Buon giorno

Buon giorno. Buon giorno mi approccio alla vita con il sentimento della speranza. Un sentimento ampio indefinito, volenteroso in ogni suo aspetto. Mi piace essere cosciente di questa sfida, di questa determinazione, di questa costruzione di entusiasmo continuo.  Perché la speranza nutre speranza anche in una condizione di incoscienza. Solo così posso superare i miei limiti, e solo così con questa (cocciutaggine nel realizzare i miei obiettivi). Nel caso mio adesso oggi la speranza è l’unica condizione. Quanta fiducia in me stesso quanta fiducia nei confronti della mia arte e soprattutto quanta pulizia e quanto impegno. E la speranza viene nutrita dalla bellezza della naturale azione. Apparentemente oggi posso sentirmi al confine, posso sentirmi poco attenzionato da chi manovra il potere. Il prodotto della fantasia che agisce e prende il suo spazio lo ha abbellisce. Sono qua, sono chi sono in questo momento, con tutto ciò che compete questo momento, che concerne questo momento, sono qua. Quindi rinnovo questo potere, questa coscienza, e la rinnovò in quel potenziale di fede di speranza di preghiera che la naturalezza. A lottare ogni istante a dire grazie ogni istante, ad amarmi ogni istante. E auguro che il bene di questa mia esperienza possa essere condiviso, che il bene di questa mia esperienza possa essere provato da altri. Il lavoro è continuo. Il lavoro consiste nelle sfide, nelle certezze coltivate, che sono anche frutto delle incertezze, perché lo strumento magnifico della speranza è gestire la paura, trasformarla. Farla innamorata del sogno, farla innamorare della conquista, del valore che può produrre un artista. Che questa naturalezza questa gioia questa continua, continua, evoluzione sia strumento di fede e di crescita per tanta altra gente. Sfidarsi continuamente, amarsi continuamente. E quindi procedo così, a piccoli passi, in un momento sembra tutto perso e in un altro momento sembra tutto vinto. La vittoria, il vincere e ciò che ogni attimo rinnoviamo in quel pensare, anche nascosto, che ci apre nuove opportunità, nuove realtà. Questo è un grande lavoro, minuzioso, di ogni istante in cui possiamo decidere di vincere con tutto l’impegno del mondo. Che ci dona speranza. Questa è la mia determinazione oggi e continuo ad alimentare la mia fede attraverso la determinazione stessa attraverso la fede stessa. Buon giorno

 

 

Gli assetati di fama, di visibilità hanno paura di fare pause perché pensano che riflettendo e mettendo ordine scompaiono. Quindi nella logica del fare contributivo, dei numeri e delle perdite retribuite, fanno fanno senza sapere cosa fanno. Nella maggior parte dei casi producono senza sosta porzioni scotte di teatro, di danza, di musica. La verità è che stiamo assistendo in questi anni ad una ingordigia di spazi di presunta cultura fagocitati da contributi pubblici in cui il retro agire sono le “giuste” amicizie che producono facinorose inutili dispendiose attività. Il pubblico si stanca e perde interesse a nuovi stimoli. Aiutiamo la società a progredire, ad alzare la voce, a non subire a dire no alla corruzione

 

Alba

È sempre l’alba di qualcosa

È sempre l’alba di qualcuno
È sempre l’alba di desiderio
È sempre l’alba all’alba
Anche quando l’ostacolo
Anche quanto la diffidenza
Anche quando la sopraffazione
Anche quando è l’alba
Vita che conquista
Vita che abbraccia
Vita che produce
Vita in quanto vita

Ilaria

Tradurre il sound di musiche varie oltre essere una grande passione è per me un atto di sensibilità e un grande allenamento professionale come strumento di analisi e di conoscenza caratteriale. Infatti attraverso l’ascolto di una playlist di terzi si può elaborare un quadro caratteriale, trovare nuovi approcci esperienziali.

La musica ci viene accanto e ci parla, ci rassicura, si manifesta nel suo essere amica. Ci porta in una comitiva di suoni. La prima regola dettata dal format Parlo con la musica è l’ascolto, che ci fa essere partecipi di come e di cosa è composta una musica o una canzone. La costruzione e la fruizione, la definiamo sound progressive. Liberando l’intelligenza dal giudizio, proviamo ad accogliere la musica che ci dà benessere. La musica è un assieme di flussi energetici: dentro un brano ci sono assonanze che ci portano ad altra musica. Scientificamente, si può affermare che la musica parla, entra in relazione non solo con gli esseri senzienti, ma anche con qualsiasi particella di vita animata o inanimata. La musica in quanto vibrazione entra in relazione in maniera diversa con ogni tipo di molecola. La musica è della natura di tutte le cose; la musica parla italiano, la nostra lingua madre; allo stesso tempo parla ogni lingua del mondo. Molte posizioni, oggi più che mai, accennano alla relazione musica e algoritmi, tema dominante di questa nostra era multi social. Si tratta di un riduzionismo epistemologico, non in grado di cogliere la vera essenza della musica. Essa ha una valenza ontologica, universale, che pervade non solo ciò che esiste, ma anche ciò che va al di là dell’empiricamente esperibile. La musica muove il nostro inconscio.

Non mi è mai capitato di ricevere 12 brani tutti in un’unica compilation quando ne avevo chiesti 5/7. Mi è successo solo con 12 persone diverse.

Già questa abbondanza di conoscenza musicale denota un approccio alla vita entusiasta e preciso. Comunque iniziamo e scopriamo i vari suoni.

 

1     Stay (Live) · Jackson Browne

Questo brano segna un’epoca, 1977

La nota che immediatamente salta all’attenzione è che ci viene servito già a suono  iniziato anche se di pochi secondi. È come la sensazione di chi arriva all’ultimo momento ed è già pronto e tonico. Chi sa cosa fare anche se ha un breve ritardo.

Il brano ci porta ad una immagine leggera come attraversare la strada passando da un marciapiede all’altro su le strisce pedonali. Ricordiamo l’immagine dell’album dei Beatles. L’8 agosto 1969, Iain Macmillan, in bilico su una scala, fece lo scatto che diventò la copertina di  “Abbey Road”. Storia dell’attraversata magica di John, George, Paul e Ringo.

Attraversare sta anche come andare velocemente, un momento per un altro, recarsi velocemente in bagno per ci scappa, andare da una parte con un proprio ritmo. Il ritmo di questo brano è sornione, come la passeggiata di un gatto. Con questo approccio possiamo trovare una passeggiata al mare o al lago su una barca andando a remi godendo di un buon clima e di una piacevole compagnia.

Ci sono contrasti e affinità in questo sound, c’è dell’amore e dello stridore. Come le due voci, una suadente e l’altra aspra, acuta, a tratti martellante.

Il tutto come il procedere scandito dalla preparazione di panini e bevande per un pic-nic che poi quando si consuma diventa manifestazione piacevole di un progetto di scampagnata, di una familiarità che sogniamo, desideriamo, a cui pensiamo, di cui abbiamo bisogno. Un piacevole fuori porta dove ho incontrato e conosciuto Ilaria.

Ecco in chiusura torna l’immagine dei Beatles, in quel procedere. Aggiungo un rebus: quattro invece che uno, andrebbe meglio in due.

 

 

2     Se telefonando – Mina

Una poesia che torna nel momento in cui abbiamo bisogno di fermarci alla luce di una abat-jour, perché diventi una scrittura intima, necessaria. Allo stesso tempo è un vago ricordo al quale diamo una rilevante importanza nell’adesso, diventa l’occasione di una introspezione, ci porta a tradurre un vago sentire in un impellente approccio. Si spalanca una finestra e si produce una invocazione.

Con questo brano sosteniamo l’immagine del sogno e la proiettiamo all’esterno, la condividiamo, la evochiamo con grande intensità. La particolarità sta nel fatto che si apre e si chiude un sentire senza lasciare una traccia di sé  oltre il tempo circoscritto. Un consumare inquadrato nell’atto di fare, di agire, senza un coinvolgimento successivo come si poteva invece immaginare dall’enfasi iniziale. A mio avviso questo brano presenta la dimostrazione che tra il dire e il fare ci può essere veramente il mare.

È la rappresentazione molto melodrammatica, una invocazione senza una particolare costruzione emotiva, solo spettacolare, quel particolare momento che diventa generico. O soltanto la necessità di cantare.

È così diventa musical, spettacolo, fraseggio di un piano di ironia. Diventa spettacolo Burlesque dove ci si spoglia immaginando già di rivestirsi. Full Monty.

 

 

 

3     Pazza Idea – Patty Pravo

Apparecchiamo, nel senso di sistemiamo. Ascoltiamo l’incedere di questo brano e ci sembra che ci sia l’intenzione di farlo. Non è soltanto un’azione pratica è anche uno stimolo a farlo. Scandire il primo passo, manifestare l’intenzione. Questo è l’incipit di questo brano che spazia in vari stereotipi. Un mix tra Mina con Non credere del 1969, Claudia Mori con Buonasera dottore del 1975, I cugini di campagna con Anima Mia nel 1995, di nuovo Mina con Ancora ancora ancora del 1978, Syria con Sei Tu del 1997, Ancora di Eduardo De Crescenzo del 1981…. Tutte seduzioni nel ricordo. Un girotondo di amiche che si raccontano le loro avventure. Poi cambiano abito. Da una svolazzante tunica di lino attorno ad un falò in spiaggia si passa ad un abito di seta aderente alla conquista del mondo. Un imbellettarsi nell’evidente forza del desiderio, dell’immaginazione, a volte senza una logica.

È lo stesso atteggiamento del poetizzare come il brano precedente “Se telefonando”, un’invocazione in questo caso più sussurrata più accorata, più verso il gorgoglio sospirante. Ci sono atmosfere più vuote in quanto forse non necessarie come si vorrebbe far credere. A volte si copre la noia con altra noia portando a galla pensieri dei più disparati.

Questa storia parla di seduzione, di gabbie di pensiero. La similitudine oggi è al porgersi della cantante Annalisa (nata in agosto 1985) il suo Bellissima del 2022 e Mon Amour del 2023 sono pezzi di un collage voyeuristico.

Tutti questi riferimenti sono la conferma che dal 1969 ad oggi non è cambiato niente. Brama, paillette e buon vino. Si torna all’apparecchiare la tavola per una cena a lume di candela, con soddisfazione per la gioia messa in campo.

L’amore è un presepe.

 

 

 

4     Centro di gravità permanente – Franco Battiato

Andiamo a marciare, andiamo in fila, andiamo. Costrizione o scelta? Manteniamo il ritmo. Una parata, una festa, come un libero sfogo, una rivolta pacifica. Si entra a scuola, si va in classe, si va a studiare, si seguono le lezioni. Non è la stessa cosa per tutti, non è così facile come può sembrare. Ognuno studia in maniera differente. Ognuno alterna lo studio al gioco in maniera diversa. Ci chiediamo se Ilaria conferma questa sua vivacità allo stesso tempo per il dovere e per il piacere.

Questo brano ci porta ad attenzionare il tema della responsabilità. La disciplina e la saggezza con le quali si affrontano studio e sfide. È l’alternarsi di impegno e svago, Battiato lo evidenzia nel titolo. Cercare un centro senza cambiare idea, senza essere distratti da smancerie. Allo stesso tempo avere bisogno di un forte stimolo, di un qualcosa che non ci facesse mai cambiare idea, cambiare progetto, o ancora di più cambiare sogno.

Il brano chiude con “uacci uari uari” che troviamo in altre canzoni, per esempio la Ballata di Fantozzi cantata da Paolo Villaggio nel 1975 o Sugar Baby Love dei The Rubettes del 1974.

Una impronta di seria leggerezza

 

 

 

5     Milano – Lucio Dalla

All’alba ogni colore è tenue, avvolgente. All’alba il silenzio si nutre di silenzio diventando musica. All’alba spesso il passo è felpato per non disturbare chi ancora dorme. All’alba si va verso la cucina o in un bar per un caffè. Ancora meglio se la strada è ampia. Ancora meglio se la cucina ha una finestra che da verso un infinito. Non importa se in mezzo ad una città circondato da palazzi. Non importa se in montagna circondato dalle montagne. Lo sguardo verso ampi orizzonti non trova ostacoli. All’alba c’è sempre lo stupore, la gioia di un nuovo giorno, la meraviglia del sole che sorge.  Una città fra i palazzi è forse la cornice di questo brano, poetica ad un luogo, ad un assieme di cose. Una città chiusa e contemporaneamente aperta. Cosi siamo noi. È vero? “Ti fa una domanda in tedesco e ti risponde in siciliano”, “continua il mistero”. Blues.

L’apertura si prende il suo spazio e diventa poesia, le impercettibili declinazioni del nostro essere autentico. L’Ilaria divisa da più luoghi.

Questa canzone è una meravigliosa grande contemplazione. Una ballata decisa, un brano romantico. È cosi che vogliamo, possiamo essere? O è così che siamo? Mistero.

 

 

6     Ma mi… – Ornella Vanoni

Un brano chiama l’altro. Il dialetto è la voce della propria terra e quindi dell’anima, della propria cultura. Il dialetto è verità. Il dialogo in più dialetti è di per sé un accesso dibattito. Amicizia.

L’incipit ci regala il modo migliore di approcciarsi alla relazione. Partire in quarta, nel senso di essere decisi. Ballare con l’assoluta certezza di essere protagonista. Il tango non è soltanto una danza a due. 

Questo brano così interpretato è un urlo teatrale. Ascoltare la versione di Enzo Jannacci o di altri per confutare. Questo canto da palcoscenico arriva come una sfida a singolar tenzone. Un ironico duettare.

A metà entra in scena il dialetto napoletano. Breve contributo, poi tutta torna alla normalità, alle risate, alle feste, all’ingordigia. Al panettone.

Questo brano sazia. Si può interpretare come un gioco da bambini. Un gioco dentro il gioco. Nel ritornello diventa un film di cartoni animati, una giostra, un’opera dei primi del ‘900. Mi chiedo se a Ilaria piace Mary Poppins o per certi versi Marlene Dietrich che dal 1944 cantò Lili Marlene a tutti i soldati al fronte, tedeschi o alleati. La chiusura è un colpo di tacco da cabaret,  l’attènti  del soldato.

Un brano che ci vuole dire tanto in fatto di esemplarità del carattere e la naturalezza ad esprimerlo.

 

 

7     Un senso (live) – Vasco Rossi

Anche qui c’è l’irruenza, ascoltiamo il boato del pubblico che precede la canzone. Molte similitudini. L’acqua di una fontana che riempie una tanica. Un libro di fiabe sfogliato piano pagina per pagina ammirando parole e disegni. L’immagine di una nenia come una salita in montagna. Raccolta di frutta dall’albero. Un loop romantico per ballare all’alba un brano tornando a casa. Anche qui c’è il tango, mi chiedo se Ilaria ha esperienza in tal senso. Se le piace il ballo a due virtuoso. Esperienza di fisicità come un derviscio rotante di felicità. La manifestazione della complicità che diventa colonna sonora della preparazione di un gustoso piatto servito con tutti gli onori e ogni attenzione ad una persona.

Questo brano può nascondere un sé molto forte e una retorica dal sapore rock.  Domani è un altro giorno è il graffio elegante e sincero di Vasco Rossi che dona bellezza. In questa edizione (2008) a chiudere il brano c’è un potente assolo di chitarra che apre i cancelli della fantasia, della relazione sempre magica con il retrogusto della musica senza tempo

 

 

8     Born in the USA (live) – Bruce Springsteen

Ritorna il coro da stadio, Ilaria ha scelto molte versioni live. Dimostra entusiasmo, condivisione. Voglia di ascoltare versioni personalizzate anche solo da emozioni e assoli. Lo stadio uguale al Colosseo, storie di masse di persone che incitano chi sta nell’arena.

Il mood è un affondare gli stivali nel fango, procedere indomiti, essere sprezzanti e avventurieri. È un tir che viaggia tra pianure e salite, carico di sentimenti. È un canto tribale in favore della pioggia o del sole dipende dalle necessità, dalle condizioni. Di fatto questo brano è la rappresentazione di una semplice foga del cantante che rende speciale questa esposizione dei fatti. Ci ricordiamo che Ilaria è un avvocato e questa potrebbe essere la visualizzazione del suo lavoro.

Il ritornello, la costruzione dell’idea del brano, riguarda la storia, tradizione e cultura esaltate in un canto di libertà e appartenenza. È allo stesso tempo messaggio di una nazione attraverso il sentire del suo popolo. Per tradurre il senso: sono di dove sono dovunque sia. Centrata e allo stesso tempo distaccata.

Questa scelta è una buona idea, ci fa inneggiare alle imprese impossibili.

 

 

9    Private dancer (live) – Tina Turner

L’ascolto è pazienza. Questo è il nono brano selezionato da Ilaria. Come ho scritto all’inizio questa è una playlist inconsueta rispetto alle altre per la vastità di titoli e modulazioni. Comunque come ogni volta accade per le novità, mi sfido e la ascolto la traduco nella modalità dell’orecchio fotografico con rinnovato interesse.

Questo brano si apre in maniera decisa. Un soul che preannuncia una vivace eleganza oltre le righe, una magnifica presentazione. Forse Ilaria vuole finalmente mostrarsi, raccontarci con questo brano com’è, cosa pensa. Vuole presentare i suoi punti di forza e le sue fragilità.

Questo brano è delicatissimo, ci presenta la bellezza e l’unicità della consapevolezza. Mostra qualche sfida annientando inutili paure.

Un brano che va ascoltato millesimalmente. È la luna piena che sorge all’orizzonte sul mare in una bella serata d’estate. La colonna sonora è la stessa musica, la stessa Tina Turner che con Private dancer ci indica un sogno da mettere all’esserlo prima di un altro.

Questo brano è famiglia.

 

 

10  Bohemian Rhapsody (live) – Queen

Coerenza con il precedente brano, gli accordi, gli arpeggi sono molto simili. Nel primo caso una chitarra protagonista, nel secondo caso, questo, un pianoforte. Il segno della chitarra è estensione, invocazione, misticismo. Il segno del pianoforte è vibrazione, percussione, virtuosismo, contemplazione e riflessione.

In questo brano c’è quel pizzico di aggressività che forse è mancata nella presentazione che Ilaria ha aperto con il brano precedente eseguito da Tina Turner. C’è il rock di un chiodo di pelle, immaginiamo se e quante volte Ilaria lo abbia indossato. C’è il rock dello spiazzamento verso chi e cosa che può provocare un atteggiamento abitualmente distaccato (sornione).

I Queen in generale come i Pink Floyd, o anche i Led Zeppelin, sono grandi catalizzatori di attenzione per le personalità più complesse. In questo brano questi comuni fruitori trovano tutti i motivi inimmaginabili che gli permettono di non distrarsi, come i fiori per le api. Risuonano aspetti indecifrabili a parole. Un brano che diventa una calamita di percezioni che si amplificano mostrando parti scoperte di sé. Comunque appena finisce questo flusso di sonorità ampie come una giostra, finisce anche il giro e tutto torna come prima. Un desiderio inconscio di dialogo e apertura su aspetti difficilmente esternabili.

 

 

11  Beautiful day (live) – U2

Sembrano i titoli di coda di questa avventura sonora, sappiamo che c’è un altro brano da ascoltare. Potrà essere un bis, per adesso non lo sappiamo.

Questo undicesimo brano si mostra come un riassunto emotivo dagli anni sessanta ad oggi. Un turbinio di cose, di immagini, di stimoli, di soste e ripartenze, di esperienze. Una latente provocazione meridionale data dal martellamento di un suono molto simile al tamburello espressione di una terra chiamata Sicilia.

È come se ci fosse stata una esibizione e questo brano degli U2 è il suono del Golden Buzzer, coriandoli compresi, che festeggia una vittoria. Questo fa della sensazione un aspetto centrato e pertinente. Risuonano valori come bellezza, pazienza, studio, dedizione, musica allo stato puro, equità… La bella stagione sta arrivando e questo brano è stimolante immaginando tuffi e nuotate al mare o in piscina.

Come noterai c’è in sottofondo un battere di tempo che si presenta come un’insistente voglia di reagire, i progredire. Un incoraggiamento per tutti, belli e brutti, senza differenza che parte da ognuno di noi. In questo caso il noi è riferito a tre belle persone davanti ad una pepata di cozze.

 

 

12   Monna Lisa – Ivan Graziani

Incalzante, sì! Decisa, sì! Sfuggente, sì!

Usciamo dal cinema dopo aver visto un bel film. Ci facciamo delle domande ci diamo delle risposte, interagiamo. Una chitarra gitana ci ricorda la libertà dello zingaro. Ritorniamo al lavoro, siamo incolonnati in macchina nel traffico. Meno male che c’è la radio che trasmette musica.

Il dato mancante in questa playlist è la nobiltà che Ilaria ci ha voluto negare prima come informazione e che in questo bis è uscita allo scoperto  prepotentemente. Come nel film Hair in cui ci divertiamo in una scena a vedere una magnifica tavolata di nobili scompigliata da un gruppo di figli dei fiori.

Dopo questa scorribanda tra un concerto ed un altro, dopo parole, musica e parole ci fermiamo in un bar sperduto di un paesino montano dove gustiamo un buona granita. E gioia sia.

 

Gabriella

 

 

Miseria Nera – Adriano Celentano

 

 

Simboleggia la spremitura di qualcosa, ci porta al pigiare l’uva con i piedi quando si fa la vendemmia, la preparazione del vino. Simboleggia il lavoro incessante, nel quale ti puoi distrarre con lo sguardo. Comunque ci porta ad una sfilata di costumi, come entrare in un negozio di abiti di carnevale e avere il piacere di provarne un po’. Questo brano, questa ballata di Celentano, ci fa vedere un susseguirsi di emozioni, intimità nascoste, forse fughe. E’ forse la colonna sonora di girare per negozi per divertirsi, giocare con il mondo dopo aver comprato qualcosa. Simboleggia anche un reagire. O piuttosto la voglia di ballare in coppia all’aperto durante una bella giornata

 

La stagione dell’amore – Franco Battiato

 

 

La musica nel suo essere poesia manifestata è sempre un’idea di altri che diventa per noi, per chi l’ascolta un messaggio. In questo caso può rappresentare una pausa, una riflessione mentre ammiriamo un carillon o un artista di strada che suona l’organetto. Questo brano di Franco Battiato sa anche di pachidermi, di elefanti, di giganti che possiamo vedere nella giungla o nelle fiabe. Oppure puoi immaginare ciò che ti circonda in città come qualcosa di sovradimensionato. Questo significa che questo brano può trasformare la realtà in fantasia, cosa che in generale fa la musica. La stagione dell’amore con questo canto acutizzante amplifica le sensazioni. Ci porta ad una stasi come quando si lavora a maglia. Non so se sei capace, sicuramente è simbolico. Realizzare un bel maglione o una sciarpa da indossare e gustare per il solo fatto, per te molto importante, che l’hai prodotta tu. Ogni occasione è un’occasione che se saputa gestire diventa una esperienza importante foriera di altre esperienze. Come tale questo susseguirsi si chiama evoluzione.

 

Una carezza in un pugno – Adriano Celentano

 

 

Colonna sonora del Mulino Bianco, luccichio sentimentale, di pace e di amore. Una radio accesa in macchina come una radio accesa nel più sperduto luogo della terra che regala messaggi illuminando ciò che la circonda come la luna fa con il mare. Questa è poesia o voglia di poesia. Questo è anche guardarsi allo specchio. La bellezza oggi è qualcosa di ben preciso a cui adeguarsi: un certo modo di vestire, di mangiare, di parlare, di camminare. Può essere che c’è in te l’immagine di una strega che pensando a Biancaneve si rivolge allo specchio per avere risposte. Vuole essere bella come lei. Questo brano si muove in un confine tra retorica e un’immagine fuori da sé. Forse è il desiderio di applicare punti fermi della propria personalità anche se fuori dal tempo, nel tempo dell’adesso

 

13 Jours en France – Francis Lai

 

 

La fiaba è un gioco tra fantasia e realtà. La fiaba ci porta a spazi sconfinati. La fiaba è una condizione magica. Questo brano è la perfetta chiusa di questa sintetica playlist. Essere qui, mentre si vuole essere lì. Avere questo, mentre si vuole avere quell’altro. Stare fermi, mentre si vuole viaggiare. Mi sembra che c’è in te la voglia o la ricerca di emozioni autentiche. In tutte le musiche selezionate, maggiormente in questa c’è sempre un riferimento alle tue intimità nascoste. Applicare punti fermi senza distrazioni è importante

Bernardo

Ricevo il testo della canzone e altre info che si susseguono mentre sto elaborando una scrittura ampia. Sono al pc per copiare i miei appunti scritti su un foglio appena ho ricevuto il link del pezzo dei Led Zeppelin. Ripeto: molto significativo questo tuo contributo. È come una potenza che si sveglia. mi fermo e compongo una traduzione come spesso faccio nel campo della ricerca dell’ascolto musicale, in particolare dell’orecchio fotografico, che si rifà al mio format parlo con la musica. Questa oggi mi sembra una traduzione speciale, di attenzione, di amicizia, di necessità e in questo momento penso anche di sorpresa. “La rivoluzione umana di un singolo individuo contribuirà al cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità”. Entro nell’ascolto di questo brano, lo seguo dalle prime note. Si sente la pienezza del pensiero, la grazia e forse la necessità di questa condivisione. La pienezza dell’alba di un nuovo giorno. Un andare e venire di suoni ancestrali e fluidi come un ruscello che diventa fiume e segue metaforicamente l’intonazione di un canto, di una chitarra, di un flauto. Questa rappresentazione è in piena saggezza, un urlo autentico, una poesia dell’anima, una poesia che cerca il fiume, il procedere. È anche di chi nel canto cerca qualcosa e decide di lasciarlo libero di essere. Questo brano lo conosco bene, è un brano che risuona una musicalità da metamorfosi. Potrebbe essere il rallenty di Fregoli (un artista tra i più importanti del panorama mondiale della prima metà del 900, un attore, un cantante, un trasformista geniale e perché no, un mago del varietà purtroppo dimenticato. Con i suoi 800 costumi e le sue 1200 parrucche diceva, avrebbe potuto ricoprire interamente la Tour Eiffel. Le cifre Di Leopoldo Fregoli lasciano col fiato sospeso: fino a 100 personaggi interpretati per serata, 6000 spettacoli in più di 650 teatri differenti in giro per il mondo e 14 attraversate atlantiche. Il suo guadagno annuo ammontava a quasi 1.000.000 di franchi, cifra che un ministro dell’epoca avrebbe ottenuto solo dopo 15 anni di lavoro.) Oggi il rallenty di Brachetti. Mentre scrivo, vedo che continui a inoltrare messaggi. E continuo a scrivere senza distrazioni. Torno alla musica che ci parla di tempo, un tempo che va avanti, l’adesso in un continuo moltiplicarsi di adesso. È bello il contrasto che si sente, la determinazione condivisa, la mia e la tua ad andare avanti, alla saggezza. Si sente forte in questa tua scelta mattutina la metamorfosi che il brano ci indica, i confini ampi, i recinti che scompaiono. Trovare la direzione perfetta, volersi bene. Questo ci vuole dire questo brano, questo canto dei Led Zeppelin. È veramente una festa di carnevale, nel suo simbolismo. Una festa che parte in sordina nell’animo e nella partecipazione e che inaspettatamente si evolve, dietro penso che si sia una grande tenacia. La sensazione bella e forse importante è riuscire ad entrare dentro questa festa. Parteciparvi con ogni senso e portare a casa una esperienza. L’esperienza è la chiave del nostro procedere. T’ien-t’ai afferma: “Se non si percepisce la natura della propria vita, non si possono sradicare le proprie gravi colpe.” Afferma inoltre che, “se la mente degli esseri viventi è impura, anche la loro terra è impura, ma se la loro mente è pura, lo è anche la loro terra; non ci sono terre pure e terre impure di per sé: la differenza sta unicamente nella bontà o malvagità della nostra mente.” Svuotare le nostre percezioni delle stesse percezioni che oggi, come ieri, non capiamo bene e che nel bene e nel male ci hanno formato. Caro Bernardo, grazie. Il potere della nostra rivoluzione umana sta in questo. Vivere appieno la vita portandola verso una saggezza che in ogni istante crea saggezza per sé ed altri.

 

Margina

 

 

 

Barbra Streisand – The Way We Were

La adoro e la canto

Il lupo che c’è dentro di noi, in questo caso per Margina, la lupa.  Il Verga, Roma, la Sicilia, mamma, preistoria, sensualità, panorami, suggestioni. Questa musica è come un sipario ed è interessante perché in ogni cosa ci vuol sempre un inizio, e questo per te è un segno di identità e precisione. Questo primo brano è la ricerca di una traccia, di un copione nuovo che stai scrivendo e che si collega alla tua vita. Vediamo come va? Ti dici! Oppure potrebbe raccontarci chi fa parte del tuo ambiente oggi. Intanto procediamo in un sentiero che è la vita. L’incedere della musica di questo brano cantato da Barbra Streisand, ci da il senso e la direzione. Semplice, io che scrivo questa traccia, tu che leggi un punto di vista, la traduzione di un sentire contenuto in una tua compilation. Che forse non ti aspettavi. Tornando al profondo senso del senso che gli attribuisco, forse tutta questa narrazione di canto e musica, ci porta a quel telefono antico del corridoio di casa, in cui abbiamo pascolato la nostra adolescenza. Ci vengono in mente le telefonate romantiche, presunte o reali, i primi sentimenti. Questa canzone canta una voglia e anche una evidenza. Sottolineiamo le parole più pertinenti a manifestare la felicità, essere felici è possibile.

 

 

Mina – Non credere

È nelle mie corde

Eccolo il pathos, la sfuggente condizione irreale, la fata bugia. La manifestazione dell’iperuranio d’artista, ciò che possiamo e ciò in cui ci fissiamo. In questo brano c’è identificazione di una tua solida sensibilità in cui c’è il fottutissimo luogo comune delle smancerie come l’amaretto di Saronno “tutto il fascino di un liquore antico”. Le smancerie a volte sono quel giro e rigiro che non porta a niente. Semmai confusione e mi dispiace dirlo, a volte privazione. Quindi Mina ci esorta a credere di dire basta con la confusione, di andare al succo. Andiamo alla nostra autenticità, godiamocela. Il sogno è bello quando si sogna. La mia proposta è una bella partita all’aperto in un qualsiasi campo di gioco, tennis, calcio, pallavolo, divertendosi con il refrain di questo brano.

 

 

Amanda Lear – Cocktail d’amore

È nelle mie corde

Audace. Sembrerebbe. Poi se è “nelle tue corde” è ancora meglio. C’è un pizzio d’infantile. Molto divertente. Vedersi mentre agiamo, e senza specchiarci in nessuna realtà, è una dote. Osservare troppo se stessi forse è una condizione che ci distrae e non ci fa assaporare ciò che la vita ci porta o piuttosto l’assieme delle nostre esperienze in divenire, coglierne la bellezza, che prima o poi sentiamo. Essere ciò che siamo, è importante, nient’altro. Amare il prima, durante e dopo. Amare l’adesso. Ampliare la percentuale di gioia, in pienezza, anche se la condizione in cui ci troviamo è avversa . Questo brano rappresenta una continua suggestione, che può essere la verità, ma che può rimanere imprigionata in un simbolico stato d’estasi. Questo brano ci dice che vivi una verità suggestiva da perenne innamorata. Questo brano può essere la colonna sonora di te in riva il mare che canti e balli questa musica con le braccia alzate mentre segui il ritmo senza fermarti. Non importa chi c’è con te. Se c’è o non c’è forse è lo stesso.

 

Amy Winehouse – Back to black

Un mio cavallo di battaglia

Cabaret, teatro, palco, Liza Minnelli. Ritorna prepotente la voglia di dichiarare il tuo essere, la tua maestria che ci sia o solo sentita. Torna la grinta seduttiva, la marcia che attira l’attenzione. Sei una acchiappa attenzione (leggi il principio di chi possiede la luce). Naturalmente grande voglia di essere vista, notata. La bellezza aurea, quella dei nati in primavera estate. Provi a porti con un incedere risoluto a conferma del fatto che le tue emozioni hanno la priorità. Brava, ciò che senti viene prima, tue sensazioni sono importanti. Comunichi una decisa autorevolezza sul qui e ora nel mondo. Prima noi, poi chicchessia, vero? Grande sensibilità da chioccia come assunto di base, il principio di madre che ti domina, poi può accadere la dispersione. La confusione e il disordine in camera da letto sono altra cosa, è la fantasia. Ti propongo con questa musica di immaginare una passerella all’interno di una area chiamata giostra. Mi permetto di porgerti una visione surreale su questi suoni. Il bowling fatto con dei modelli di cartone o reali. Un tapis roulant in cui ci sono tutte le smorfie e possiamo cogliere la prima che ci piace. Una gioia, una esibizione, un gioco, un incedere. Una pubblicità, lo spot di Margina, il tuo mondo, la tua seducente modalità. Il tuo diario da scrivere ogni attimo e su cui tornare per scrivere che c’è, esiste quel momento, ogni momento. Wow.

 

Fiorella Mannoia – I dubbi dell’amore

Stupenda

Un luogo sconosciuto. Un luogo molto intimo. Una percezione. Una tua proiezione anche inconscia. Voglia di scendere le scale di Sanremo, acchiappare quel pubblico, l’ammirazione. La manifestazione  di un tuo grande obiettivo, il tuo sentire manifesto forse è questo il senso di questo brano. Un brano che ci porta una riflessione su ciò che può essere doppio. L’umore, la personalità, l’amore, le scelte, due occhi. Una doppia visione delle cose, un doppio procedere, repentini cambi di percorso. Con questo brano visualizzo per te un racconto epistolare che scrivi senza pensare a chi vuoi e poi rileggendo trovi la tua voce dell’anima. La perfezione, come il gusto, sta forse per te nella via di mezzo.

 

Mina – Anche un uomo

Ti sei impegnata in questo gioco, è chiaro, forse è arrivato al momento giusto, forse è stato desiderato. Eccoci. Con questa musica costruisci una cornice che come energia di porta a subito dopo l’adolescenza, alla tua maturazione. Una musica riflessa nell’oggi. Tutto quello che contiene lo sai tu. Manifesta una grinta, forte. Mi sembra da ciò che ascolto che sia la parte di te più chiara. Impercettibilmente autentica. Anche se la condisci con una continua sfida. L’augurio mio per te che non si sprechi niente. Puoi aggiungere una atmosfera sublime così come arriva nell’incanto di ciò che è, il desiderio che si manifesti con la stessa potenza oltre una semplice soddisfazione.

 

 

 

Ornella Vanoni – L’appuntamento, Dettagli

Non so se è stato un errore o una scelta. Un link che contiene due brani. Mi sembra la conferma di ciò che è scritto nel capitolo precedente “I dubbi dell’amore di Fiorella Mannoia”. Qui è evidente la condivisione di ciò che senti, la necessità di trovare un riflesso in un’altra persona al tuo procedere. Quella autentica condivisione che fa della poesia una sintesi, il risultato. Questa musica presenta la comprensione del tuo entusiasmo espressivo, di un sorriso definito amorevolezza.  Questo brano lo porti a casa come un augurio, o la manifestazione che si sta realizzando ciò che desideri. Sei sotto i riflettori. Sei a tuo agio.

 

 

Ornella Vanoni, Toquinho e Vinícius de Moraes – Samba della rosa

Questo esercizio della traduzione fa parte del format Parlo con la musica da me ideato e che è il risultato di una ricerca che conduco dal 1979. Nello specifico questo esercizio mette in primo piano gli ascolti figurati utilizzando la modalità dell’orecchio fotografico. Cos’è? È l’allenamento continuo ad associare alla musica il vedere e analizzare vecchie e nuove costruzioni, l’itinere e l’immaginare. Un continuo allenamento per capire cosa c’è che ci riguarda in quello che vediamo con l’ascolto, cosa c’è di reale o irreale in quello che sentiamo. Facciamo fondere il vedere la musica con i suoni che arrivano da una finestra. Capiamo come un pensiero evocatore con la musica arriva al nostro orecchio fotografico. Come realizziamo immagini di questi collegamenti? La musica è costante musa ispiratrice, è verità, è una guida, è il richiamo dell’anima, il collante, un binario emotivo. Entrambi abbiamo fatto questa esperienza di ascolto. Da emittente a ricevente. Puoi capire da questa prefazione quanto sia unico e dirompente arrivare a questo brano che chiude questa tua playlist.

Il tema su cui si basa la traduzione di questo brano è sconfiggere ogni tipo di fretta, la capacità di restituire il tempo confacente alle proprie emozioni, trasformare l’ingordigia per ciò che è dolce. È possibile trasformare questa tendenza.

Questo brano ci porta allegria, gioia, scampagnata verso luoghi e situazioni che ci piacciono. Colazione al sacco con tanta buona musica. Ritorno a ciò che è naturale anche se a tratti può risultare innaturale. Suoni che si spostano da un umore ad un altro, da una conquista ad un’altra. Una continua trasformazione. Il proprio richiamo della missione che si manifesta.

 

A tutto questo aggiungo un brano musicale che racchiude sintesi e sensazioni in generale che questi ascolti mi hanno offerto. È bello ascoltare, tanto quanto lo facciamo per noi tanto quanto lo facciamo per gli altri

 

 

 

Fabbisogno di poesia e naturalezza

 

Il principio base dell’animatore è la saggezza, ovvero ogni sapiente fase della propria esperienza, più vasta è meglio è. Oggi potremmo chiamarlo facilitatore culturale, il bravo presentatore, il corroborante dj, il solleticante interprete. La formula è creare un contratto di relazione in qualsiasi situazione, nel migliore dei modi e con un altissimo benefico e retrogusto di armonia e benessere per gli attori in campo. Stamattina guardando l’esibizione dei #negramaro a #vivarai2 con gusto e soddisfazione, ho confermato questo principio di scambio e approvazione. Realizzare un atto di amore e spettacolo pubblico come questo, con la stessa purezza e potenza con la quale l’ho vissuto e come immagino l’hanno vissuto in tanti. Non è cosa semplice. Occorre uscire da retorica e stereotipi, abolire le lobby, agire senza un grammo di cinismo buttarsi con la stessa buona coscienza del giullare che al 100% mette in campo ogni grammo di esperienza prima di tutto per se, e a seguire sia per la squadra di lavoro sia per il pubblico. E’ inutile che provate a rifarlo, non sarà mai come la prima. L’artista, come in questo caso, lo fa principalmente per il suo fabbisogno di poesia e naturalezza, non potrebbe essere se non così. Un dare talmente autentico, sofferto, generoso che va a condividere ogni cosa, e che si adegua ad ognuno ed arriva a tutto questo, che rinforza ogni anima di produce e di chi gode questo progetto prodotto artistico. La bellezza, come in questo caso la musica, ci rende liberi di esprimersi, ci sostiene nel nostro procedere, ci fa sorridere e crescere. L’animazione come lo spettacolo sono strumenti di approfondimento culturale su misura. E come ogni cosa preziosa va usata con rispetto e devozione. La squadra produttiva di VivaRai2 riesce in questo, sa fare questo. Chi unisce i pezzi di questa compagnia di artisti e tecnici per VivaRai2 è veramente bravo. La leggerezza che riceviamo è la stessa di cui abbiamo bisogno. Ci sono persone che si arrampicano su costoni di roccia difficili e quando vedono che non ci riescono buttano giù tutto, spianano anche a spallate, bombardano, pur di arrivare alla meta, della serie “chi si è visto, si è visto”, peggio dei diserbanti. Distruggere per soddisfazione personale è scempio. Cosa contraria è l’abbraccio, la partecipazione, l’intelligenza del bravo animatore come lo spettacolo di cui sto parlando. La difficoltà è alta e si supera solo con l’impavido cuore di un innamorato del proprio mestiere. Ogni mattina alle 7.15 un programma di #rosariofiorello scritto con #francescobozzi #pigimontebelli , #FedericoTaddia, e con #FabrizioBiggio , #MauroCasciari , #enriconocera, #edoardoscogliamiglio. Le musiche di #enricocremonesi, le coreografie di #lucatommassini, la regia di #piergiorgiocamilli

Un consiglio all’70% degli #animatori che sono in giro: ripopolate il mare del divertimento . La società dell’intrattenimento ha forse bisogno di un fermo biologico, di un grandissimo rinnovamento. Andate o ritornate all’università del buon gusto per esempio affidatevi alla scuola di professionisti come i suddetti. Lo spettacolo come l’animazione sono strumenti seri. Come in altri paesi del mondo, instauriamo anche in Italia una patente per l’artista, questo è il messaggio che leggo stamattina da questa potenza espressa.

 

 

Ausilia

dal capitolo AMORE libro Parlo con la musica, 3 edizione, di S. Greco

E così a me, per sballarmi, bastava passare da Giger e ascoltare musica. Non mi serviva altro. Oliviero Toscani

Evidenziare il valore dell’ascolto musicale come dimensione attiva, amante. Considerare la musica come fonte di un sapere che si rinnova. La canzone è qualcosa che cammina da sola. In questo capitolo tratto della bellezza, l’amore di cui è figlia.

Ogni gesto è musica (…) un periodo buio dove ho colto il significato della parola di Nietzsche (il mondo senza musica sarebbe un errore) Ezio Bosso

Ascoltiamo Ezio Bosso in Following a bird un brano minimalista e imponente, come è l’amore. La sera dopo chiedo ad Ausilia, una mia giovane amica, di raccontarsi con 7 canzoni.  Mi risponde: 1 Following a bird. Ezio Bosso 2 Rain in your black eyes. Ezio Bosso 3 Gli Uccelli. Franco Battiato 4 Bohemian Rhapsody. Versione di Peter Bence 5 Wet. Wax Motif 6 A te! Lorenzo Jovanotti  7 I will be there. Katie Melua

Il giorno prima lavoro al capitolo, la sera dopo la coincidenza. La prima preferenza è la canzone in testa. Decido di anticipare le note sull’orecchio fotografico, ovvero tradurre un brano visualizzato.

1 Following a bird. Ezio Bosso

Questo brano scandisce una ricerca di spazi, come una torcia illuminante. Una ricerca affermata dal violoncello e dallo stesso artista al pianoforte. Musica come uno spazio di continuità, un capire dove andare. Accogliere la propria fragilità che scende a valle come un ruscello. Questo semplice fluire è forse il messaggio di questa composizione. Stordimento e identificazione in un gesto da compiere o già compiuto. Per questo ripetersi di note in frasi musicali identiche risulta un’essenza di retorica, o di un ingabbiamento. I feedback sono uguali. Possibile che queste sonorità sono il motivo di una personalità auto centrata. Possibile che si rappresenta l’incedere millesimale come un’insistenza. Si manifesta con una invocazione l’impazienza, la copertura del cinismo emotivo. Si rappresenta agitazione, un senso di frenesia, alla luce del sole; come scappare da qualcosa che ci ha lasciato una sensazione amara e non riusciamo a capire il motivo. È una giostra così vorticosa che non si riesce a sentire il gusto del divertimento. Tutto torna al suo essere continuo, rituale. La routine che si alterna alla voglia di scappare dalla routine. Importante trovare un senso alla realtà, al fabbisogno del fabbisogno. Il trantran del brano finisce e siamo pronti, desiderosi, di ascoltare una nuova musica.

2 Rain in your black eyes. Ezio Bosso

Continua il pathos del tempo, quel tempo ancorato nel tempo, che ci gira attorno, il tempo della seduzione. C’è chi è più bravo di noi. Chi è meno bravo a sedurre si arrangi. Per sedurre occorre un attimo o infiniti attimi, occorre soprattutto la motivazione. Importante avere il piacere di sedurre. Come nel tempo di un tè che comprende, prima della degustazione, la preparazione. Che comprende la voglia di averla, e se vogliamo l’incanto della scelta tra mille gusti. Ogni suggestione può essere condita da poco o più zucchero. Questo brano invita a sfogliare pagine di libri già letti come già vissuti. Può essere più divertente scartocciare libri sconosciuti, ci vuole più tempo; forse si o forse no. Il tempo di leggere un libro conosciuto può essere frenetico come soffermante, come la ripetitività di questa musica, quando incontriamo l’emozione di qualcuno che si conosce. Nel secondo caso del libro sconosciuto, c’è la scoperta del navigare in terre nuove, nuovo che avanza. In questi suoni c’è anche mestizia. Forse uno svuotamento di energia per trovarne altra, una sorta di rigenerazione. O forse questa musica ci vuole fare fermare un po’ per decidere nuove direzioni. Pensare di essere arrivati ad una meta ed invece quello che vediamo è solamente un pianerottolo di un palazzo di cento piani. Le ripetizioni di frasi musicali in questa musica sono forse una scusa, un prendere tempo per rimanere a girare sulla stessa giostra per paura di scendere. Forse perché non si sa bene rispondere ad alcuni perché. In questa musica c’è il suono, lo scorrere monotono dell’acqua che riempe una vasca con la volontà di fare un bagno caldo, riempirla di schiuma. Sono idee per evadere dalla monotonia e concedersi il piacere del benessere. Il brano parte con poche note e gira su se stesso a significare che si parte sempre da noi. Restare fermi o muoversi ovunque. Si gode di queste identiche azioni. Poi tutto torna sommariamente come prima senza staccarsi dal senso circolare della monotonia. C’è chi riesce a salire e scendere dal tapis roulant, c’è chi invece non riesce a scendere e rimane lì a girare. La monotonia è l’incapacità di spalancare una finestra da molto tempo chiusa. Poi quando la apriamo si gode del beneficio: entra l’aria pura, si tonifica tutto, si sente la natura della natura, si sente il senso della libertà, si vive oltre il sé, verso il tutto e con tutti corriamo in riva al mare. Questa musica corre anche in una strada del centro cittadino come attraverso le stanza di casa nostra. Metafore per dire che l’amore è questo, un calibrarsi di forze, un equilibrio tra il dare e il ricevere. La soddisfazione dell’abbandonarsi al virtuosismo dei suoni. Regalarsi la bellezza della condivisione e il piacere del piacere.

3 Gli Uccelli. Franco Battiato

La coerenza di sapere scegliere quello che più ci piace, quello che è più prezioso per la nostra vita. Molto spesso scegliere è una virtù, manifesta saggezza, mistica realtà. Coerenza sta nel fare ciò che è coerente con il progetto dell’anima. Anche uno sguardo del vento può essere importante per creare una decisione. Questo brano è interpretato da un cantore senza tempo che ci regala la sua poesia in maniera magistrale come una invocazione lirica. Non si sa bene se è un’omelia o un gioco di società in mezzo al mare; o mentre stiamo costruendo un grande girotondo.  C’è in questi suoni il tema della fiaba, Cenerentola che vuole andare al ballo. Dopo un po’ di scoraggiamento, con l’aiuto della fata canzone, ci va e balla con il principe. Musica che cambia come in un mix di stagioni, di ere, di generazioni. Si parte da un tempo primitivo, si passa dalla rivoluzione, e si arriva alla fantascienza. Questa musica evidenzia le doti di chi riesce a mimetizzarsi, confondersi tra la gente in qualsiasi situazione. C’è la danza e il senso di leggerezza, in un’idiozia, l’aspetto simpatico dell’intelligenza.

4 Bohemian Rhapsody. Versione di Peter Bence

Battere nervosamente ogni cosa per impazienza. Avere tutto e non avere niente. Aprire cassetti e cassettoni alla ricerca di oggetti, verità, essenze varie. In questo arrangiamento troviamo i fuochi d’artificio di buon anno. Guardiamo lo spettacolo mentre immaginiamo di essere sotto una doccia fredda dopo un lungo bagno a mare. Soddisfazioni. Un mare pieno di palloni colorati perché siamo più giovani di quanto pensiamo. Un brano raffigurante l’emulazione, ogni idolo. Iniziamo a ballare con questo scopo: mostrarci bravi. È anche un brano che può raccontare quanto è simile il vederci in due emozioni contrapposte: arrabbiati o divertiti. Due emozioni allo stesso tempo simili per l’euforia che producono. L’estensione dell’immaginazione, questa versione è simile all’originale in forma grottesca. A volte si resta ingabbiati nel traffico dei nostri pensieri. Meglio così.

Wet. Wax Motif

Comunque sia, c’è bellezza. Potrebbe sembrare uno sbattimento. Feedback di momenti eccitanti. Un citofono che suona a raffica, uno squillo persistente di un telefono. Questa musica sta a dirci che c’è qualcuno che vuole parlarci o siamo noi che vogliamo parlare con qualcuno. Una musica che ci vuole fare uscire dal guscio di ogni tipo di loop. Questo brano è una danza tribale in cui ogni autenticità si rivela come tale e ci porta a stendere il bucato appena lavato in terrazza, ballando, lavorando, a suon di musica. Pulire casa con questo ritmo. Ci preferiamo in mezzo alla ressa di una balera o in mezzo a chi non si agita. Cos’è la musica? Una affabulazione quando si usano temi spaziali, scollegati con la realtà analogica. Temi che ci estraniano dalla realtà. Intanto le nostre vite continuano. Ascoltando questi suoni continuano con la stessa monotonia come il precedente pianoforte fino alla noia. Arrivare al vuoto e cercare una nuova direzione. La musica riempe i vuoti e li trasforma. In questo gioco continuo c’è una missione.

6 A te! Lorenzo Jovanotti

Una porta che si apre. Realtà o immaginazione. La verità di una dedica. Il pianoforte torna dopo i fuochi d’artificio. Una poesia per l’infinito, la storia, la famiglia. Il viaggio di una coca-cola per le vie del centro. Sembra una preghiera, una forma di meditazione. È la dichiarazione di ogni sentire. È lo specchio e con lui il mondo. C’è la routine anche se qui è rimodulata, poetizzata. C’è in questa canzone una nuotata in piscina, la passeggiata in montagna, l’amore praticato come in sogno. C’è l’altalena per ricordarci che la leggerezza è possibile sempre e senza condizioni; la bellezza della vita che crea la vita. Il credere anche quando non ci crediamo. Una sonorità che ci porta a fare un girotondo attorno ad un falò in spiaggia di notte con la luna piena mentre il sogno diventa realtà.

7 I will be there. Katie Melua

L’emozione non ha voce… lo spazio è infinito. La musica ci parla. Come in questo brano, è un atto di amore che si ripete e per ascoltarlo basta soffermarci come quando ammiriamo un’opera d’arte o come quando siamo felici per un appuntamento galante. Questa è una musica che arriva da una altra dimensione, dalle montagne, dal tetto di una cattedrale. Da canti che si tramandano. Canti che raffigurano usi e costumi aristocratici. Piuttosto che tradizione sono praticità borghesi. Questa musica ci porta ad essere re e regina, corre un motoscafo sul mare mentre al sole si sciolgono le nostre paure. Poi torna la monotonia, forse stiamo ancora cercando ciò che veramente ci piace, pur essendo comodi in vacanza annoiati sotto una palma in una isola tropicale.