In questi giorni ho deciso di iscrivere il mio monologo teatrale AVAMPOSTO al Festival Teatri Riflessi.
Una decisione semplice, eppure profondamente viscerale.
Due giorni di movimento interiore, di domande, di incertezze.
Quando si espone la propria arte, quando si consegna una parte di sé a uno sguardo esterno, riemerge tutta l’insicurezza dell’artista: quella tensione che nasce dall’amore per il proprio lavoro e dal bisogno di raccontarlo.
AVAMPOSTO è un atto di cammino, un attraversamento.
Un uomo — un artista — percorre la propria memoria, la propria anima, il mestiere stesso dell’arte.
Camminare diventa un atto politico, spirituale, poetico.
Un gesto fragile e necessario per restare umani.
In questo percorso è fondamentale la collaborazione della straordinaria musicista Sonia Brex.
La conosco da tempo per la sua professionalità e la sua bravura, ma solo dall’estate scorsa abbiamo iniziato a lavorare insieme.
Da allora la nostra sintonia creativa è diventata un motore potente: Avamposto è il secondo progetto culturale che condividiamo, e la sua presenza sonora dà corpo e respiro al viaggio dell’Artista.
Decidere di partecipare a questo festival significa per me accettare l’incognita come strumento di verità. Pubblicare questo post, condividere questo passaggio, è una piccola sfida personale contro le resistenze che molti autori conoscono bene: quella paura di mostrarsi, di esporsi, di restare autentici anche nel dubbio.
Oggi scelgo di farlo. Condivido con voi il video di AVAMPOSTO, un frammento di un percorso che continua a trasformarsi, a evolversi, a cercare nuovi significati nel tempo.
