Meditazione

Quanto è difficile fare le cose per bene. In profondità, con il cuore, concretamente, senza retorica e senza sopraffazione. Eppure sembra che si voglia sempre strafare, oppure restare ubriachi senza aver bevuto: ubriachi di sguardi, di relazioni, di voci di corridoio. Ubriachi per non pensare.

Qualcuno, una volta, parlò della fama, di come si allarga e di come distrugge. Quel qualcuno è Virgilio. Nel libro IV dell’Eneide la Fama è una creatura mostruosa, «di tutti i mali la più veloce» (Fama, malum qua non aliud velocius ullum). Cresce mentre si muove, si nutre di voci, mescola verità e menzogna, e arriva ovunque. Più si allontana dalla sua origine, più si ingrandisce, e nel farlo divora la verità e chi ne è diventato il bersaglio. Anche Dante, nel canto XI del Purgatorio, ci ricorda quanto la fama sia vana. Ma è Virgilio che sento più vicino.

Io guardo fuori e vedo rabbia. Vedo persone appostate, pronte a puntare il dito al minimo errore, a demonizzare chi governa, e poi dentro non riconoscono niente di sé. Questo mi addolora. Chi si sente scoperto debole attacca. Quasi sempre per insoddisfazione. A volte il fallimento di qualcuno diventa un’arma per colpire altri. Per fare una metafora: come se l’insuccesso di Trump dovesse essere, per forza, l’insuccesso di qualcun altro. Perché? Quale amarezza porta a questo?

Io non voglio stare lì a guardare. Io proseguo. Con il mio lavoro, con le mie sfide, con le mie difficoltà. Perché dove c’è continuità, dove c’è concretezza, dove qualcosa va avanti giorno dopo giorno, lì sì che vedo una rinascita.

Per questo ripeto a me stesso, e a tutti, l’invito del monaco Nichiren Daishonin: fermatevi e riflettete. Non sprecate il vostro tempo. Non dite una cosa per farne un’altra. Perché dietro c’è una grande paura, e la paura soffoca.

Fermati. Respira. Fai una cosa sola, e falla bene.

I Love Sicilia

Ci sono esperienze che restano leggere, quasi sospese, e proprio per questo eleganti. La serata di ieri 18 aprile 2026 a Palazzo Biscari nel centro storico di Catania, per i vent’anni di I Love Sicilia, è stata esattamente così.

Da oltre due decenni sfoglio questa rivista con curiosità e una certa forma di desiderio: quello di entrare, almeno per un momento, in un mondo che racconta la Sicilia con uno sguardo luminoso, quasi cinematografico. Un po’ come chi arriva a Los Angeles e sogna di varcare la soglia di quei luoghi dove il cinema prende vita. Tra aneddoti, citazioni e una narrazione sempre riconoscibile, ho spesso ritrovato in quelle pagine una bellezza composta, mai gridata.

Ieri sera, in qualche modo, quelle pagine hanno preso corpo.

L’invito di Barbara Mirabella – che ringrazio – mi ha portato in un luogo che per me non è mai stato neutro. Palazzo Biscari non è solo una location straordinaria: è anche uno spazio della memoria. Lì, nel 1965, mio padre diede vita al Teatro Club di Catania, e lì stesso, anni dopo, nel 1982, ho ripreso quel filo con una stagione dedicata ai ragazzi.

Entrando in quel luogo, la prima persona che ho incontrato è stata Michela Giuffrida. Subito dopo, attraverso di lei, Donata Agnello, direttrice responsabile della rivista. Un saluto, uno scambio rapido, sufficiente per creare una prima, immediata sintonia.

Ed è stato proprio dopo quell’incontro che mi sono seduto.

Su quelle sedie.

Quelle stesse sedie che più di quarant’anni fa furono scelte da Gea Moncada, una donna straordinaria che ho conosciuto grazie a mio padre, e alla quale quel luogo deve ad entrambi anche una parte della sua identità. Io c’ero, in quel momento, e da allora quelle sedie sono diventate un segno, quasi un simbolo silenzioso del palazzo.

Sedermi lì, su quelle stesse sedie, dopo quell’ingresso e quegli incontri, ha avuto qualcosa di naturale e insieme profondamente carico di memoria.

E accanto a me era seduta Marilena Bertinatti, componente della redazione del giornale. Un dettaglio semplice, perfettamente coerente con la sensazione di continuità tra la rivista sfogliata negli anni e le persone che la rendono viva.

La serata è proseguita tra interventi e talk che ho seguito con reale interesse, sia nella prima che nella seconda parte. Ho trovato negli interventi spunti, ritmo e quella qualità di racconto che da sempre associo alla rivista.

Poi, quando il clima è cambiato e la serata si è trasformata in festa, mi sono accorto con naturalezza di non sentirmi in sintonia con quel momento. Non per distanza o disinteresse, ma semplicemente per una diversa disposizione d’animo.

Forse perché, in mezzo a quei volti, a quel contesto, a quel fluire della serata, avevo già raccolto qualcosa di più sottile. E ho sentito che, restando ancora, tra buffet e festa, avrei rischiato di perdere proprio quella sfumatura.

Io vivo nella poesia, o almeno ci provo. E cerco, ogni volta che posso, di custodire quel sentire, di mantenerlo alto, intatto. Anche quando questo significa andare via un po’ prima.

Resta il piacere degli incontri: amici ritrovati, volti conosciuti, conversazioni brevi ma autentiche.

Se non ci fosse stato quell’invito, tutto questo non sarebbe accaduto.

E allora grazie. Per una serata che non ha cercato di stupire, ma che, proprio per questo, ha lasciato qualcosa.

Ad maiora

Lonely Wolf Winter Festival 2021

Per guardare ESAME DI LEALTÀ al Lonely Wolf International Film Festival Winter 2021 e gli altri film della selezione ufficiale, fino a domenica 26 dicembre:

1. Vai su https://filmfreeway.com/lonelywolffest/tickets
2. Registra i tuoi dati;
3. Riceverai una mail con la password per sbloccare i film!

 

Indescrivibile

La volontà è il potere della rigenerazione, il saper dire ce la posso fare anche quando tutto sembra il contrario. La resistenza è la direzione

 

Ci sono fiori
Nel mio balcone
Anche da piante
Grasse
Ci sono arcobaleni
Nel mio coraggio
Anche da contingenze
Spinose
Ci sono frutti
Nel mio procedere
Anche da incertezze
Logiche
Ci sono pensieri
Nel mio guardare
Anche da cartoline
Vuote
Ci sono stimoli
Nel mio procedere
Anche da risposte
Contrarie
Ci sono soluzioni
Nel mio pensare
Anche da circostanze
Complicate
L’indescrivibile
È ciò che resta
L’assoluta libertà
In piena tempesta
Laddove c’è
Una ragione
Troviamo
La direzione
Con amore
Con passione