Ausilia

dal capitolo AMORE libro Parlo con la musica, 3 edizione, di S. Greco

E così a me, per sballarmi, bastava passare da Giger e ascoltare musica. Non mi serviva altro. Oliviero Toscani

Evidenziare il valore dell’ascolto musicale come dimensione attiva, amante. Considerare la musica come fonte di un sapere che si rinnova. La canzone è qualcosa che cammina da sola. In questo capitolo tratto della bellezza, l’amore di cui è figlia.

Ogni gesto è musica (…) un periodo buio dove ho colto il significato della parola di Nietzsche (il mondo senza musica sarebbe un errore) Ezio Bosso

Ascoltiamo Ezio Bosso in Following a bird un brano minimalista e imponente, come è l’amore. La sera dopo chiedo ad Ausilia, una mia giovane amica, di raccontarsi con 7 canzoni.  Mi risponde: 1 Following a bird. Ezio Bosso 2 Rain in your black eyes. Ezio Bosso 3 Gli Uccelli. Franco Battiato 4 Bohemian Rhapsody. Versione di Peter Bence 5 Wet. Wax Motif 6 A te! Lorenzo Jovanotti  7 I will be there. Katie Melua

Il giorno prima lavoro al capitolo, la sera dopo la coincidenza. La prima preferenza è la canzone in testa. Decido di anticipare le note sull’orecchio fotografico, ovvero tradurre un brano visualizzato.

1 Following a bird. Ezio Bosso

Questo brano scandisce una ricerca di spazi, come una torcia illuminante. Una ricerca affermata dal violoncello e dallo stesso artista al pianoforte. Musica come uno spazio di continuità, un capire dove andare. Accogliere la propria fragilità che scende a valle come un ruscello. Questo semplice fluire è forse il messaggio di questa composizione. Stordimento e identificazione in un gesto da compiere o già compiuto. Per questo ripetersi di note in frasi musicali identiche risulta un’essenza di retorica, o di un ingabbiamento. I feedback sono uguali. Possibile che queste sonorità sono il motivo di una personalità auto centrata. Possibile che si rappresenta l’incedere millesimale come un’insistenza. Si manifesta con una invocazione l’impazienza, la copertura del cinismo emotivo. Si rappresenta agitazione, un senso di frenesia, alla luce del sole; come scappare da qualcosa che ci ha lasciato una sensazione amara e non riusciamo a capire il motivo. È una giostra così vorticosa che non si riesce a sentire il gusto del divertimento. Tutto torna al suo essere continuo, rituale. La routine che si alterna alla voglia di scappare dalla routine. Importante trovare un senso alla realtà, al fabbisogno del fabbisogno. Il trantran del brano finisce e siamo pronti, desiderosi, di ascoltare una nuova musica.

2 Rain in your black eyes. Ezio Bosso

Continua il pathos del tempo, quel tempo ancorato nel tempo, che ci gira attorno, il tempo della seduzione. C’è chi è più bravo di noi. Chi è meno bravo a sedurre si arrangi. Per sedurre occorre un attimo o infiniti attimi, occorre soprattutto la motivazione. Importante avere il piacere di sedurre. Come nel tempo di un tè che comprende, prima della degustazione, la preparazione. Che comprende la voglia di averla, e se vogliamo l’incanto della scelta tra mille gusti. Ogni suggestione può essere condita da poco o più zucchero. Questo brano invita a sfogliare pagine di libri già letti come già vissuti. Può essere più divertente scartocciare libri sconosciuti, ci vuole più tempo; forse si o forse no. Il tempo di leggere un libro conosciuto può essere frenetico come soffermante, come la ripetitività di questa musica, quando incontriamo l’emozione di qualcuno che si conosce. Nel secondo caso del libro sconosciuto, c’è la scoperta del navigare in terre nuove, nuovo che avanza. In questi suoni c’è anche mestizia. Forse uno svuotamento di energia per trovarne altra, una sorta di rigenerazione. O forse questa musica ci vuole fare fermare un po’ per decidere nuove direzioni. Pensare di essere arrivati ad una meta ed invece quello che vediamo è solamente un pianerottolo di un palazzo di cento piani. Le ripetizioni di frasi musicali in questa musica sono forse una scusa, un prendere tempo per rimanere a girare sulla stessa giostra per paura di scendere. Forse perché non si sa bene rispondere ad alcuni perché. In questa musica c’è il suono, lo scorrere monotono dell’acqua che riempe una vasca con la volontà di fare un bagno caldo, riempirla di schiuma. Sono idee per evadere dalla monotonia e concedersi il piacere del benessere. Il brano parte con poche note e gira su se stesso a significare che si parte sempre da noi. Restare fermi o muoversi ovunque. Si gode di queste identiche azioni. Poi tutto torna sommariamente come prima senza staccarsi dal senso circolare della monotonia. C’è chi riesce a salire e scendere dal tapis roulant, c’è chi invece non riesce a scendere e rimane lì a girare. La monotonia è l’incapacità di spalancare una finestra da molto tempo chiusa. Poi quando la apriamo si gode del beneficio: entra l’aria pura, si tonifica tutto, si sente la natura della natura, si sente il senso della libertà, si vive oltre il sé, verso il tutto e con tutti corriamo in riva al mare. Questa musica corre anche in una strada del centro cittadino come attraverso le stanza di casa nostra. Metafore per dire che l’amore è questo, un calibrarsi di forze, un equilibrio tra il dare e il ricevere. La soddisfazione dell’abbandonarsi al virtuosismo dei suoni. Regalarsi la bellezza della condivisione e il piacere del piacere.

3 Gli Uccelli. Franco Battiato

La coerenza di sapere scegliere quello che più ci piace, quello che è più prezioso per la nostra vita. Molto spesso scegliere è una virtù, manifesta saggezza, mistica realtà. Coerenza sta nel fare ciò che è coerente con il progetto dell’anima. Anche uno sguardo del vento può essere importante per creare una decisione. Questo brano è interpretato da un cantore senza tempo che ci regala la sua poesia in maniera magistrale come una invocazione lirica. Non si sa bene se è un’omelia o un gioco di società in mezzo al mare; o mentre stiamo costruendo un grande girotondo.  C’è in questi suoni il tema della fiaba, Cenerentola che vuole andare al ballo. Dopo un po’ di scoraggiamento, con l’aiuto della fata canzone, ci va e balla con il principe. Musica che cambia come in un mix di stagioni, di ere, di generazioni. Si parte da un tempo primitivo, si passa dalla rivoluzione, e si arriva alla fantascienza. Questa musica evidenzia le doti di chi riesce a mimetizzarsi, confondersi tra la gente in qualsiasi situazione. C’è la danza e il senso di leggerezza, in un’idiozia, l’aspetto simpatico dell’intelligenza.

4 Bohemian Rhapsody. Versione di Peter Bence

Battere nervosamente ogni cosa per impazienza. Avere tutto e non avere niente. Aprire cassetti e cassettoni alla ricerca di oggetti, verità, essenze varie. In questo arrangiamento troviamo i fuochi d’artificio di buon anno. Guardiamo lo spettacolo mentre immaginiamo di essere sotto una doccia fredda dopo un lungo bagno a mare. Soddisfazioni. Un mare pieno di palloni colorati perché siamo più giovani di quanto pensiamo. Un brano raffigurante l’emulazione, ogni idolo. Iniziamo a ballare con questo scopo: mostrarci bravi. È anche un brano che può raccontare quanto è simile il vederci in due emozioni contrapposte: arrabbiati o divertiti. Due emozioni allo stesso tempo simili per l’euforia che producono. L’estensione dell’immaginazione, questa versione è simile all’originale in forma grottesca. A volte si resta ingabbiati nel traffico dei nostri pensieri. Meglio così.

Wet. Wax Motif

Comunque sia, c’è bellezza. Potrebbe sembrare uno sbattimento. Feedback di momenti eccitanti. Un citofono che suona a raffica, uno squillo persistente di un telefono. Questa musica sta a dirci che c’è qualcuno che vuole parlarci o siamo noi che vogliamo parlare con qualcuno. Una musica che ci vuole fare uscire dal guscio di ogni tipo di loop. Questo brano è una danza tribale in cui ogni autenticità si rivela come tale e ci porta a stendere il bucato appena lavato in terrazza, ballando, lavorando, a suon di musica. Pulire casa con questo ritmo. Ci preferiamo in mezzo alla ressa di una balera o in mezzo a chi non si agita. Cos’è la musica? Una affabulazione quando si usano temi spaziali, scollegati con la realtà analogica. Temi che ci estraniano dalla realtà. Intanto le nostre vite continuano. Ascoltando questi suoni continuano con la stessa monotonia come il precedente pianoforte fino alla noia. Arrivare al vuoto e cercare una nuova direzione. La musica riempe i vuoti e li trasforma. In questo gioco continuo c’è una missione.

6 A te! Lorenzo Jovanotti

Una porta che si apre. Realtà o immaginazione. La verità di una dedica. Il pianoforte torna dopo i fuochi d’artificio. Una poesia per l’infinito, la storia, la famiglia. Il viaggio di una coca-cola per le vie del centro. Sembra una preghiera, una forma di meditazione. È la dichiarazione di ogni sentire. È lo specchio e con lui il mondo. C’è la routine anche se qui è rimodulata, poetizzata. C’è in questa canzone una nuotata in piscina, la passeggiata in montagna, l’amore praticato come in sogno. C’è l’altalena per ricordarci che la leggerezza è possibile sempre e senza condizioni; la bellezza della vita che crea la vita. Il credere anche quando non ci crediamo. Una sonorità che ci porta a fare un girotondo attorno ad un falò in spiaggia di notte con la luna piena mentre il sogno diventa realtà.

7 I will be there. Katie Melua

L’emozione non ha voce… lo spazio è infinito. La musica ci parla. Come in questo brano, è un atto di amore che si ripete e per ascoltarlo basta soffermarci come quando ammiriamo un’opera d’arte o come quando siamo felici per un appuntamento galante. Questa è una musica che arriva da una altra dimensione, dalle montagne, dal tetto di una cattedrale. Da canti che si tramandano. Canti che raffigurano usi e costumi aristocratici. Piuttosto che tradizione sono praticità borghesi. Questa musica ci porta ad essere re e regina, corre un motoscafo sul mare mentre al sole si sciolgono le nostre paure. Poi torna la monotonia, forse stiamo ancora cercando ciò che veramente ci piace, pur essendo comodi in vacanza annoiati sotto una palma in una isola tropicale.