Oro

La mia amica Valeria mi scrive: «Tutto bene?».
Io rispondo, giocando con le parole: «Yes, al lavoro… oro, oro».
Mi diverto a far risuonare i termini, a inseguirne l’eco. È un’abitudine che porto con me dal mio essere animatore: il desiderio di suscitare un sorriso, di creare leggerezza.

Poi, con qualche pausa dovuta ai vuoti di connessione — Valeria è in vacanza — nel tardo pomeriggio di ieri mi arriva un filmato.
Un tramonto.
E in sottofondo una musica che riconosco subito: L’estasi dell’oro di Ennio Morricone, dal film Il buono, il brutto, il cattivo.
Ecco che ritorna quell’oro, ma questa volta nella forma di un movimento musicale potente, inatteso.

Ed è proprio allora che le scrivo:
«Mi porti a un simbolismo che mi piace moltissimo. Tu sai quanto sono concentrato sui progetti che sto portando avanti. Queste tre funzioni — tramonto, musica e rito — le considero un regalo, e ti ringrazio ✨».

Eppure mi sembra che questa sensazione non sia arrivata a Valeria.
Forse era solo una mia impressione, un’ombra di distanza che ho percepito.
Forse lei non ne è nemmeno consapevole, immersa com’era nel suo tempo di vacanza.

Allora lo descrivo.
È come una prefazione, un’apertura. Un sentimento di attesa, uno sguardo che si perde lontano e insieme la voglia di avvicinarsi, di conoscersi.
Una musica che trattiene i confini e nello stesso tempo li spalanca, come la nostra stessa rigidità che a volte ci protegge e a volte ci limita.

Poi nasce l’evocazione. Poi l’apertura.
È come un palcoscenico che lentamente si illumina e rivela lo spettacolo a cui stiamo assistendo: la maestosità del sentire.
Perché quando sentiamo, viviamo davvero.
Viviamo il momento, l’adesso, come un susseguirsi di emozioni che alla fine confluiscono in un unico movimento.

È lo stacco.
È la consapevolezza.

Come se ci trovassimo in un grande magazzino e ci divertissimo a provare tanti abiti, alla ricerca di quello che più ci somiglia.
E lo facciamo con garbo, con sintonia, con un’allegria unica.
Ancora più bello se questo gioco è condiviso, se c’è un altro sguardo accanto al nostro.
In quell’attimo i freni cadono, le paure si sciolgono, le frizioni si dissolvono, lasciando spazio a una vastità senza confini.

Un suono, un’immagine: ieri un tramonto e le note di Morricone.
Un piccolo dono capace di trasportarmi in un mondo di esplorazione e magia: la natura.

La natura è vuoto e pienezza insieme.
Ognuno la coglie a modo suo, secondo le proprie abitudini, la propria sensibilità, la propria educazione interiore.
E allora mi domando: a cosa voglio prestare attenzione, adesso?

Forse alla simbologia del gesto: condividere qualcosa con un’altra persona, sapendo — o non sapendo — che da lì nasceranno pensieri, riflessioni, dialoghi.
È la bellezza della condivisione.

L’incontro tra due persone ha sempre un che di magico, di reale: vibrare della stessa intensità che Morricone ha saputo infondere nelle sue note, e che ci porta a suoni che appartengono a un’epoca, a una storia, al cinema, ma anche a una necessità profonda.
E che, come quella musica, si apre, si ramifica, prende direzioni. A volte brevi, a volte intense. Ma sempre vere.

Tutto questo si aggiunge a stamattina, quando leggo una bella, interessante definizione di Italo Calvino, datata 1957:
«Per avere rapporti genuini, costruttivi con gli altri è necessario diventare individui. Si diviene individui approfondendo la conoscenza di sé e mantenendosi fedeli alle proprie regole interne, al proprio codice personale di valori, al proprio stile. Bisogna lasciare che la propria singolarità emerga, anche a costo di apparire degli eccentrici. È questa la via per sfuggire al conformismo dilagante, alla massificazione, all’accettazione di modelli di comportamento predefiniti».

Desidero esprimere la libertà, cogliere e innaffiare la vita con le sue meraviglie, sfuggendo alle ambiguità, mantenendo il rispetto per sé e per gli altri.
E soprattutto dichiarare la propria autonomia, che deriva dall’autonomia del mondo: quel procedere come il sole e la luna in un cerchio che, se vissuto appieno, ci sazia, ci scalda e illumina ogni nostro pensiero e azione.

Abbracciamoci ogni giorno con il nostro sentire, con il nostro pensiero, con il nostro amore. Così come siamo. E da ciò che diventiamo.

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