Alessia

Partecipo alla fiera del disco di Catania il 2 e 3 maggio. Le mie ricerche iniziano nel 1981 e continuano. La ricerca attraversa l’esperienza e qui prende forma nella lettura di una sequenza musicale come si consegna una cartolina: il simbolo di un viaggio, una verità individuale e profonda che invita ad entrarci. Questo è un laboratorio di ascolto, negli anni Ottanta si chiamava Programma scioltezza, poi Il Gesto impresso, oggi Parlo con la musica. Sono fasi di un format in continua evoluzione da cui nasce la combinazione tra orecchio fotografico e sound. In lavorazione il prossimo libro.

Chi mi scrive invia da cinque a sette brani, li accolgo, li attraverso, li lascio sedimentare e restituisco un ritratto, una lettura intuitiva, evocativa, personale.

Mi arriva un messaggio da Alessia e questa è una delle forme che la sua musica mi ha permesso di sentire.

Il primo segnale è Montagne Verdi, una dichiarazione. Dentro vive un’emancipazione silenziosa, una rivoluzione che cresce senza clamore, un’autonomia che si afferma. È una storia che si attraversa, si eredita oppure si riconosce quando emerge. In questa scelta si manifesta una direzione precisa, tra milioni di possibilità prende forma una traiettoria e in questo gesto vive autorevolezza, una celebrazione rivolta a sé o forse come atto di devozione.

Il movimento cambia e appare un fare quotidiano, quasi campagnolo nella sua accezione naturale anche se fosse al centro della città, un rituale semplice, elegante, antico. Una figura sistema, riordina, attraversa lo spazio domestico e sotto la superficie cresce una ribellione che matura, come una Cenerentola che sceglie, che diventa senza aiuto di qualsiasi fatina. In lei che porta questo suono c’è una gioia ostinata, viva, imperfetta, una leggerezza che passa attraverso il gesto ripetuto, pulire, muoversi, sorridere anche nelle smorfie. L’infanzia affiora con precisione, laboriosa, in salita, custodita da una memoria rigorosa.

L’amore prende forma come semina, cantilena, ritmo, gesto, come spargere semi in un campo, destra, sinistra, ancora, un atto paziente e continuo, mentre si agisce il pensiero si apre altrove e tutto resta. Il passo successivo prosegue questa traiettoria, una continuità che diventa struttura, un tram tram che accompagna, c’è filosofia e una distanza incarnata, scelta, un modo di abitare le cose con leggerezza vigile.

Leggo a seguire attraverso la terza selezione una spiritualità che si manifesta come funzione, come presenza, un eco di Battiato. Inquadrata la routine che diventa contenitore, la routine offre stabilità, misura, equilibrio, mentre il sogno si raccoglie e attende uno spazio, un tempo.

Poi la giovane Lady Gaga con un maturo Elton John. Qui arriva una nuova apertura, qui si manifesta, si presenta un giorno di festa. Oppure uno spazio che lo genera, luce piena o cielo velato, si esce e il luogo si raccoglie attorno a una piazza. Bello. Qui la musica si apre al dialogo, diventa relazione, incontro, parola, racconto, l’energia si espande e si mostra, una vitalità più diretta, più visibile, una nuova vibrazione.

Cara Alessia questa sequenza è complessa, interessante, un’invocazione iniziale, una costruzione paziente, una sospensione, un’apertura al mondo.

Come vedi traccio traiettorie e scelgo di restituire un tempo, un frammento abitabile, con il brano Tre settimane da raccontare, che delimita e lascia accadere, che contiene e accompagna, ti offro la mia restituzione alla tua selezione. Spero ti piaccia e spero che quello che ho scritto sia per te interessante

Questo è un laboratorio di ascolto performativo, puoi proporre ad altri di inviare brani, io li ascolto e restituisco, una possibilità

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