DJ

La passione per questo lavoro è qualcosa che nasce da un rapporto fisico e culturale molto lungo con la musica e con le persone.

Io oggi ho 66 anni e continuo ancora a suonare dal vivo. Domenica, per esempio, sarò in centro a Catania, nella stessa piazza che inaugurai musicalmente subito dopo la pandemia, quattro anni fa. Poi naturalmente il mercato cambia, arrivano ragazzi più giovani, prezzi diversi, formule diverse. Per circa due anni quello spazio è stato affidato a dj più giovani e ad altre modalità di lavoro. Col tempo i titolari dei ristoranti, miei clienti, hanno sentito la mancanza di una certa cultura musicale, soprattutto in un ambiente eterogeneo come quello di una piazza pubblica, dove convivono età, sensibilità e storie differenti. E così oggi torno a lavorare proprio lì.

Quello che sento profondamente è che noi “vecchi dj” spesso lavoriamo su una memoria musicale molto ampia. Io ho iniziato ascoltando la musica che trovavo in casa: quindi anni ’50, ’60, poi tutto il resto. E questa stratificazione me la porto ancora dietro ogni volta che preparo un set.

Per me non è mai soltanto “mettere musica”. È raccontare un attraversamento, creare relazioni emotive tra epoche, linguaggi, persone diverse. Anche oggi continuo a prepararmi ogni volta, a studiare il contesto, a capire chi avrò davanti.

Oggi molti di noi lavorano soprattutto con eventi privati e feste. Ed è un mondo cambiato tantissimo. Io stesso appartengo quasi a una generazione precedente rispetto ai dj delle grandi stagioni anni ’80 e ’90. Quando fanno le reunion dei “dj storici”, spesso parlano già di un’altra epoca rispetto alla mia.

Vorrei chiudere con una riflessione che riguarda il senso stesso della nostra passione.

A prescindere da tutto, la passione ha una sua modalità precisa: quando riusciamo davvero a entrare in contatto con ciò che James Hillman chiamava il nostro daimon, allora il lavoro smette di essere soltanto lavoro e diventa qualcosa che coincide con una direzione interiore, con una sorta di chiamata.

Quando questo accade, il lavoro e la vita non sono più separati: il lavoro coincide con la missione che sentiamo di avere.

E questo, oltre ogni difficoltà, resta una delle cose più belle che possiamo sperimentare.


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