Ognuno di noi nasce con alcune predisposizioni.
C’è chi è predisposto alle lingue e riesce a dialogare con naturalezza con persone provenienti da mondi diversi.

C’è chi è predisposto alla matematica e vede nei numeri un linguaggio semplice e familiare.

C’è chi è predisposto alla pittura, al disegno, al canto o alla recitazione.

C’è chi possiede una straordinaria manualità e sa riparare un rubinetto, aggiustare un armadio, costruire con le proprie mani ciò che immagina.

C’è chi è predisposto allo sport, alla competizione, al movimento del corpo.

C’è chi è predisposto all’agricoltura, sa osservare una pianta, seminarla, curarla e raccoglierne i frutti.

C’è chi ama il mare e la pesca e conosce il dialogo silenzioso tra l’uomo e l’acqua.

C’è chi è predisposto agli affari, alla negoziazione, allo scambio, alla costruzione di opportunità economiche.

E c’è anche chi utilizza le proprie capacità in modo distorto, inseguendo soltanto il vantaggio personale, il possesso o il potere.

Anche queste figure fanno parte del paesaggio umano.
Attraverso di loro comprendiamo meglio quanto ogni predisposizione possa diventare costruzione oppure distruzione, crescita oppure impoverimento.

Ogni talento porta con sé una responsabilità: la scelta della direzione verso cui orientarlo.
C’è chi è predisposto alla cura.

Sono i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, ma anche tutte quelle persone che sanno ascoltare il dolore e accompagnare gli altri verso il benessere.
La cura è una delle funzioni più preziose dell’umanità.

C’è chi è predisposto alla spiritualità, alla ricerca interiore, alla trasmissione del mistero della vita.
Penso ai sacerdoti, ai monaci, ai maestri spirituali e a tutte quelle persone che aiutano gli altri a guardare oltre ciò che è immediatamente visibile.

Io credo di essere predisposto alla sensibilità.
È una predisposizione particolare, difficile da spiegare e a volte persino da gestire.
Mi accorgo spesso di cogliere prima di altri alcuni tratti sensibili della realtà che mi circonda: uno sguardo, una parola, un silenzio, una sfumatura, una tensione che si sta formando, una relazione che prende forma.
La mia sensibilità nasce anche dall’ascolto.

La musica è ed è stata una compagna di viaggio costante nella mia vita.
Attraverso migliaia di brani, artisti, melodie e parole ho imparato a osservare il mondo e a osservare me stesso.

Forse per questo motivo la mia vocazione consiste nel trasformare ciò che percepisco in racconto, in teatro, in musica, in scrittura, in spettacolo.
Non tanto attraverso la tecnica, quanto attraverso l’evocazione.

Cerco di dare forma a ciò che sento, di rendere visibile ciò che spesso rimane nascosto.
Ognuno ha la propria vocazione.
Io porto con me la mia sensibilità.
E continuo, giorno dopo giorno, a imparare come metterla al servizio della vita.

Invito chiunque a interrogarsi sulla propria predisposizione più profonda.
A riconoscerla, coltivarla e metterla al servizio degli altri.

Come scrive James Hillman nel suo libro Il codice dell’anima, ognuno di noi porta dentro di sé una chiamata, una vocazione, un disegno da realizzare.
Forse il lavoro più importante della vita è proprio questo: scoprire chi siamo e avere il coraggio di diventarlo.
