Radio Vanedda nasce da una domanda:
cosa succede dentro una persona mentre ascolta musica?
La musica genera altra musica mentale. Radio Vanedda attraversa ciò che la musica lascia dentro.
La musica contiene l‘orecchio fotografico: Un ascensore che si blocca. Piatti da lavare. Un panino condiviso. Le stelle sopra il mare. Le zanzare d’estate. Il silenzio dopo un brano. L’adolescenza che ritorna senza chiedere permesso.
Ci sono almeno tre elementi molto forti in questa puntata. Il ritorno delle immagini quotidiane Stendere i panni, lavare i piatti, il panino, l’ascensore, le zanzare, l’autan. Sono immagini terrestri che impediscono al discorso di diventare “mistico” in modo astratto. Tengono tutto umano. È probabilmente la parte più originale dell’approccio del format. La continuità invisibile tra i brani. Non si descrivono canzoni separate: si costruisce un’unica passeggiata mentale.
Con Giuseppe Mancini attraversiamo brani di Peter Gabriel, The The, Talk Talk, Richard Galliano, Lyle Mays, Chiara Civello e Adrian Berenguer come stanze interiori, dispositivi di memoria, possibilità di presenza.
PETER GABRIEL Don’t Give Up
Introduzione. Peter Gabriel. Il suono della meditazione. La stessa cadenza, la stessa cosa, con alcune pause di riflessione. Una identità riconosciuta. Una stanzetta che diventa grande all’occorrenza. Qui non sto evidenziando se il lettino è piccolo o grande. Parlo di spazio emotivo. Voci delle emozioni e degli abissi. Delle sirene. Senza scomporsi si stende la biancheria. E forse si stende altro al sole. Ogni cosa che deve asciugare. Forse anche qualche lacrima. Ci si consola con un panino preparato da soli e condiviso con chi ci piace. Avrei potuto scrivere: preparato da te e condiviso con chi vuoi.
THE THE Lonely Planet
Brano sofisticato. Stato di esaltazione. Ancestralità emotiva e musicale. Il tempo sentito e rafforzato. Oltre il confine. Come se suonasse oltre un’epoca definita. A cavallo di un elefante. Cordialità come una processione che si allarga. Potenzialità utilizzabile per salire o scendere. La meta è indifferente. Cambia lo sguardo. Cambia la pendenza in funzione al pensiero e al cambiamento. Appena finisce so che devo lavare i piatti. E qui torna il ripetersi dello stendere i panni. O qualsiasi cosa.
TALK TALK Such A Shame
Scorribande adolescenziali. Supponente carattere apparentemente scontroso e insopportabile. La costruzione di una casa con i mattoncini Lego ancora del passato da ragazzo e adolescente. A caccia di lucertole. A caccia di esperienze. Corse in macchina con i videogiochi. I primi sguardi complici. Nel cielo ci sono un milione di stelle. 500.000 sono A. 500.000 sono B. Ognuno trova la sua anima gemella. La sua stella confacente.
RICHARD GALLIANO Three Views of a Secret
Ascensore che si blocca. E si rimane a guardarsi. O a guardarci. Una idea di gioco: rimanere in ascensore con più persone possibili. Modo di fermare il tempo e conoscersi. Ogni blocco una nuova possibilità di capire, approfondire le relazioni e spingersi sempre più avanti. Diventare mago. Desiderio di fare giochi di prestigio. Potenzialmente un tango. A tempo di tango riempio di Polaroid l’ascensore. Anche qui potremmo usare l’idea di stendere qualcosa. Sia da mostrare sia da illuminare col sole. Sembra un lavoro. Dopo un giorno di ascensore bloccato, ti siedi davanti al mare e ti godi la serata mentre bevi un calice di vino con una modalità da soddisfatto. Forse è stato un sogno.
LYLE MAYS Close to Home
Apri scatole di cui non conosci il significato. Di cui non conosci il contenuto. Come il documentario di un albero che sboccia e lo vediamo in forma accelerata. Un albero di mele che arriva a produrre i frutti in pochi secondi. La sera d’estate a mare meglio avere le tele antizanzare o l’autan. Dormi all’aria aperta. Al buio più buio. Per ammirare il cielo stellato che sembra sempre lo stesso e invece è sempre diverso. Diverso che vuol dire? È come se quell’esplorazione in riva al mare attribuita al brano precedente continuasse con questo brano musicale.
CHIARA CIVELLO Ora
Piano bar. Intimità. Sogni. Presenza. Voce che comprende. Che riconosce. Dichiarazione. Una buona e ricca colazione che si ripete e ogni volta cerchi di capire di più. Una canzone che esprime una immobilità. Ecco perché manca il settimo brano. Ti avevo chiesto 5 o 7 brani. Con questo sono sei. Poi col settimo ci impegniamo a entrare nella stanza e chiedere guardandola: “Sei pronta?” La risposta è sì. Entrambi escono per una bella serata.
Salvatore Greco è l’ideatore e l’esploratore sonoro di Radio Vanedda, un’esplorazione sonora e filosofica dove la musica diventa un dispositivo capace di generare immagini, memoria, relazioni e paesaggi interiori. La musica genera altra musica mentale. Un progetto nato da decenni di ascolti, immagini interiori e ricerca personale sul rapporto tra musica, memoria ed emozione. Attraverso un linguaggio libero e intuitivo, trasforma l’ascolto musicale in un’esperienza narrativa e percettiva, dove la musica genera altra musica mentale. Ogni puntata attraversa brani scelti per essere vissuti e tradotti emotivamente. Un dialogo libero tra musica, quotidianità e immaginazione: ascensori bloccati, stelle, piatti da lavare, mare notturno, adolescenza, silenzi, presenze.
Salvatore Greco sono io che ci smanetto da cinquant’anni dentro questa idea di ascolto. Il fatto stesso di averlo finalmente messo in piedi per me è quasi un miracolo. Poi certo: ci sono mille cose da aggiustare, da alleggerire, da capire meglio. Una torta appena uscita dal forno non ha ancora tutte le sue stratificazioni di gusto. La sensazione generale è già quella. Ed è proprio quella che volevo far emergere. Questo programma crescerà in funzione dell’elaborazione continua.



