrare nella profondità di ogni esperienza. Che sia uno spettacolo, una conversazione, una camminata o l’incontro con una donna che sta per compiere cento anni. Tutto può diventare occasione di conoscenza. Tutto può insegnarci qualcosa.

E allora torno a Ileana. Al suo sorriso che continua ad accompagnarmi. Alla sua serietà, alla sua compostezza, alla sua capacità di essere presente.

Ringrazio Sabina e Renata per questo incontro. Ringrazio la vita e l’universo per le occasioni che ci offrono, per le persone che ci fanno incontrare, per quella bellezza che qualche volta riusciamo a riconoscere e a custodire.

Oggi sono andato a trovare una donna che compirà cento anni. Sono tornato con qualcosa che non ha età. Un sorriso, una lezione di vita, una sensazione di bellezza. E soprattutto con la voglia di continuare. Di camminare, studiare, ricercare, raccontare. Di vivere intensamente. Perché la vita scorre, inesorabile, e noi abbiamo il privilegio di attraversarla. E abbiamo anche un altro privilegio: quello di cogliere un attimo, riconoscerne la bellezza, affidarlo alle parole e poterlo ritrovare.

E mentre scrivo, il sorriso di nonna Ileana è ancora qui. E’ è proprio questo il senso più bello di tutto: vivere intensamente, accorgersi della bellezza e avere la fortuna di poterla portare con sé.

In tutto questo stamattina ho anche modificato la locandina del mio spettacolo AVAMPOSTO e ricordo che mentre camminavo ieri pomeriggio immaginavo nuove idee. Fluire.

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