Scorro il telefono e passo da un mondo a un altro, da una persona all’altra, da una situazione all’altra…
e mi attivo, mi affascino, mi incuriosisco.
È tutto molto veloce.
Se lo guardo bene sembra frenetico,
se lo guardo bene sembra illimitato.
Io sono, per natura, uno che scava negli sguardi.
Sono uno che, quando c’è una quinta, è curioso di sapere cosa c’è dietro.
La tecnologia che viviamo, che utilizziamo, porta a mondi paralleli.
L’intelligenza artificiale è una prova.
Si parla di mondi nei mondi.
Un’infinita rielaborazione della memoria.
Mentre scrivo sono qui, a casa mia, seduto sulla poltrona.
Alla mia sinistra, il bicchiere con un po’ di caffellatte mi guarda,
come fosse un personaggio di questa storia in divenire.
Scrivo perché mi prendo del tempo per gustarmi il tempo.
E nel tempo lavoro, a modo mio, al copione che ho l’obiettivo di interpretare,
anche perché è totalmente autobiografico.
In cucina qualcuno prepara un caffè.
Poi uscirà sul balcone a gustarselo.
Valeria mi ha appena chiamato, sta andando a casa… forse è già arrivata.
Mia figlia Maria Paola è al lavoro, a scuola.
A scuola sono anche tutti i miei nipoti.
Mio figlio Ferdinando non so se sta dormendo o sta andando al lavoro.
Mia figlia Chiaralea ha delle cose da sbrigare.
Mia figlia Gaia probabilmente è ancora a casa.
Più tardi uscirò a fare delle fotocopie.
Oggi pomeriggio ho una riunione dietro l’altra,
dove presenterò il mio progetto estivo con tutta la determinazione possibile
per realizzarlo nel migliore dei modi.
Ieri, nella riunione online, si parlava proprio di determinazione.
Tutto accade mentre io sono qui.
E immagino che accada mentre accade,
nel tempo che scorre
e che mi vede concentrato a stabilire direzioni precise.
Tra un po’ andrò davanti al Gohonzon con le idee chiare.
Con la mia direzione:
stabilità economica,
realizzazione dei miei progetti,
amore per i miei amori,
fare tutto il possibile per sostenere la mia arte,
e — cosa importantissima — vivere la natura.
Dentro questa frammentarietà mi godo anche una cosa apparentemente semplice:
ieri pomeriggio ho comprato una cover nuova per il telefono.
Trasparente.
Già il fatto che sia trasparente… bellissima.
Una cover che lo fa sembrare nuovo.
È una figata incredibile.
Sono partito da ciò che è vivo, nel frattempo,
alla ricerca di un’idea.
Un’idea per parlare della fretta.
Per parlare della velocità dentro il mio copione.
Penso se lasciare, all’interno delle dinamiche drammaturgiche,
la canzone di Edoardo Bennato, “Ma chi è”,
oppure sostituirla con un’altra.
In tutto questo
il bicchiere è sempre al suo posto.
Nel mio buongiorno.
E se tutto questo
non stesse accadendo adesso…
ma fosse già
un ricordo
che qualcuno
sta rielaborando?
