Scarpe

Mattina presto, qualche anno fa. Le 8.30 circa, sono a Roma, appena entrato ad Anagnina, stazione della metropolitana linea A. Scendo le scale verso il treno, mi accorgo subito di un paio di scarpe sportive color oro, poi di tutto il resto. Mi avvicino con garbo alla donna che le indossa. È un po’ più giovane di me. Dopo qualche gradino, le dico d’istinto, “belle scarpe”, niente di più. Si gira, mi guarda, senza dire una parola. I suoi occhi mi chiedono “come, scusi?”. Rispondo “mi piace il colore oro”. Sorride. Ci avviamo al treno. Lei entra da una porta, io dall’altra. Dopo tre fermate scende appoggiando la mano destra sulla porta ancora aperta. Mi arriva adesso, a ripensarci, quel gesto. Va verso destra, per uscire, rallenta, si ferma in mezzo alla banchina. Mi guarda. La guardo. Il treno riparte.

I nostri sentire sono rimasti lì, fermi oltre un paio di scarpe, color oro. Scelte. Cosa volessi dirmi è solo fantasia. Può sembrare esperienza. Oggi è solo una bella foto!

Silenzio

Silenzio, ti prego mi si stanno accavallando i pensieri. Voglio un po’ di concentrazione. Ti prego, questa è l’attenzione che desidero da te. Lo disse Rosetta a Leonardo, in un momento. Nell’altro ci ripensò, Leonardo era già in silenzio. Sono due giorni che litigano su come sbucciare le patate. Leonardo lo considera un rito, un’evocazione, Rosetta non percepisce la stessa cosa, gli sembra una esagerazione. Oggi c’è in programma il purè. Potrebbe essere una bella idea, ma loro litigano, e litigano che a vederli dall’esterno non sembrerebbe per le patate. Cala il silenzio come un gioco di luci in cui gli attori recitano al buio, si sente l’intensità della scena. Un filtro di luce ci deve essere perché il buio si fa con la luce.

Per capire questa storia occorre andare a due anni prima quanto Rosetta incontra Leonardo. Un tempo in cui per Rosetta le patate erano all’ordine del giorno mentre a casa sua con i pensieri suoi Leonardo preferiva cicoria e spinaci. In uno squarcio di tempo simbolico come nell’enciclopedia universale Zanichelli, quella illustrata, si legge che le differenze sono una prerogativa importante per andare di comune accordo, perché se è vero che ci può essere contesa è anche vero che ci può essere sollecitazione istruttiva, nota come esplorazione educativa tra oriente e occidente in un paradosso cognitivo che ti si scatena mentre bevi un aperitivo.

Nel momento in cui snoccioli l’oliva in bocca, mentre gusti il suo sapore, un silenzio di goduria ti porta un’attenzione all’esterno che ti viene voglia di prenderne una altra, oliva. Ecco su queste basi filantropiche da silenzio, fermo immagine, attenzione ad ogni particolare, subentra il loro sguardo e gli Dei felici urlano la loro gioia e il portiere dell’anima scatta di meravigliosa meraviglia.

Che silenzio! Può voler dire felicità.

 

Proposta

Mi sono incaponito di te, che ci posso fare, è così. Ho spalancato la finestra ad una esistente esistenza per ciò che un poeta definisce ispirazione, necessitazione. È impossibile pensare il contrario.

Sei una potente attrazione di seduzione di eleganza in tutto ciò che agisci, sei meraviglia anche solo in semplici movimenti anche solo-solo a sentirci. Possiamo amarci talmente tanto da amare noi talmente tanto.

Possiamo migliorarci perché il nostro amore ci migliora. Posso inviarti a cena ovunque un tuo sguardo si poggia sul mio. Possiamo prenderci per mano e rivoluzionare il continente con il nostro sentimento sconfinato.

Possiamo dipingere la Tour Eiffel con i nostri sogni. L’Etna di colori sfavillanti. La Porta di Brandeburgo di luci. Possiamo nuotare in un mare cristallino e giocare e ridere illuminati dal sole, o anche con la luna correre in spiaggia.

Possiamo ballare, abbracciarci e baciarci senza determinare un tempo, è il nostro tempo. Possiamo usare la nostra passione all’infinito, fin quando siamo essere su questa terra. Possiamo coniugare il verbo del desiderio in tutte le coniugazioni.

Possiamo vivere la nostra casa per come vogliamo in ogni particolare, i nostri spazi, le indipendenze. Possiamo gustare con le nostre famiglie, che diventano la nostra, ogni cosa, anche un Amarone del 2012 di Villa Arvedi. Possiamo della nostra felicità fare felicità condivisa con chi è più vicino.

Possiamo fare dell’amore uno strumento di pace. Possiamo viaggiare e viaggiare e viaggiare senza litigare, solo tutt’altro, essendo appagati all’unisono da ogni scoperta, esplorazione.

Possiamo vivere di vita e amore, soddisfazioni, ispirazioni. Realtà.

Possiamo creare un album di cartoline per l’eternità. Possiamo dichiarare amore alla nostra energia affinché alimenti di forza e coraggio ogni cosa che facciamo e soprattutto tutto i nostri lavori dal più piccolo al più fantasmagorico. Guadagni guadagnati.

Possiamo essere complici perché gustiamo ogni cosa da amanti. Possiamo trovare nell’arte, nella letteratura, nella musica, nel cinema e teatro il nostro nutrimento, in una modalità in cui ogni ascolto diventa uno scambio di emozione, gioia, sazietà. Si metta al bando ogni retorica e ogni esitazione.

Possiamo essere sinceri perché è solo così che si cresce. Possiamo superare ogni ostacolo perché ogni ostacolo è una opportunità anche se più difficile di un precedente. So che possiamo, lo so!

Se sono talmente scemo da farne un’illusione ne scriverò una canzone e la canterò fino a non stancarmi. Ecco perché desidero e immagino in ogni istante questa armonia, noi, oltre ogni limite. L’amore non si può spiegare, è la cosa più semplice e generosa che io conosca perché pur non avendo una ragione fa della tua vita una ragione.