Ilaria

Tradurre il sound di musiche varie oltre essere una grande passione è per me un atto di sensibilità e un grande allenamento professionale come strumento di analisi e di conoscenza caratteriale. Infatti attraverso l’ascolto di una playlist di terzi si può elaborare un quadro caratteriale, trovare nuovi approcci esperienziali.

La musica ci viene accanto e ci parla, ci rassicura, si manifesta nel suo essere amica. Ci porta in una comitiva di suoni. La prima regola dettata dal format Parlo con la musica è l’ascolto, che ci fa essere partecipi di come e di cosa è composta una musica o una canzone. La costruzione e la fruizione, la definiamo sound progressive. Liberando l’intelligenza dal giudizio, proviamo ad accogliere la musica che ci dà benessere. La musica è un assieme di flussi energetici: dentro un brano ci sono assonanze che ci portano ad altra musica. Scientificamente, si può affermare che la musica parla, entra in relazione non solo con gli esseri senzienti, ma anche con qualsiasi particella di vita animata o inanimata. La musica in quanto vibrazione entra in relazione in maniera diversa con ogni tipo di molecola. La musica è della natura di tutte le cose; la musica parla italiano, la nostra lingua madre; allo stesso tempo parla ogni lingua del mondo. Molte posizioni, oggi più che mai, accennano alla relazione musica e algoritmi, tema dominante di questa nostra era multi social. Si tratta di un riduzionismo epistemologico, non in grado di cogliere la vera essenza della musica. Essa ha una valenza ontologica, universale, che pervade non solo ciò che esiste, ma anche ciò che va al di là dell’empiricamente esperibile. La musica muove il nostro inconscio.

Non mi è mai capitato di ricevere 12 brani tutti in un’unica compilation quando ne avevo chiesti 5/7. Mi è successo solo con 12 persone diverse.

Già questa abbondanza di conoscenza musicale denota un approccio alla vita entusiasta e preciso. Comunque iniziamo e scopriamo i vari suoni.

 

1     Stay (Live) · Jackson Browne

Questo brano segna un’epoca, 1977

La nota che immediatamente salta all’attenzione è che ci viene servito già a suono  iniziato anche se di pochi secondi. È come la sensazione di chi arriva all’ultimo momento ed è già pronto e tonico. Chi sa cosa fare anche se ha un breve ritardo.

Il brano ci porta ad una immagine leggera come attraversare la strada passando da un marciapiede all’altro su le strisce pedonali. Ricordiamo l’immagine dell’album dei Beatles. L’8 agosto 1969, Iain Macmillan, in bilico su una scala, fece lo scatto che diventò la copertina di  “Abbey Road”. Storia dell’attraversata magica di John, George, Paul e Ringo.

Attraversare sta anche come andare velocemente, un momento per un altro, recarsi velocemente in bagno per ci scappa, andare da una parte con un proprio ritmo. Il ritmo di questo brano è sornione, come la passeggiata di un gatto. Con questo approccio possiamo trovare una passeggiata al mare o al lago su una barca andando a remi godendo di un buon clima e di una piacevole compagnia.

Ci sono contrasti e affinità in questo sound, c’è dell’amore e dello stridore. Come le due voci, una suadente e l’altra aspra, acuta, a tratti martellante.

Il tutto come il procedere scandito dalla preparazione di panini e bevande per un pic-nic che poi quando si consuma diventa manifestazione piacevole di un progetto di scampagnata, di una familiarità che sogniamo, desideriamo, a cui pensiamo, di cui abbiamo bisogno. Un piacevole fuori porta dove ho incontrato e conosciuto Ilaria.

Ecco in chiusura torna l’immagine dei Beatles, in quel procedere. Aggiungo un rebus: quattro invece che uno, andrebbe meglio in due.

 

 

2     Se telefonando – Mina

Una poesia che torna nel momento in cui abbiamo bisogno di fermarci alla luce di una abat-jour, perché diventi una scrittura intima, necessaria. Allo stesso tempo è un vago ricordo al quale diamo una rilevante importanza nell’adesso, diventa l’occasione di una introspezione, ci porta a tradurre un vago sentire in un impellente approccio. Si spalanca una finestra e si produce una invocazione.

Con questo brano sosteniamo l’immagine del sogno e la proiettiamo all’esterno, la condividiamo, la evochiamo con grande intensità. La particolarità sta nel fatto che si apre e si chiude un sentire senza lasciare una traccia di sé  oltre il tempo circoscritto. Un consumare inquadrato nell’atto di fare, di agire, senza un coinvolgimento successivo come si poteva invece immaginare dall’enfasi iniziale. A mio avviso questo brano presenta la dimostrazione che tra il dire e il fare ci può essere veramente il mare.

È la rappresentazione molto melodrammatica, una invocazione senza una particolare costruzione emotiva, solo spettacolare, quel particolare momento che diventa generico. O soltanto la necessità di cantare.

È così diventa musical, spettacolo, fraseggio di un piano di ironia. Diventa spettacolo Burlesque dove ci si spoglia immaginando già di rivestirsi. Full Monty.

 

 

 

3     Pazza Idea – Patty Pravo

Apparecchiamo, nel senso di sistemiamo. Ascoltiamo l’incedere di questo brano e ci sembra che ci sia l’intenzione di farlo. Non è soltanto un’azione pratica è anche uno stimolo a farlo. Scandire il primo passo, manifestare l’intenzione. Questo è l’incipit di questo brano che spazia in vari stereotipi. Un mix tra Mina con Non credere del 1969, Claudia Mori con Buonasera dottore del 1975, I cugini di campagna con Anima Mia nel 1995, di nuovo Mina con Ancora ancora ancora del 1978, Syria con Sei Tu del 1997, Ancora di Eduardo De Crescenzo del 1981…. Tutte seduzioni nel ricordo. Un girotondo di amiche che si raccontano le loro avventure. Poi cambiano abito. Da una svolazzante tunica di lino attorno ad un falò in spiaggia si passa ad un abito di seta aderente alla conquista del mondo. Un imbellettarsi nell’evidente forza del desiderio, dell’immaginazione, a volte senza una logica.

È lo stesso atteggiamento del poetizzare come il brano precedente “Se telefonando”, un’invocazione in questo caso più sussurrata più accorata, più verso il gorgoglio sospirante. Ci sono atmosfere più vuote in quanto forse non necessarie come si vorrebbe far credere. A volte si copre la noia con altra noia portando a galla pensieri dei più disparati.

Questa storia parla di seduzione, di gabbie di pensiero. La similitudine oggi è al porgersi della cantante Annalisa (nata in agosto 1985) il suo Bellissima del 2022 e Mon Amour del 2023 sono pezzi di un collage voyeuristico.

Tutti questi riferimenti sono la conferma che dal 1969 ad oggi non è cambiato niente. Brama, paillette e buon vino. Si torna all’apparecchiare la tavola per una cena a lume di candela, con soddisfazione per la gioia messa in campo.

L’amore è un presepe.

 

 

 

4     Centro di gravità permanente – Franco Battiato

Andiamo a marciare, andiamo in fila, andiamo. Costrizione o scelta? Manteniamo il ritmo. Una parata, una festa, come un libero sfogo, una rivolta pacifica. Si entra a scuola, si va in classe, si va a studiare, si seguono le lezioni. Non è la stessa cosa per tutti, non è così facile come può sembrare. Ognuno studia in maniera differente. Ognuno alterna lo studio al gioco in maniera diversa. Ci chiediamo se Ilaria conferma questa sua vivacità allo stesso tempo per il dovere e per il piacere.

Questo brano ci porta ad attenzionare il tema della responsabilità. La disciplina e la saggezza con le quali si affrontano studio e sfide. È l’alternarsi di impegno e svago, Battiato lo evidenzia nel titolo. Cercare un centro senza cambiare idea, senza essere distratti da smancerie. Allo stesso tempo avere bisogno di un forte stimolo, di un qualcosa che non ci facesse mai cambiare idea, cambiare progetto, o ancora di più cambiare sogno.

Il brano chiude con “uacci uari uari” che troviamo in altre canzoni, per esempio la Ballata di Fantozzi cantata da Paolo Villaggio nel 1975 o Sugar Baby Love dei The Rubettes del 1974.

Una impronta di seria leggerezza

 

 

 

5     Milano – Lucio Dalla

All’alba ogni colore è tenue, avvolgente. All’alba il silenzio si nutre di silenzio diventando musica. All’alba spesso il passo è felpato per non disturbare chi ancora dorme. All’alba si va verso la cucina o in un bar per un caffè. Ancora meglio se la strada è ampia. Ancora meglio se la cucina ha una finestra che da verso un infinito. Non importa se in mezzo ad una città circondato da palazzi. Non importa se in montagna circondato dalle montagne. Lo sguardo verso ampi orizzonti non trova ostacoli. All’alba c’è sempre lo stupore, la gioia di un nuovo giorno, la meraviglia del sole che sorge.  Una città fra i palazzi è forse la cornice di questo brano, poetica ad un luogo, ad un assieme di cose. Una città chiusa e contemporaneamente aperta. Cosi siamo noi. È vero? “Ti fa una domanda in tedesco e ti risponde in siciliano”, “continua il mistero”. Blues.

L’apertura si prende il suo spazio e diventa poesia, le impercettibili declinazioni del nostro essere autentico. L’Ilaria divisa da più luoghi.

Questa canzone è una meravigliosa grande contemplazione. Una ballata decisa, un brano romantico. È cosi che vogliamo, possiamo essere? O è così che siamo? Mistero.

 

 

6     Ma mi… – Ornella Vanoni

Un brano chiama l’altro. Il dialetto è la voce della propria terra e quindi dell’anima, della propria cultura. Il dialetto è verità. Il dialogo in più dialetti è di per sé un accesso dibattito. Amicizia.

L’incipit ci regala il modo migliore di approcciarsi alla relazione. Partire in quarta, nel senso di essere decisi. Ballare con l’assoluta certezza di essere protagonista. Il tango non è soltanto una danza a due. 

Questo brano così interpretato è un urlo teatrale. Ascoltare la versione di Enzo Jannacci o di altri per confutare. Questo canto da palcoscenico arriva come una sfida a singolar tenzone. Un ironico duettare.

A metà entra in scena il dialetto napoletano. Breve contributo, poi tutta torna alla normalità, alle risate, alle feste, all’ingordigia. Al panettone.

Questo brano sazia. Si può interpretare come un gioco da bambini. Un gioco dentro il gioco. Nel ritornello diventa un film di cartoni animati, una giostra, un’opera dei primi del ‘900. Mi chiedo se a Ilaria piace Mary Poppins o per certi versi Marlene Dietrich che dal 1944 cantò Lili Marlene a tutti i soldati al fronte, tedeschi o alleati. La chiusura è un colpo di tacco da cabaret,  l’attènti  del soldato.

Un brano che ci vuole dire tanto in fatto di esemplarità del carattere e la naturalezza ad esprimerlo.

 

 

7     Un senso (live) – Vasco Rossi

Anche qui c’è l’irruenza, ascoltiamo il boato del pubblico che precede la canzone. Molte similitudini. L’acqua di una fontana che riempie una tanica. Un libro di fiabe sfogliato piano pagina per pagina ammirando parole e disegni. L’immagine di una nenia come una salita in montagna. Raccolta di frutta dall’albero. Un loop romantico per ballare all’alba un brano tornando a casa. Anche qui c’è il tango, mi chiedo se Ilaria ha esperienza in tal senso. Se le piace il ballo a due virtuoso. Esperienza di fisicità come un derviscio rotante di felicità. La manifestazione della complicità che diventa colonna sonora della preparazione di un gustoso piatto servito con tutti gli onori e ogni attenzione ad una persona.

Questo brano può nascondere un sé molto forte e una retorica dal sapore rock.  Domani è un altro giorno è il graffio elegante e sincero di Vasco Rossi che dona bellezza. In questa edizione (2008) a chiudere il brano c’è un potente assolo di chitarra che apre i cancelli della fantasia, della relazione sempre magica con il retrogusto della musica senza tempo

 

 

8     Born in the USA (live) – Bruce Springsteen

Ritorna il coro da stadio, Ilaria ha scelto molte versioni live. Dimostra entusiasmo, condivisione. Voglia di ascoltare versioni personalizzate anche solo da emozioni e assoli. Lo stadio uguale al Colosseo, storie di masse di persone che incitano chi sta nell’arena.

Il mood è un affondare gli stivali nel fango, procedere indomiti, essere sprezzanti e avventurieri. È un tir che viaggia tra pianure e salite, carico di sentimenti. È un canto tribale in favore della pioggia o del sole dipende dalle necessità, dalle condizioni. Di fatto questo brano è la rappresentazione di una semplice foga del cantante che rende speciale questa esposizione dei fatti. Ci ricordiamo che Ilaria è un avvocato e questa potrebbe essere la visualizzazione del suo lavoro.

Il ritornello, la costruzione dell’idea del brano, riguarda la storia, tradizione e cultura esaltate in un canto di libertà e appartenenza. È allo stesso tempo messaggio di una nazione attraverso il sentire del suo popolo. Per tradurre il senso: sono di dove sono dovunque sia. Centrata e allo stesso tempo distaccata.

Questa scelta è una buona idea, ci fa inneggiare alle imprese impossibili.

 

 

9    Private dancer (live) – Tina Turner

L’ascolto è pazienza. Questo è il nono brano selezionato da Ilaria. Come ho scritto all’inizio questa è una playlist inconsueta rispetto alle altre per la vastità di titoli e modulazioni. Comunque come ogni volta accade per le novità, mi sfido e la ascolto la traduco nella modalità dell’orecchio fotografico con rinnovato interesse.

Questo brano si apre in maniera decisa. Un soul che preannuncia una vivace eleganza oltre le righe, una magnifica presentazione. Forse Ilaria vuole finalmente mostrarsi, raccontarci con questo brano com’è, cosa pensa. Vuole presentare i suoi punti di forza e le sue fragilità.

Questo brano è delicatissimo, ci presenta la bellezza e l’unicità della consapevolezza. Mostra qualche sfida annientando inutili paure.

Un brano che va ascoltato millesimalmente. È la luna piena che sorge all’orizzonte sul mare in una bella serata d’estate. La colonna sonora è la stessa musica, la stessa Tina Turner che con Private dancer ci indica un sogno da mettere all’esserlo prima di un altro.

Questo brano è famiglia.

 

 

10  Bohemian Rhapsody (live) – Queen

Coerenza con il precedente brano, gli accordi, gli arpeggi sono molto simili. Nel primo caso una chitarra protagonista, nel secondo caso, questo, un pianoforte. Il segno della chitarra è estensione, invocazione, misticismo. Il segno del pianoforte è vibrazione, percussione, virtuosismo, contemplazione e riflessione.

In questo brano c’è quel pizzico di aggressività che forse è mancata nella presentazione che Ilaria ha aperto con il brano precedente eseguito da Tina Turner. C’è il rock di un chiodo di pelle, immaginiamo se e quante volte Ilaria lo abbia indossato. C’è il rock dello spiazzamento verso chi e cosa che può provocare un atteggiamento abitualmente distaccato (sornione).

I Queen in generale come i Pink Floyd, o anche i Led Zeppelin, sono grandi catalizzatori di attenzione per le personalità più complesse. In questo brano questi comuni fruitori trovano tutti i motivi inimmaginabili che gli permettono di non distrarsi, come i fiori per le api. Risuonano aspetti indecifrabili a parole. Un brano che diventa una calamita di percezioni che si amplificano mostrando parti scoperte di sé. Comunque appena finisce questo flusso di sonorità ampie come una giostra, finisce anche il giro e tutto torna come prima. Un desiderio inconscio di dialogo e apertura su aspetti difficilmente esternabili.

 

 

11  Beautiful day (live) – U2

Sembrano i titoli di coda di questa avventura sonora, sappiamo che c’è un altro brano da ascoltare. Potrà essere un bis, per adesso non lo sappiamo.

Questo undicesimo brano si mostra come un riassunto emotivo dagli anni sessanta ad oggi. Un turbinio di cose, di immagini, di stimoli, di soste e ripartenze, di esperienze. Una latente provocazione meridionale data dal martellamento di un suono molto simile al tamburello espressione di una terra chiamata Sicilia.

È come se ci fosse stata una esibizione e questo brano degli U2 è il suono del Golden Buzzer, coriandoli compresi, che festeggia una vittoria. Questo fa della sensazione un aspetto centrato e pertinente. Risuonano valori come bellezza, pazienza, studio, dedizione, musica allo stato puro, equità… La bella stagione sta arrivando e questo brano è stimolante immaginando tuffi e nuotate al mare o in piscina.

Come noterai c’è in sottofondo un battere di tempo che si presenta come un’insistente voglia di reagire, i progredire. Un incoraggiamento per tutti, belli e brutti, senza differenza che parte da ognuno di noi. In questo caso il noi è riferito a tre belle persone davanti ad una pepata di cozze.

 

 

12   Monna Lisa – Ivan Graziani

Incalzante, sì! Decisa, sì! Sfuggente, sì!

Usciamo dal cinema dopo aver visto un bel film. Ci facciamo delle domande ci diamo delle risposte, interagiamo. Una chitarra gitana ci ricorda la libertà dello zingaro. Ritorniamo al lavoro, siamo incolonnati in macchina nel traffico. Meno male che c’è la radio che trasmette musica.

Il dato mancante in questa playlist è la nobiltà che Ilaria ci ha voluto negare prima come informazione e che in questo bis è uscita allo scoperto  prepotentemente. Come nel film Hair in cui ci divertiamo in una scena a vedere una magnifica tavolata di nobili scompigliata da un gruppo di figli dei fiori.

Dopo questa scorribanda tra un concerto ed un altro, dopo parole, musica e parole ci fermiamo in un bar sperduto di un paesino montano dove gustiamo un buona granita. E gioia sia.

 

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