Summer Song Festival

Dieci voci, dieci possibilità: una serata di musica e giovani artisti

Ieri sera ho avuto il piacere di partecipare, in qualità di giurato, a una kermesse canora che ha visto protagonisti dieci giovani interpreti, ciascuno con un proprio brano inedito.

È stata una serata piacevole e interessante, non soltanto per la qualità delle esibizioni, soprattutto per la possibilità di osservare uno spaccato della realtà musicale contemporanea: giovani artisti con personalità, storie, sensibilità e livelli di esperienza molto diversi tra loro, accomunati dal desiderio di salire su un palco e mettersi in gioco.

Desidero innanzitutto ringraziare Ettore Tortorici per l’invito, l’accoglienza e l’impegno con cui ha costruito la serata, insieme alla conduzione di Paola Parisi, capace di accompagnare l’evento con una particolare dolcezza e una presenza che ho molto apprezzato.

Essere giurato mi ha portato, naturalmente, a osservare gli artisti con attenzione. Non soltanto la voce, ma anche la presenza scenica, il rapporto con il brano, la capacità di trasmettere qualcosa al pubblico e, soprattutto, la possibilità di intravedere, dietro l’esibizione, un percorso ancora da compiere.

Perché un artista non è soltanto ciò che mostra in una serata.

A volte è già evidente una personalità forte, una capacità interpretativa matura, una presenza scenica che arriva immediatamente. Altre volte, invece, si intravede qualcosa ancora in formazione: un talento che deve trovare la propria direzione, una voce che deve ancora liberarsi, un’energia che ha bisogno di essere incanalata, una personalità che deve imparare a riconoscersi pienamente.

Ed è proprio questo, forse, l’aspetto più interessante di una serata come quella di ieri.

Non cercare soltanto chi sia il migliore, ma provare a capire quale sia la distanza tra ciò che un artista è oggi e ciò che potrebbe diventare.

Alice Blasi – «Non mi va»
Alice Blasi è una ragazza potente. Non soltanto per la voce o per la presenza scenica, per ciò che mette in campo attraverso la propria intelligenza e la propria cultura. Mi ha colpito anche la descrizione filosofica che ha preceduto il brano. Ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a una persona che ha molte cose da dire e che possiede gli strumenti per elaborarle. Il mio invito è quello di andare ancora più a fondo, di trovare la giusta combinazione tra pensiero, interpretazione e musica. Quando una persona possiede una ricchezza interiore così evidente, il passaggio successivo è riuscire a trasformarla pienamente in forma artistica. Il mio voto complessivo è stato 33.

Ottavia Privitera – «Radical Chic»
Ottavia Privitera ha mostrato buone possibilità di essere artista. Possiede quella giusta aggressività da palco che, se sviluppata e indirizzata, può diventare una caratteristica personale. Ho trovato interessante anche il suo arpeggio vocale, un elemento che potrebbe ulteriormente esplorato e trasformato diventare in un tratto distintivo. C’è una presenza scenica che può crescere e una personalità che può trovare una maggiore definizione. Il mio voto complessivo è stato 33.

Mirko Bianca – «Altrove»
Mirko Bianca mi è apparso ancora dentro il proprio bozzolo. Ho avuto la sensazione che mettesse in avanscoperta più le proprie scoperte che le proprie doti canore. È una condizione che può essere anche interessante, perché significa che c’è un percorso in corso, ma il brano mi è sembrato fragile e, a un certo punto, ha finito per distrarre la mia attenzione. Forse vuole ancora trovare una maggiore consapevolezza del proprio strumento e della propria direzione. Il mio voto complessivo è stato 29.

Giada – «My Way»
Giada è stata l’artista che mi ha colpito maggiormente. La sua semplicità si contrappone a una grande grinta, forse ancora acerba ma proprio per questo interessante. Il brano è orecchiabile e ben strutturato e alcune tonalità mi hanno riportato alla memoria i Righeira. Ho percepito una personalità che può crescere molto, soprattutto se riuscirà a conservare quella semplicità che mi è sembrata uno dei suoi elementi più autentici. Il mio voto complessivo è stato 39.

Eden – «Incastro perfetto»
Eden possiede potenzialità importanti, ma mi sono sembrate ancora disperse. La sua energia è evidente, così come la voglia di stare sul palco. Tuttavia ho avuto la sensazione che il brano e gli arpeggi vocali lo portassero verso una dimensione che cerca il neomelodico, ma rimane ancora dentro il pop. Credo che potrebbe fare molto di più se riuscisse a incanalare la propria energia in una linea melodica più coerente con le sue caratteristiche. E qui mi viene da dire una cosa molto semplice: il cantante canta, non recita. Il palco può certamente avere teatralità, ma la teatralità deve nascere dalla musica e dalla personalità dell’artista, non sostituirle. Il mio voto complessivo è stato 33.

Matoh – «Mai abbastanza»
Matoh è un artista che ho trovato molto interessante. Mi è sembrato dotato di una certa poliedricità e di una chiarezza scenica che emerge lentamente. Non è necessariamente un artista che si offre tutto immediatamente: c’è qualcosa che si rivela nel tempo. Mi ha lasciato un bel retrogusto e, proprio per questo, al termine della serata gli ho lasciato i miei contatti. Spero di poterlo risentire e di avere la possibilità di continuare il confronto. A volte, infatti, ciò che resta dopo un’esibizione è importante quanto ciò che si è visto durante l’esibizione. Il mio voto complessivo è stato 39.

Dionisia – «Niente di me»
Dionisia mi è sembrata, fino a quel momento, l’artista più convincente sul palco. Possiede una grinta interessante e buone doti canore. Il brano è orecchiabile e l’esecuzione è stata buona, pur lasciando spazio a ulteriori possibilità di miglioramento. Ma ciò che mi ha colpito maggiormente è stata la presenza scenica. C’è un’artista che può ancora esplorare e manifestare pienamente le proprie possibilità. La carriera, in questo senso, può diventare il luogo in cui quella grinta trova una forma sempre più consapevole. Il mio voto complessivo è stato 39.

J & B – «Questa è la storia»
Una cantante con una notevole esperienza alle spalle. Una cantante abituata al palco, ai contesti del piano bar e delle cerimonie, con tutto l’impegno e la maestria che questo comporta. Tuttavia, proprio questa esperienza mi è sembrata, in qualche modo, sbiadita sul palco. Il brano non è riuscito a prendere quota e la presenza scenica non mi ha coinvolto pienamente. Il mio voto complessivo è stato 34.

Batta – «Super toxica»
Batta mi è sembrato, più che un cantante, un animatore da villaggio. Lo dico con rispetto, perché anche l’animatore è un artista e possiede una qualità fondamentale: la capacità di coinvolgere il pubblico. Batta ha questa energia. Cerca di suscitare curiosità, di creare allegria, di costruire un rapporto con chi lo ascolta. Ho voluto premiare il suo lato rocambolesco, la sua capacità di stare dentro una dimensione spettacolare. Allo stesso tempo, ho avuto la sensazione che dentro di sé ci sia ancora una profondità da esplorare e da colmare. L’energia esteriore potrebbe diventare ancora più interessante se riuscisse a incontrare una maggiore profondità interiore. Il mio voto complessivo è stato 35.

Julia Stabile – «Y esa parte de mí»
Julia Stabile è stata l’artista che ha ricevuto il mio voto più alto Possiede doti canore eccellenti. Durante la sua esibizione ho spesso chiuso gli occhi per ascoltare meglio la voce e la sua interpretazione. In lei ho riconosciuto una grande capacità vocale, una precisione quasi assoluta e una notevole consapevolezza dello strumento. Allo stesso tempo, ho percepito una distanza tra la voce, il temperamento e la trasmissione della propria arte al pubblico. È come se esistesse una macchina vocale straordinaria, in parte consapevole delle proprie capacità e in parte ancora inconsapevole della propria forza. Una distanza visiva, per così dire, tra la voce, il temperamento e la capacità di trasmettere pienamente ciò che si possiede. Eppure proprio questa distanza può diventare una possibilità di crescita. Il mio voto complessivo è stato 41. È stato il mio voto più alto che corrisponde con la giuria. Julia ha vinto questo contest.

La melodia e l’aggressività. La serata mi ha lasciato anche una riflessione più generale. La sensazione è che, in molti casi, la melodia abbia perso parte della sua centralità rispetto a una certa aggressività musicale. Un’aggressività che spesso sembra voler raccontare il disagio, la tossicità, la sofferenza, la rabbia. Naturalmente non c’è nulla di sbagliato nel raccontare questi sentimenti. La musica può e deve attraversare anche le zone più oscure dell’esistenza. La disperazione può diventare rock, la rabbia può trovare una forma musicale, il dolore può trasformarsi in suono. La melodia, per me, rimane qualcosa di fondamentale. La melodia è una forma di poesia.

E forse proprio per questo non basta raccontare qualcosa: bisogna trovare il modo musicale attraverso il quale quel racconto possa realmente diventare emozione.Raccontare la tossicità può certamente condurre verso il rock. La rabbia può diventare una scelta musicale. Ma quando l’aggressività rimane soltanto un atteggiamento, rischia di restare in una terra di mezzo: non è ancora veramente rock, non è più semplicemente pop, e soprattutto non sempre riesce a trasformare il sentimento in una vera forma musicale.

La musica, secondo me, ha bisogno di una necessità. Non basta voler dire qualcosa. Bisogna trovare il modo per cui quella cosa possa diventare musica.

Dieci voci, dieci possibilità. La serata di ieri mi ha lasciato quindi una sensazione positiva e, insieme, alcune domande. Ho incontrato giovani artisti che hanno ancora molto da dire e, soprattutto, molto da scoprire di sé stessi. Perché il palco non è soltanto il luogo in cui si dimostra ciò che si sa fare. È anche il luogo in cui, qualche volta, si comincia a capire chi si può diventare. Ringrazio ancora Ettore Tortorici per avermi voluto al suo fianco in questa esperienza, per l’accoglienza e per l’impegno con cui ha costruito la serata.

Ringrazio Paola Parisi, che ha accompagnato l’evento con una particolare dolcezza. E ringrazio tutti gli artisti che hanno avuto il coraggio di presentarsi, cantare e condividere il proprio lavoro.

Una serata piacevole, un piccolo osservatorio sulla musica di oggi e, soprattutto, una conferma di quanto sia ancora importante dare spazio a chi sta cercando la propria voce.

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