Isabella Rossellini, intervistata da Francesca Fagnani per il programma Belve, ha detto: “Sono riconoscente a me stessa di aver saputo vivere i diversi capitoli della mia vita.”
Questa frase mi risuona profondamente. Temerario è il mio atteggiamento, temerario il mio pensiero; temeraria ogni azione, ogni sviluppo di ogni pensiero.
Cammino un po’ zoppicante, da un po’ di tempo: la gamba è forse stanca. Ma questa stanchezza io la sfido, la ribalto, la trasformo in motivazione — nel desiderio di capovolgere il dolore in proposizione, in creazione.
Ho incontrato stamattina Silvio: in un primo momento ha tentato di distruggere, di radere al suolo questo mio impegno, questa riappacificazione con la mia vocazione. Poi, trovando davanti a sé una difesa fatta di entusiasmo, di capacità, di orgoglio, di genuinità e dignità, ha trasformato l’attacco in un abbraccio. Così è meglio che accada.
Mentre scrivo, vedo nel parco giochi vicino casa una bambina che urla, giocosa, verso la madre. La madre la spinge sull’altalena, ma il suo sguardo è altrove: sul telefono. Sarà un mondo di distrazioni, a portata di mano. Sarà un mondo di immagini doppie. Sarà un mondo in cui la complessità del sentire non trova più riferimenti concreti — e si perde.
Eppure, eccoci qui. A camminare, anche se zoppicando, verso progetti, verso concretezze che — nell’ambito culturale e teatrale — potrebbero sembrare effimere, ma che invece scuotono gli animi e creano nuove fonti di curiosità, di armonia, di nutrimento.
Mentre scrivo, ricordo l’incontro con Salvo, con il quale portiamo avanti un progetto dedicato alle scuole. Abbiamo deciso di condividere lo spettacolo con gli studenti — anzi, gli spettacoli, in tante scuole — per farne occasione di confronto e ispirazione.
E così è: il dolore si scioglie e si trasforma in potere.
La formula che sto scrivendo, elaboro e condivido da anni m, è un diario, un navigare di sensazioni: scrivo per maturarle. Perché ogni seme è un frutto, ogni parola una poesia, ogni sentire un’invocazione.
