Teatro Oggi

Una voce sola per cinque destini
C’è una giovane attrice in scena, sola, circondata da un vuoto che diventa universo. Cinque anime abitano il suo corpo: Alice (Aurora), Franca, Filippo, il Paese, la Storia.

In L’altro ieri di Salvatore Greco, la parola è rito e la memoria diventa teatro diffuso: un’esperienza che non si consuma in platea ma attraversa case, cortili, scuole, luoghi in cui la cronaca si trasforma in coscienza civile.

Il testo nasce da una ferita antica: la vicenda di Franca Viola, la ragazza di Alcamo che nel 1965 rifiutò il “matrimonio riparatore” dopo una violenza, rompendo per sempre la catena dell’onore e della paura. Ma Greco non costruisce un semplice racconto storico: il suo è un dispositivo di drammaturgia emotiva, dove il linguaggio teatrale si mescola alla poesia, al documento, alla confessione.

La struttura è tripartita — la donna, l’uomo, il coro del paese — e la voce dell’attrice si sposta da un’identità all’altra con una sapienza sottile, a volte spiazzante. L’uso della musica scandisce come battito o respiro, segna le transizioni interiori più che sceniche: il teatro qui è mente che ricorda.

Le scelte musicali, da Debussy a Michael Kiwanuka, da Morricone a The XX, costruiscono una colonna sonora che non illustra ma commenta, agisce come un contrappunto alla parola. L’effetto è cinematografico, ma il gesto rimane profondamente teatrale, fatto di sguardi, silenzi, variazioni di luce.

Il testo di Greco trova la sua forza nella messa a nudo dell’attore: non una rappresentazione della violenza, ma la rielaborazione della sua memoria collettiva.

La scena non cerca realismo ma coscienza, non ricostruisce il trauma ma lo trasforma in dialogo. L’ultimo atto, in cui la voce di Franca si confonde con quella di Alice (Aurora), restituisce al pubblico un testamento civile: “Una donna ha diritto di essere ciò che vuole”.

La scrittura alterna registri di lirismo e cronaca, mantenendo un equilibrio raro fra la denuncia e l’intimità. L’eco di Proust, di Fallaci, la contaminazione con il canto popolare e la lingua siciliana, fanno del copione una partitura per voce e memoria, più che un testo da interpretare.

L’altro ieri è un lavoro che parla al presente con la lingua del passato, restituendo dignità e profondità a una figura che è già mito civile. Ma soprattutto è un atto di resistenza teatrale, un modo per dire che il teatro può ancora essere un luogo politico, senza slogan né proclami, ma con la forza viva della parola.

Il coraggio è un sentimento contagioso” — e in questa frase si riassume l’anima dello spettacolo: il coraggio di Franca, di chi la racconta, e di chi ascolta.

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