Amico della libreria

Amico della libreria: autoritario, istruito, evocatore rituale, prolisso quanto basta, rigida educazione, sensibile, ribelle, rabbia repressa, ripete senza gioia molte cose. Persona molto, molto complessa. Tratti di narcisismo. Risata controllata. Possibile che vivi alla ricerca di un senso pratico, il senso teorico è chiaro, forse troppo, adesso impertinente perché punzecchiante a sé. Ti capita di urlare e quando lo fai è veramente urlo. Divertente ironia di chi sa che potrebbe cambiare e rimane immobile e solidale al proprio immobilismo. La tua storia può diventare un film se utilizzi appunti e pensieri scritti o immaginati. Buongustaio come forma di sapere. Se sei un impiegato è la soluzione migliore, apparentemente in quanto non rischi. La tua creatività è l’ultima cosa alla quale pensi, se la metti al primo posto, proverai la differenza.

 

 

 

 

  • Evocazione come in un libro di fiabe dove l’antefatto è più corposo del racconto stesso. Silenzio in cucina, il caffè bolle. La preparazione è un rito, tutto quello che faccio è un rito. Sono un mago senza sapere di esserlo, sono un contemplatore. Ancora silenzio mentre il sole sorge. Un bambino silenzioso, sento di essere. C’è qualcuno rinchiuso in una cella, o forse sono io che non mi rendo conto che è così. In mezzo ad un bosco circondato da alberi, una casa sperduta, sarò io sperduto? Quanto sono importanti i genitori. La loro educazione è alla base dell’imperialismo di cui sono portatore e portante. Mi scendono le lacrime se guardo un lago, la natura, lo scompigliare dei pensieri. A volte pensano di me che sono cinico, in parte è vero altre volte è il riflesso di me, è l’austerità che metto dappertutto anche quando faccio due uova al tegame. Mi chiedo come fa a scorrere l’acqua. La luce accesa sul comodino, leggo per avidità. Vorrei, vorrei il vorrei del vorrei, voluto. Piango al pensiero di piangere. Meno male che esiste l’abito elegante; è la rappresentazione di un contegno che a volte per me è solo esteriore. Quanto mi piacerebbe giocare alle torte in faccia, solo per provare, o se l’ho già fatto, per riprovare. Nudo.

 

 

  • Ho appena sconquassato camera mia perché non trovavo il portachiavi. Che pena mi dico solo perché l’ho pensato, che pena. Mi sento così a volte, poi so che passa. Il rituale è la mia conformazione. Il rituale è un obbligo che mi pesa, mi sfianca. Poca allegria a ripetere le stesse cose, le stesse cose ripetute mi portano noia e rabbia. Voglia di scappare. Poi il guizzo che si infrange nel muro dell’impossibilità. Mannaggia, quante volte l’ho detto, quante volte non riesco a capire che “mannaggia” è un segnale di cambiamento che penso ci vorrebbe spesso. Non lo ascolto, non mi ascolto.. Dove sei? In quel pullman che arriva in piazza del paese nel momento in cui la piazza è deserta? Questa è la descrizione del film che sto scrivendo senza accorgermi. Un dovere dalla quantità di materiale e diari che si sono accumulati. Questa musica va a rima, a tempo con l’invocazione “oh mamma, oh mamma” a cui risponde “figlio mio!”. Sembrerebbe che c’è la Madonna, io non la vedo, vedo solo persone, gli altri la vedono, ci sono solo movimenti e confusione. Meno male che domani mattina preparo il mio buon caffè nel ripetere il ripetere.

 

 

  • Chi mi sta accanto sente la mia noia. Due sono le cose, o è come me, oppure certa il mio cambiamento, fugge. La Cenerentola che cerca un senso, sono. Un cane da guardia vestito da fata. Quanta regale impertinenza, quanta regale noia sopportata. La bellezza ha un compito: la limpidezza. Se la bellezza è torbida è sempre una costruzione della mente. Sento di essere una persona che si pavoneggia e si compiace e a tratti vagabonda in una accezione da disperso. Mi piace il carnevale perché mi piace mascherarmi. Mi piacerebbe fare una prova a vivere nel 700 e camminare di notte per le strade buie alla ricerca di questo canto di questa voce e allo stesso tempo la interpreto. Che sballo! Costruisco un madrigale con i miei sudditi.  Mi sento re. Tutto torna a posto quando vado in campagna, contemplo il pollaio, galline e gallo. Prendo le uova fresche e urlo alla campagna che mi restituisce l’eco con un’altra voce “ho l’uovo!”. Meno male che rido tornando a casa dall’ennesimo sogno. Non voglio assolutamente che gli altri mi scoprano. Sai che ti dico? Sembra che ti ascolto, ma di fatto sono talmente preso da me che ti lascio cantare, brava, brava. Ritorna il silenzio.

 

 

  • Doppia personalità. Per certi versi Wanda Osiris per altri il più povero dei poveri. Sei disposto a strisciare mentalmente e trovare l’architettura in tutte le modalità per arrivare al tuo obiettivo. Che spreco di energia. Possibilità di bellezza. Se riuscissi a catturare questo canto ancestrale e vivere appieno senza sconti si aprono per te soluzioni ed esperienze incredibili.

 

 

  • Un carretto che sale su una strada di campagna. La mamma stende i panni. I miei mi ha detto me li lavo e li stendo da me. Questa è la scena che sto rappresentando in un piccolo teatro davanti ad un pubblico. Le mie labbra sono colorate. È l’ora del travestimento. Lasciatevi divertire, tanto prima di tutto viene il mio di divertimento. Pagate il biglietto.

 

 

  • Meno male che la verità viene sempre a galla. Meno male che ti sei fatto una bella piscina di plastica e sguazziamo giocosamente. Voglio correre con il pallone colorato per la spiaggia e giocare in mezzo al mare. Voglio urlare, urlare, urlare, urlare.

 

 

 

 

  • Preparo un pranzo colossale, invito Giancarlo, Amedeo, Teresa, Gioacchino, Lorenzo, Francesco, Flavia, Rosetta, Fosco e tanti altri. Voglio fare con tutti un girotondo. Lo voglio fare in piazza, alla stazione, in bagno, mentre ci facciamo le docce, davanti al mare.

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