
L’amore ci appartiene, ci attraversa, ci riporta sempre a sé. È un flusso continuo, invisibile ma presente.
Ieri mia sorella Teresa ha pubblicato una foto: il matrimonio di mio padre e mia madre. In quell’immagine c’ero anch’io, senza ancora esserci davvero — mia madre era incinta di me. Era l’8 aprile 1959. Pochi mesi dopo, il 26 agosto, sono nato.
E ieri sera, guardando in televisione una storia d’amore, ho sentito qualcosa risvegliarsi. Quelle emozioni spontanee, improvvise, che nascono tra due persone… le stesse che, forse, hanno unito i miei genitori.
L’amore non è mai perfetto. Attraversa alti e bassi, come un volo incerto, come un orto sospeso nel vento. Ma anche nelle sue fragilità resta un principio, una forza generatrice.
Da ogni amore nascono altri amori. Nel mio caso, i miei figli. Come dai miei genitori siamo nati noi: fratelli, sorelle, legami.
A volte il dialogo si interrompe. Si perde tra fraintendimenti, distanze, complessità del carattere. Ma nonostante tutto, l’amore resta. Ci circonda. Ci sostiene.
E tiene alta la testa della nostra sopravvivenza.

