Praticità

Sulla praticità
Cosa vuol dire essere pratici?
Vuol dire che, quando affrontiamo un progetto e dobbiamo scegliere una direzione o una soluzione, riusciamo a organizzare strumenti, logistica e tempi in modo concreto. Più conosciamo la materia, più la studiamo e la analizziamo, più quello che costruiamo diventa efficace, e la qualità di ciò che offriamo ne risente in positivo.
Penso a mia madre. Mio padre portava ospiti a casa all’ultimo momento, e lei in poco tempo preparava da mangiare per un numero imprevedibile di persone, con semplicità e naturalezza. Sì, si stancava, ma ci riusciva perché sapeva già cosa aveva, quanto tempo serviva e come adattarsi.
La praticità è anche di chi sa vestirsi bene. Chi con pochi soldi riesce a uscire con eleganza, scegliendo con gusto e abbinando con intelligenza, è l’esatto opposto di chi spende molto e non ottiene niente di più. Non conta quanto si ha, conta come lo si usa.
La ritrovo nel mio lavoro. Organizzo spettacoli, e la più bella esperienza di praticità di quest’anno l’ho vissuta quest’estate, sul sagrato della chiesa di San Nicolò l’Arena a Piazza Dante, a Catania. Eravamo senza service luci e ci siamo accorti che le luci del sagrato si accendevano in ritardo. Abbiamo comprato due lampade alogene, le abbiamo posizionate bene e lo spettacolo è andato in scena. Nessun dramma, nessun grande mezzo: solo la capacità di leggere il problema e risolverlo sul posto.

La praticità non è un talento riservato a pochi. Si allena con l’esperienza, con il vissuto, con lo studio e con la capacità di rileggere ciò che abbiamo fatto. E sì, può essere difficile, perché richiede tempo e il coraggio di sbagliare. Ma si può imparare.
E voi, dove l’avete imparata?

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