Andare in profondità a cercare l’origine della propria fede, delle proprie tradizioni, della propria cultura è riassumere tutto in una unica parola che è fede. A Catania nasciamo con una forza in più aggregatrice, lo sguardo di Sant’Agata una occasione in più per molti di ascoltarsi, di guardare il proprio specchio dell’anima. Sant’Agata non è un oggetto da raccontare, è un’esperienza che ti attraversa

Edizione Poste Italiane dedicata al Giubileo Agatino
Carissimi fratelli e sorelle, La festa della patrona Sant’Agata è motivo di gioia e di orgoglio per la città di Catania. Qui Sant’Agata è “di casa”. Essere catanesi significa anche sentirsi legati a lei. Proprio per questo legame così forte, è importante fermarci a riflettere: come può ispirarci “Santuzza” oggi? (…) Oggi pensiamo che ogni desiderio debba diventare un diritto. Abbiamo finito per confondere la libertà con il fare ciò che ci piace. A volte pensiamo che essere liberi significhi fare tutto senza limiti. Ma questa non è libertà. Senza limiti non cresciamo: ci perdiamo (…) Il musicista che si esercita ogni giorno rispettando la grammatica musicale (le partizioni, la melodia, il tempo, …) non perde libertà: la conquista. Chi segue un principio morale non si chiude in una gabbia: trova una strada chiara (…) La processione di Sant’Agata che attraversa le strade della città è un segno forte del nostro camminare insieme. A volte, nella nostra società, i cortei diventano luoghi dove ci si nasconde nella folla, senza farsi vedere e senza assumersi responsabilità. (…) Nessuno è spettatore, nessuno è ai margini, nessuno è anonimo. (Dall’omelia del Card. Mario Grech Festa di Sant’Agata –Catania, 5 febbraio 2026)

Sant’Agata 2026 
Sant’Agata 2026
Quanto è grande la potenza di Sant’Agata? mi chiedo spesso, quanto sono devoti tutti i catanesi sia quelli che indossano il sacco? sia quelli che la seguono e sia quelli che sembrano essere indifferenti? Ogni anno è per me un nuovo approccio. Da quattro anni ho seguito nel dettaglio la Candelora dei Mastri Artigiani, ad inizio festa questa solidarietà è terminata e ho ripreso a vivere la festa nel dettaglio, seguendo il mio sentire con momenti chiave a cui sono abituato. Cerco sempre una lettura riassuntiva per raccontare l’emozione dentro una grande emozione. Molte cose colpiscono la mia attenzione o forse la mia sensibilità.
L’opportunità quest’anno per riordinare i miei appunti è stata l’intervista a Padre Francesco La Vecchia musicista Maestro della Cappella del duomo di Catania.

Padre Francesco La Vecchia musicista Maestro della Cappella del duomo di Catania.
La prima domanda Quanto è grande la potenza di Sant’Agata ’è la stessa dell’apertura di questa pagina di diario
Il problema è molto spesso distinguere la propria umanità dalla propria fede e anche dalla propria in questo caso professione. A volte veramente difficile, lo dico in termini da musicista. Noi siamo una sinfonia. Dio ci ha pensato come sinfonia perché siamo immagini e somiglianza di un Dio uno e trinitario, che è comunità, che è famiglia. Abbiamo bisogno di assoli, ma abbiamo anche bisogno di armonie, di sinfonie. E quindi penso che Agata sia tutto questo. Alle volte sembra che potrebbe essere quasi divisiva perché c’è chi vuole vedere una Agata in un certo modo, chi la pensa in un’altra, sia nelle feste, sia nella quotidianità, un Agata magari del popolo, un Agata dei benpensanti, una del mondo intellettuale.
Agata, partiamo da lei, è una, che ha colto la parola del vangelo, e non a caso il suo martirio non può essere soltanto limitato a quel termine che oggi è il femminicidio, perché certamente di fatto è l’uccisione di una donna, ma occorre sempre capire quale sia la motivazione, la causa di questo femminicidio, che in questo caso non è semplicemente la passione o la cupidigia di un uomo e soprattutto la risposta di una donna ad una domanda ben concreta che questo governatore pagano aveva fatto nel chiedere a lei di rinunciare al suo Dio e lei ovviamente tassativamente innamorata di Cristo, non perché in maniera sentimentalistica o chissà come, ma in maniera convinta, perché la fede ha a che fare tanto con il cuore, perché ha bisogno di carità di amare, e ha bisogno tanto di intelligenza, perché ha bisogno di sperare. Non a caso fede, speranza e carità sono le tre virtù teologali della dottrina cattolica, infuse da Dio nell’anima per rendere i fedeli capaci di agire come suoi figli e meritare la vita eterna. Esse hanno Dio come oggetto e motivo, orientando l’agire morale cristiano verso il fine ultimo soprannaturale, con la carità considerata la più grande.
E fede, speranza e carità camminano puntualmente insieme, e una non può stare senza l’altra. In Agata c’è tutto questo. Ed è proprio l’espressione anche dello stesso nome. Il nome Agata deriva direttamente dalla forma femminile Agathé (Ἀγαθή), indicando quindi una persona “buona”, “nobile” o “virtuosa”.
E la bontà non è solo una gentilezza di circostanza, di bon ton; la bontà è riflesso di una di una fede interiore che ha aderito alla bontà di Dio che vuole le cose buone, cioè vuole il bene e non vuole il male.
Senza mediazione
Certo, senza mediazione. La nostra intelligenza col tempo quando interroga il cuore, la coscienza soprattutto, quando trova il punto fermo in questo caso Cristo, il suo Vangelo, riesce a leggere tutti, e a trovare la forza. Quante persone hanno rinunciato alla propria fede, senza volerle giudicare, per la paura del martirio, della sofferenza fisica, perché spesso l’uomo si è inventato delle malvagità terribili nell’estorcere anche le presunte verità da qualcuno che alla fine guarda caso confessano quello che volevano sentirsi dire alcuni giudici semplicemente perché era finita la forza di resistere al dolore in quanto tale. La motivazione che ci deve essere per poter affrontare un martirio, sta nell’avere una radice nel cuore così ferma e così forte che può affrontare violenza e quant’altro dal suo carnefice.
Questo io lo racchiudo in una parola che è attraversare. Se si ha fede si attraversa.
Benissimo! Sì condivido anche questa immagine. Si attraversa perché d’altronde la vita è un attraversamento di giornate, di momenti, di situazioni, di cose che costruiamo, di cose che ci capitano, cose che affrontiamo, cose che ci cadono in testa alle volte improvvisamente e attraversare è un camminare.
Quanto sente questa Fede così spontanea da parte dei catanesi e quanto sente una Fede verso Sant’Agata anche se si nasce da famiglie che praticano altre religioni. Vediamo che a Catania pregano tutti Sant’Agata anche se sono Mussulmani, Induisti, Buddisti…
In tutte le fedi religiose, la dimensione naturale, che è stata anche sottolineata dal cardinale Card. Mario Grech nell’omelia, c’è una religiosità di cui c’è bisogno. La religiosità è un qualcosa che appartiene all’istinto umano. Noi siamo uomini che hanno bisogno di religione, legarsi attaccarsi a qualcosa di grande, da cui ci sentiamo provenire. Accanto alla parola fede userei anche la parola affetto per esempio o fiducia… Agata rimane sempre presente…
La preghiera autentica unisce
Il non pregare è il non vivere. La nostra vita non è altro dalla nostra preghiera, dalla nostra fede, perché non si può pregare e poi continuare ad avere atteggiamenti che vanno a braccetto con il male.
Se si prega, si attraversa e la preghiera diventa luce
Il nostro tempo senza che ne accorgiamo sta impedendo di stare con noi stessi. Abbiamo perso il gusto di perdere del tempo attorno un caffè. Una volta c’era quasi una liturgia, si preparava, si preparava, si chiacchierava. Oggi con una cialda in tre secondi il caffè fatto, consumato e via. Oltre questa immagine la verità è che non ci diamo del tempo per noi, ancor meno per gli altri, anche per Dio.
Come ha sentito il concerto di oggi
Oggi non era un concerto abbiamo animato la liturgia. Diciamo che c’è tanto lavoro dietro, non tutte le messe possono essere così a questo livello solenne. Posso dire che il risultato è abbastanza soddisfacente. Per me è importante una cosa, aver aiutato con la bellezza della musica a far pregare le persone. Non si cercano riconoscimenti. La nostra è un’attività non concertistica, facciamo anche qualche concerto, principalmente animiamo la santa messa, le liturgie.
In coda alla messa una dei brani che avete eseguito mi ha fatto pensare per sonorità alla Canzone Delle Sei Sorelle eseguito dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare tratto dalla Favola in musica di Roberto De Simone
La conosco benissimo, ho avuto l’onore di fare una conferenza a quattro mani con Roberto De Simone, una grande fortuna.
Rispetto non solo alla Festa di Sant’Agata, il catanese è più rispettoso?
È chiaro che Agata non è più la Festa per i catanesi, è diventata una Festa del mondo. Vedo per le strade anche affollate un clima molto sereno, di fraternità, di rispetto.
Forse allora la potenza di Sant’Agata non sta nei numeri, nella folla, nei gesti ripetuti ogni anno, né solo nella devozione dichiarata. Sta nel fatto che, in giorni come questi, nessuno resta davvero indifferente. Anche chi dice di esserlo, in fondo, attraversa qualcosa.
Sant’Agata non chiede di essere capita, chiede di essere vissuta. Non impone una fede, la provoca. Non divide, costringe con il suo “amore” a prendere posizione, anche solo nel silenzio.
E mentre la città cammina, tra ceri, musica e preghiere, ci scopriamo ancora una volta sinfonia imperfetta, viva. Ognuno con il proprio passo, ognuno con il proprio modo di credere, o di cercare.
Se si ha fede, si attraversa.
E a Catania, da secoli, continuiamo ad attraversare insieme.
