Salvaturi

Ritrovare se stessi è la base per affrontare il mondo, per affrontare ciò che siamo e ciò che ci aspetta. È il punto da cui ripartono i sogni, le possibilità, le nuove relazioni.

La mattina può iniziare nel silenzio, nella condivisione, con abbracci, nel caos, di fretta, con la musica o con tutto questo assieme.
La mia, oggi, comincia con un caffè tiepido e un panino caldo, in un contesto che profuma di quotidianità, in una casa condivisa, mentre la memoria e l’ adesso si riempiono lentamente di pensieri.

La priorità che sento addosso è la mia posizione professionale: una condizione fragile, a tratti solitaria, in cui la parte creativa e quella amministrativa cercano un punto d’incontro. Da una parte la creatività che scorre, dall’altra l’amministrazione della vita, del lavoro, dell’associazione, della compagnia teatrale, del laboratorio.
Tutto richiede ordine, rigore, pazienza, rispetto, capacità.

Da sempre provo a stare in entrambi i mondi senza perdere la rotta. Una rotta che ho imboccato negli anni Settanta quasi per istinto, senza sapere cosa avrei trovato, ma sapendo che quel percorso era “buono”, che aveva un’energia giusta.

Continuo a sognare scene simboliche, a volte bizzarre, che mi ricordano una cosa semplice: il desiderio è vivo. Bussa sempre, anche quando la vita chiede disciplina e ricostruzione.
E io amo la ricostruzione: è un processo che riconosco come evoluzione, come crescita.

Forse per questo ho sempre lavorato con lo sguardo allargato, non solo per ciò che mi sta vicino ma per ciò che circonda la mia vita e la mia comunità. Ogni mattina, ogni giorno, raccolgo spunti, solletico, sensazioni, frammenti immateriali, suoni, perseveranza che poi indirizzo alla mia attività: drammaturgo, regista, formatore, dj, maestro di laboratorio.

Auguro a me stesso — e a chi mi incontra, dialoga, partecipa, ascolta — di sapere gestire le emozioni.
E soprattutto auguro l’indipendenza emotiva, perché è uno dei modi più veri per vivere.
Un bouquet è fatto di tanti fiori diversi: così siamo anche noi, e così è ogni percorso personale.

Scrivo, penso, agisco perché credo nel valore della condivisione.
La vita insegna, e noi apprendiamo per storie. Quando qualcosa ci smuove, può smuovere anche chi sta percorrendo un pezzo di strada simile. Stoppo e allontano i prepotenti, gli affamati, i parassiti. O piuttosto prima li abbraccio, se colgo una resistenza confermo la distanza. Ieri ho riabbracciato Salvatore perché doveva essere così. È l’universo che in preghiera ci indica le soluzioni

Ricostruire è sempre possibile.
Anche quando sembra tardi.
Anche quando si riparte da poco.
Anche quando l’unica cosa certa davanti a noi — come questa mattina — è un caffè in un bicchiere di plastica. E anche quel caffè, nel suo essere imperfetto, ha un fascino che ancora non sappiamo spiegare.

Scelgo di collaborare con persone che generano energia, non che la sottraggono.
Riconosco il valore di ciò che ho costruito da solo e mi apro a relazioni professionali che sappiano camminare con me, contribuendo in modo concreto, leale e costruttivo.
Cerco partnership che elevano il lavoro, alleggeriscono il percorso e portano futuro.


Breve Bio

Mi chiamo Salvatore, per molti Turi.
Sono un creativo dal 1976: mi occupo di musica e teatro, narro storie, lavoro su percorsi che intrecciano parola, esperienza e trasformazione personale.
Credo nella forza delle storie come strumenti di evoluzione, benessere, socializzazione e cultura — una cultura fatta più di esempio che di teoria.
Ogni giorno può essere un nuovo inizio.

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