La costruzione del mio amore

Mi piace guardarla salire

Come un grattacielo di cento piani

O come un girasole

Ed io ci metto l’esperienza

Come su un albero di Natale

Come un regalo ad una sposa

Un qualcosa che sta lí

E che non fa male

La costruzione di un amore

Ivano Fossati

Due poesie

L’Associazione Culturale Capolavori di cui sono presidente e fondatore è dedicata alla vita, a tutti i capolavori che l’esperienza ci porta come nel mio caso i miei figli e i miei nipoti ovvero i primi figli dei figli. Il figlio è ciò che crei e ciò in cui credi. Ci possono essere ostacoli o gioie, comunque la missione di un uomo si vede dalla perseveranza, dalla felicità e determinazione, dalla capacità di affrontare le sfide che la vita ci offre.

Da qualche tempo mi sfido in poesia e trasformo vari momenti in una scrittura creativa che per la sua vivacità e composizione posso definirla prosa o poesia

Di seguito due di quelle scritte in questi giorni

Senza parole, 25/04/2021

Racconto la distanza

 

Creata immagine

Sentire l’istante

Realtà andante

Il tempo è fantasia

 

Creata immagine

Vuota di contenuti

Ricchi vissuti

Un brivido di irreale

 

Creata immagine

Giocano pensieri

Racconti di un ieri

Voglia di crederci

 

Maratona, 02/05/2021

Il luogo rappresenta la scelta.

La scelta è ciò che esiste senza luogo

 

 

Un luogo

Senza luogo

Per il luogo

Ha luogo

 

Dal vissuto

Del vissuto

Il vissuto

È nel vissuto

 

Con amore

Nell’amore

Dell’amore

C’è amore

 

Il tempo

Nel tempo

Per tempo

È tempo

 

Balla

“Balla come se nessuno stesse guardando, ama come se nessuno ti avesse mai ferito, canta come se nessuno stesse ascoltando, vivi come se il paradiso fosse sulla terra..:” (William W. Purkey e tanti altra gente, tanta altra gente, tanti altri autori.. perché il succo è lo stesso, il movimento oltre ogni limite, reagire gioia condivisa) .. Stay tuned

1995 isola di Terranova. Quando vede per la prima volta la compagnia di danza locale in un’ispirata performance nella nuova sala del bingo, il giovane Finbar (Barry) Squires vuole disperatamente diventare parte del gruppo. I ballerini del Full Tilt Irish Step sono lo spettacolo più richiesto a St. John (seguiti a ruota da Alfie Bragg e la sua Cornamusa Delusa) e, avendo visto due volte Riverdance, Barry è assolutamente convinto che spaccherà all’audizione. Così finalmente sarà noto per qualcosa, oltre alla macchia sulla guancia per la quale viene preso in giro da quando è nato. Certo, ha un talento non immediato e un temperamento un po’ impulsivo, e il suo percorso per diventare una star è messo a rischio dal fatto che in famiglia non lo prendono sul serio, impegnati ad affrontare la depressione post-parto della madre dopo la nascita dell’amato fratellino Gord. Ma per fortuna ha il supporto di un cast di personaggi quantomeno vivace: l’ubiqua nonna Squires, il vecchio rocker inglese Steven lo Storto, un gruppo di anziani della casa di riposo Un Gradino dal Divino e Saibal, l’amico pakistano con cui condivide scherzi e scorribande. E saranno proprio loro a sostenerlo anche quando si troverà davanti a un dolore che non può nemmeno pronunciare, e a insegnargli l’importanza e la gioia della condivisione e dell’accettazione di sé.

( Barry Squires. Balla come se non ti vedesse nessuno )

Poesia

Discorso di accettazione del Nobel per la letteratura 1960 di Saint-John Perse

Stoccolma, 10 dicembre 1960

Ho accettato per fede nella poesia l’onore che le è stato dato qui e che sono ansioso di far risorgere. Senza di voi la poesia non sarebbe tenuta in alta stima, giacché pare esserci una dissociazione crescente tra attività poetica e società, ché questa è schiava della materia. Il poeta accetta questa separazione, anche se non l’ha chiesta lui. Certo esiste tanto per lui che per lo scienziato, non fosse che quest’ultimo considera le ricadute pratiche della scienza. Ma è il pensiero disinteressato di scienziati e poeti che è onorato, qui. E qui almeno una volta non guardateli come fratelli ostili: stanno esplorando lo stesso abisso, varia solo il loro modo di investigazione. Quando si guardi il dramma della scienza moderna che scopre i suoi limiti razionali nella matematica pura; la fisica, con due dottrine che si scontrano, la teoria generale della relatività e quella dei quanti fatta d’incertezza e indeterminazione, che limiterebbe per sempre persino l’esattezza delle misurazioni fisiche; quando avete sentito dei maggiori innovatori nella scienza del secolo, l’iniziatore della moderna cosmologia che riduce la più vasta sintesi intellettuale ai termini di un’equazione, ebbene quando costui invoca l’intuizione a soccorso della ragione e proclama che “l’immaginazione è il vero terreno dove germoglia la scienza” e poi va avanti a reclamare per lo scienziato una visione artistica: non si è giustificati a considerare il mezzo poetico tanto legittimo quanto quello logico?

In verità, ogni creazione della mente è prima di tutto ‘poetica’ nel senso proprio della parola; e finché esiste un’equivalenza tra i modi della sensibilità e l’intelletto, è la stessa funzione che si esercita al principio nelle imprese del poeta e dello scienziato. Il pensiero discorsivo o l’ellissi poetica – quale dei due viaggi si spinge fino alle più remote regioni e ne ritorna? E da quella prima notte in cui due uomini nati ciechi presero le loro strade, uno equipaggiato coi mezzi scientifici, l’altro soccorso dalla visione delle immagini, chi dei due torna prima e più potentemente acceso da una breve intermittenza luminosa? La risposta non conta. Il mistero è comune, comunque. E la grande avventura della mente poetica non è in alcun modo secondaria rispetto agli avanzamenti, drammatici, della scienza moderna. Gli astronomi sono stati scossi dalla teoria dell’universo in espansione, ma non ve n’è di meno, di espansione, nella morale infinita dentro l’uomo, dentro il suo universo. Finché sono respinte le frontiere della scienza, sopra questo loro arco ben esteso uno sentirà i passi del poeta teso all’inseguimento. Ché se la poesia non è, mi dicono, ‘realtà assoluta’, vi si avvicina però di molto avendo una tensione forte verso la realtà e una percezione profonda di questa, perché la poesia si situa al limite estremo di una cooperazione dove il reale sembra assumere forma dentro di lei. Con analogia e simbolismo, con remote illuminazioni dell’immaginazione che deve mediare, nell’interludio di queste corrispondenze in mille catene di reazioni e curiose associazioni e alla fine con la grazia del linguaggio entro cui lo stesso ritmo vitale è tradotto, il poeta si investe di una surrealtà che non può essere quella scientifica. Conoscete uomo più teso ai contrasti? Che si impegni di più? Ché anche i filosofi stanno abbandonando il reame metafisico – ed è compito del poeta ricongiungerci a questa terra; perciò è proprio lui che si rivela come il celebre “figlio della dea meraviglia”, anche se chi pronunciava queste parole avrebbe avuto i suoi dubbi al riguardo. Ma più che un modo di percezione, la poesia è soprattutto un modo di vivere una vita piena. Il poeta abitava con gli uomini delle caverne. Abiterà tra gli uomini che hanno visto l’atomica perché appartiene all’uomo come parte del tutto.

Anche le religioni sono nate dal bisogno di poesia, che è cosa invisibile e tramite questa grazia il divino esplode per sempre dalla pietra focaia in mano umana. Quando svaniscono le mitologie il divino cerca rifugio e forse un proseguimento dentro la poesia. Nel mondo antico chi scoprì il pane fece posto a chi portava le fiaccole – così ora nel dominio dell’ordine sociale e negli immediati bisogni umani l’immaginazione poetica sta ancora a gettar luce sulle fioche passioni delle genti in cerca di uno schiarimento. Guardate l’uomo che passa orgoglioso sotto il carico di tutti i suoi impegni eterni; mentre si muove in questo carnaio umano dove un cosiddetto nuovo umanesimo si apre davanti a lui, carico di vera universalità e interezza per tutti. Fedele al suo compito che è l’esplorazione del mistero umano, la poesia moderna si impegna a cercare una piena integrazione dell’uomo nelle sue parti. Nulla di profetico in stile Pizia. Nulla di pura estetica. Né arte di imbalsamatore né di decoratore. Non fa allevamento di perle, non studia rassomiglianze di emblemi e non si lascia soddisfare da suoni festivi di musica. La poesia si allea con la bellezza, unione suprema, ma non la usa mai come scopo finale o come unico nutrimento. Rifiutando di lasciare divorziare arte e vita, amore da percezione, hai l’azione, la passione, il potere e sempre un’innovazione che estende i confini. Amore è fuoco di cuore e ha per regola l’insurrezione, il suo posto è ovunque, sta in un anticipo. Non vuole né negare né tenere distaccati, non attende benefici dai vantaggi del suo tempo. Legato al suo destino e libero da ogni ideologia, si riconosce uguale alla vita – ed è la sua giustificazione. E con un abbraccio, come una sola grande strofa, afferra passato e futuro nel presente, lo spazio dell’uomo e quello che sta sopra di lui ed è universale. Se vi è oscurità non è per sua natura (deve illuminare!) ma per la notte che esplora, la “notte dell’anima” e per il mistero dove si staglia l’esistenza umana. L’oscurità è bandita dalla sua espressione, che non è meno esatta di quella scientifica.

Perciò con aderenza totale alla realtà il poeta mantiene per noi una relazione col permanente e unitario che esiste. Lezione di ottimismo. Per lui l’intero mondo delle cose è governato da una sola legge di armonia. Nulla può accadere di naturale che ecceda la misura dell’uomo. Le peggiori catastrofi della storia non sono che ritmi stagionali in un più vasto ciclo di ripetizioni e rinnovamenti. E le Furie che attraversano la storia con le torce levate in alto illuminano solo un frammento del lungo processo storico. Civiltà giunte a maturazione non muoiono nella fitta di un autunno: semplicemente, cambiano. L’inerzia non è la sola minaccia. Il poeta è colui che rompe a mezzo le nostre abitudini. E così si trova congiunto alla storia, a dispetto di se stesso. Nessuna parte del dramma dei suoi tempi gli è estranea. Possa darci un assaggio netto della vita in questa grande epoca! Perché tale essa è mentre ci chiama di nuovo per metterci alla prova. E alla fine a chi dovremmo conferire l’onore di appartenere alla nostra epoca?

“Non aver paura”, dice la Storia levandosi un giorno la sua maschera di violenza e con una mano compie il gesto conciliatorio della divinità asiatica all’acme della danza distruttiva. “Né dubbi né paura, ché il dubbio è sterile, la paura servile. Ascolta invece il battito ritmico che la mia mano impone per un cambio immenso sul grande tema umano nel processo creativo e costante. Che la vita rinunci a sé stessa – falso. Nulla di vivente viene dal nulla né ad esso aspira. Né alcunché sempre mantiene forma o misura sotto l’incessante flusso vitale. La tragedia non è la metamorfosi di per sé. Il vero dramma dell’epoca sta nel divario che si spacca tra uomo temporale ed eterno. Se l’uomo si avvia da un lato soltanto non rimarrà all’oscuro dell’altro sentiero? E la sua maturazione forzata dentro una comunità ma senza aver nulla in comune con questa, non sarà altro che falsità?”.

Sta al vero poeta portare testimonianza tra noi della doppia vocazione dell’uomo. E questo sta per tenere a mente uno specchio più pronto a cogliere le possibilità ‘spirituali’. Ed evocare in questo nostro secolo una condizione umana più meritevole dell’uomo originale. Infine, portare l’animo collettivo a più stretto contatto con tutte le energie del mondo. Davanti a quella nucleare, il lampo del poeta, questa mano sull’argilla, basterà allo scopo? Sì, se ci ricordiamo dell’argilla. E perciò basta al poeta essere la cattiva coscienza della sua epoca.

Saint-John Perse

modella Carla Iuvara

 

Attraversare

 

Reagire alle barriere della mente, oltre il logoramento dell’entusiasmo, smontare il meccanismo demolente con la poesia che arriva quando si rinnova la speranza

Susseguirsi

A cosa pensiamo

Qual è la condizione

La necessità

 

Arretrarsi

Cosa stiamo facendo

Qual è la paura

La funzione

 

Rinnovarsi

Oltre la logica

Qual è lo spazio

La ragione

 

Domandarsi

Facciamo resistenza

Qual è l’ostacolo

La negazione

 

Smarcarsi

Costruzione del gioco

Qual è il risultato

La verità

 

Realizzarsi

Per meraviglia

Qual è lo stupore

La riuscita

 

Entusiasmarsi

Sentire abbraccio

Qual è la missione

La speranza

 

Rinnovarsi

Nuovo sguardo

Qual è la poesia

La capacità di farlo

 

by Anton Corbijn, Patti Smith 2011

 

 

 

 

 

 

Avere fede

Avere fede per realizzare le cose che non si sanno fare, perché le cose che sappiamo fare è normale che le facciamo. La fede fa la differenza. Tutto il resto fa la differenza. Le nostre potenzialità che si sviluppano. Cose che non ci appartengono che impariamo a fare. Trovare degli espedienti per fare le cose. Lavorare è esserci, mettersi in discussione in tutte le sfaccettature. Ciò che ci sentiamo di fare è ciò che non ci sentiamo di fare. A volte ci possiamo sentire strani, dispersi rispetto alle visioni di altri. Ho imparato ad accogliere, ad avere pazienza. Dentro la mia pazienza c’è la speranza che è la fede verso il più grande progetto della mia anima. C’è la voglia, c’è il desiderio di sostenere me e sostenere gli altri. Uno scambio di grande ottimismo e vivacità. Il mio obiettivo è pubblico artistico visionario. Stay tuned

Danza

“La beauté convulsive sera érotique-voilée, explosante-fixe, magique-circonstancielle, ou ne sera pas.”

André Breton ( L’amour fou )

 

Satisfaction

I can’t get no satisfaction, I can’t get no satisfaction
‘Cause I try and I try and I try and I try
I can’t get no, I can’t get no

When I’m drivin’ in my car, and the man come on the radio
He’s tellin’ me more and more about some useless information
Supposed to fire my imagination

I can’t get no, oh, no, no, no, hey, hey, hey
That’s what I say
I can’t get no satisfaction, I can’t get no satisfaction
‘Cause I try and I try and I try and I try
I can’t get no, I can’t get no

When I’m watchin’ my TV and a man comes on and tells me
How white my shirts can be
But, he can’t be a man ‘cause he doesn’t smoke
The same cigarettes as me

I can’t get no, oh, no, no, no, hey, hey, hey
That’s what I say
I can’t get no satisfaction, I can’t get no girl reaction
‘Cause I try and I try and I try and I try
I can’t get no, I can’t get no

When I’m ridin’ ‘round the world
And I’m doin’ this and I’m signin’ that
And I’m tryin’ to make some girl, who tells me
Baby, better come back maybe next week
Can’t you see I’m on a losing streak?
I can’t get no, oh, no, no, no, hey, hey, hey
That’s what I say, I can’t get no, I can’t get no
I can’t get no satisfaction, no satisfaction
No satisfaction, no satisfaction
I can’t get no

The rolling stones – (i can’t get no) satisfaction